10,8 milioni di dollari: da Phillips, Coppola “consegna” il record a F.P. Journe

A New York un prototipo in platino di F.P. Journe creato per il regista de Il Padrino stabilisce un nuovo primato per un segnatempo contemporaneo di manifattura indipendente, dopo una lunga gara a colpi di rilanci tra sala e telefoni.

Il momento in cui il banditore abbassa il martello è uno di quelli in cui il tempo sembra fermarsi. Paradossale, quando l’oggetto del desiderio è un orologio nato proprio per giocare con l’idea di tempo. Alla “The New York Watch Auction: XIII” del 6 dicembre 2025, da Phillips, il protagonista è stato il FFC Prototype di F.P. Journe, creato per Francis Ford Coppola, aggiudicato a 10,8 milioni di dollari  diritti inclusi (al martello 9 milioni di dollari), oltre il doppio della stima massima. L’ultimo rilancio, per un cliente collegato al telefono, ha chiuso una sfida che sembrava non voler finire.

Non è un pezzo qualsiasi, e non solo per la cifra. Il FFC Prototype è un orologio in platino di 42 millimetri con cassa, quadrante, movimento e fibbia firmati F.P. Journe, e con una particolarità che lo rende immediatamente riconoscibile: le ore digitali sono indicate da una mano animata, un automa in miniatura che apre e chiude le dita per comporre le diverse configurazioni orarie. Sul fondello, inciso come numero di cassa, c’è semplicemente un nome: “Francis Ford Coppola”.

Dietro quella incisione c’è una storia che parte lontano da qualsiasi tavolo d’asta. Coppola, nato a Detroit da una famiglia di origine italiana, ha costruito la propria carriera scegliendo di rischiare: da American Zoetrope con George Lucas a film come Il Padrino, Apocalypse Now, Dracula, The Outsiders. La stessa attitudine “all in” l’ha portato a investire nel vino, con l’acquisto e il restauro del leggendario Inglenook in Napa Valley, riportandone il nome e l’immagine ai fasti originari. In anni più recenti, accanto alle vigne sono arrivati gli orologi.

Il filo che lo lega a François-Paul Journe nasce da un regalo di Natale: un Chronomètre à Résonance ricevuto dalla moglie alla fine degli anni Duemila. Affascinato dal meccanismo, Coppola invita l’orologiaio in California. Durante una visita alla tenuta, la conversazione scivola sulle automazioni storiche e sulle mani meccaniche. A quel punto arriva la domanda che cambierà la storia di F.P. Journe: è mai esistito un orologio in cui una mano umana, o meglio la sua rappresentazione, indica il passare delle ore?

Journe non conosce precedenti e porta a casa l’idea. Comincia a immaginare un orologio in cui un’unica mano, con le sue dita, sia in grado di leggere da uno a dodici. I numeri bassi sono intuitivi, ma dal sei in su serve un sistema codificato, allo stesso tempo leggibile e affidabile. Per l’estetica, Journe decide di allontanarsi da un’interpretazione “realistica” e guarda alle protesi rinascimentali di Ambroise Paré, il chirurgo francese considerato il padre della chirurgia moderna. La sua mano metallica “Le Petit Lorrain”, con placche sovrapposte e piccole viti a vista, diventa il modello ideale.

 

La mano del FFC ricorda un piccolo guanto d’armatura, con un’allure quasi steampunk: non è un dettaglio decorativo, ma un organo funzionale dell’orologio. Per animarla, Journe sceglie di partire da un movimento che conosce bene, il calibro automatico Octa 1300.3, con cinque giorni di autonomia. Il tema diventa subito la gestione dell’energia: la mano si deve muovere allo scoccare dell’ora, eseguire una sequenza precisa di cambi di posizione delle dita, senza prosciugare la riserva di carica.

La soluzione passa per il remontoir d’egalité, dispositivo che permette di fornire alla complicazione una quantità di energia costante. Dieci camme sul lato quadrante, visibili, entrano in azione una volta ogni sessanta minuti e provvedono a trasformare il moto del movimento nella coreografia delle dita. Il tutto in uno spessore di 8,1 millimetri, in linea con gli altri modelli della famiglia Octa. Non c’è una gara a chi complica di più: l’obiettivo dichiarato da Journe è dimostrare che, per rendere affidabile un orologio complesso, bisogna imparare a risparmiare energia.

Il prototipo messo in asta a New York è uno dei due esemplari realizzati per sancire la collaborazione tra i due protagonisti di questa storia. Uno è rimasto con François-Paul Journe; l’altro, quello apparso da Phillips, è stato concepito per Coppola, come ricordano sia l’incisione della cassa sia il certificato di autenticità. Rispetto ai FFC di produzione, l’orologio presenta alcune differenze: la mano automatizzata è in titanio nero, non in tonalità antracite; l’anello dei minuti è bianco, non grigio; i ponti del movimento sono in acciaio e mostrano, sotto forte ingrandimento, piccoli segni di utensile che rivelano la natura sperimentale del pezzo.

Il corredo sottolinea ulteriormente la particolarità del lotto: scatola di presentazione, cofanetto esterno, libro dedicato al progetto FFC, astuccio da viaggio a slitta e, soprattutto, il certificato che conferma come questo sia uno dei due soli prototipi esistenti. Non stupisce, quindi, che Phillips lo abbia inserito tra i “Premium Lot”, con la richiesta di una preregistrazione specifica almeno 24 ore prima della sessione, e con la limitazione della partecipazione alla sala, alle offerte scritte o al telefono.

Il risultato finale – 9 milioni di dollari più diritti, record per un orologio contemporaneo firmato da un maestro indipendente – va oltre il semplice numero. Dentro quella cifra ci sono le scelte di vita di un regista che ha sempre preferito il rischio alla comfort zone, la visione di un orologiaio che costruisce complicazioni partendo dal tema dell’energia, e l’attrazione del collezionismo per gli oggetti che segnano un passaggio di epoca. Dalla mano di un autore che ha riscritto il cinema, alla mano meccanica che scandisce le ore: a New York il tempo, stavolta, ha alzato davvero la posta.

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