Claude Cohen: «Ogni asta è una nuova scena e io sono lì sul palco»

Prima di salire sul podio e far vibrare la sala con un colpo di martello, Claude Cohen ha costruito un impero a misura d’orologio. Imprenditore immobiliare e gioielliere di lungo corso, Cohen ha fondato la Monaco Legend Group nel 2015, trasformandola in pochi anni da realtà monegasca dedicata al real estate in una casa d’aste capace di richiamare collezionisti da New York a Tokyo.

Il suo salto nel mondo delle lancette avviene nel 2019, quando affianca Davide Parmegiani per creare Monaco Legend Auctions: un format che unisce selezione maniacale, trasparenza e storytelling e che oggi firma vendite record, come la recente “Exclusive Timepieces” di aprile. Oltre che fondatore e presidente, Cohen è il battitore ufficiale: un “direttore d’orchestra” che, forte di un background da esperto di gioielli, cura personalmente ogni titolo di catalogo e imposta la sequenza lotti come una sceneggiatura capace di tenere alta l’adrenalina fino all’ultimo grail. «Collezionisti sempre più selettivi premiano autenticità, provenienza e rarità», ha dichiarato a margine dell’ultima tornata, commentando risultati che confermano la leadership monegasca nel segmento vintage e indipendenti.

Siamo con Claude Cohen, nel “suo” spazio, la tribuna d’asta del Monaco Legend Group. Ogni asta è una nuova esperienza o alla lunga si prende un po’ di abitudine?

Diciamo che un po’ ci si abitua, sì, ma ogni asta ha sempre una sua dinamica, un’energia diversa. È come se ogni volta fosse un evento a sé, un momento a parte, con la sua identità. Quindi sì, c’è un’abitudine al mestiere, ma ogni volta si azzera qualcosa.

Ti prepari mentalmente nei giorni precedenti? Hai dei rituali o una routine?

Mentalmente no, non ho veri e propri rituali. Però il lavoro sul catalogo lo facciamo tutti insieme, e io in particolare mi occupo anche dei titoli degli orologi. Questo significa che conosco bene ogni pezzo, uno per uno, quando arrivo in sala. So esattamente cosa sto per proporre. Non c’è improvvisazione: sono tutti orologi che ho studiato, analizzato, raccontato.

Il tuo è un ruolo speciale: chi acquista a un’asta spesso si ricorda il momento preciso in cui il battitore chiude la vendita. Quel gesto resta impresso.

Sì, è vero, ma ci tengo a dire che ogni ruolo in un’asta è fondamentale. Il mio, quello degli esperti, quello amministrativo. È un lavoro di squadra, e ogni ingranaggio deve funzionare perché tutto scorra alla perfezione. Senza una struttura solida alle spalle, non si regge.

Ogni battitore ha il suo stile? C’è un “modo” di stare sul palco?

Assolutamente. C’è chi ha uno stile nel vestire, chi nel gesticolare, chi nel ritmo. Ognuno ha la propria cifra. Io credo che bisogna interpretare un ruolo, un po’ come fa un attore. L’obiettivo è mantenere viva la sala. Se hai un atteggiamento troppo soft, il rischio è che si addormentino… e non in senso figurato. Quindi bisogna portare energia, dinamismo, colpi di adrenalina. Anche con una battuta al momento giusto. Fa parte del mestiere.

La sequenza degli orologi è fondamentale per creare questo ritmo?

Essenziale. La sequenza viene studiata attentamente nei mesi che precedono l’asta. Ogni giorno, mentre si scattano le foto, si rivede, si aggiusta. Non è mai casuale: l’ordine in catalogo è esattamente quello che seguirà in sala. Ci lavoriamo io, Davide Parmegiani e tutto il team. È un puzzle da comporre con attenzione, per tenere alta l’attenzione senza bruciare i momenti chiave troppo presto.

Spesso si pensa che il “botto” arrivi alla fine. È sempre così?

No, e anzi è un errore pensarlo. Certo, la chiusura è solitamente dedicata all’orologio più importante, ma durante tutta l’asta ci sono momenti clou. Ogni pezzo ha qualcosa di unico da raccontare, anche quelli apparentemente minori. Noi costruiamo il catalogo proprio in modo che ci sia interesse continuo. E la sala piena fino all’ultimo lotto ne è la prova.

E quando finisce l’asta? Riesci a dormire sereno o ti rivedi tutto mentalmente, come fanno certi piloti dopo una gara?

Dopo la prima sessione mi dico: “Questa è fatta”. Vado a cena, mi riposo. Perché è fondamentale dormire e mangiare bene per affrontare il giorno dopo. Alla fine della seconda sessione, invece, arriva il vero scarico di adrenalina. Se è andata bene, siamo tutti contenti. E subito dopo si comincia a pensare alla prossima. Sì, già mentre lasci la sala, la testa è proiettata avanti.

Immaginavi, a vent’anni, di arrivare dove sei oggi?

Assolutamente no. Mai avrei immaginato di fare tutto quello che ho fatto. Ma penso che un essere umano possa arrivare ovunque, se lo vuole davvero. È una questione di convinzione e determinazione.

Che consiglio daresti a un giovane che vuole entrare nel mondo dell’orologeria?

Di seguire i propri sogni. Di ascoltare, certo, ma di decidere con la propria testa. Di non farsi influenzare dagli altri. E di lavorare duramente, giorno dopo giorno. Non c’è altra strada. L’impegno e l’onestà sono le uniche cose che pagano sul lungo termine. Lo dico sempre: il sogno e il lavoro sono i due motori che hanno fatto grande questo mondo… e non solo quello dell’orologeria.

Claude Cohen non è solamente il battitore che chiude le vendite con un colpo secco. È un costruttore di ritmo, un regista dell’emozione e come tutti i bravi interpreti, sa che ogni spettacolo comincia prima del sipario e non finisce davvero nemmeno quando cala.

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