Dal 10 al 25 maggio Phillips in Association with Bacs & Russo mette all’incanto, fra il lago Lemano e West Kowloon, nove pendole Art Deco provenienti da una raccolta privata: un itinerario che va dal “Portico” del 1924 alla lanterna di nefrite, passando per misteriosi draghi scolpiti in corallo e quadranti che scompaiono alla vista.
Hong Kong, con il suo skyline che alterna vetro e giunco come un ideogramma liquido, torna a misurare i battiti del mercato dell’alta orologeria.
La ventesima edizione della Hong Kong Watch Auction segna anche il decennale del dipartimento orologi di Phillips: un percorso cominciato a Ginevra nel 2015 e cresciuto in parallelo alle ambizioni di una clientela globale, sospesa tra la nostalgia per le complicazioni vintage e la ricerca di firme indipendenti.La stagione delle aste di primavera si apre con un contrappunto geografico: sulle rive del Rodano e sulla baia di Victoria sfileranno, a poche settimane di distanza, nove oggetti che raccontano l’alfabeto decorativo di Cartier fra 1900 e 1940.
È un lessico in cui il quarzo rosa convive con il rock crystal, l’onice disegna profili orientali e l’oro accoglie smalti laccati: materiali scelti non per stupire, ma per servire l’illusione ottica che Maurice Couet, orologiaio di fiducia della maison, perfezionò all’alba degli anni Venti.
A Ginevra (10‑11 maggio) l’attenzione converge sulla Portico Mystery Clock n. 3, alta 38,1 centimetri: colonne in quarzo rosa, quadrante dodecagonale di cristallo di rocca sospeso in una struttura che evoca un tempio cinese, decorata da un drago di diamanti e onice. La stima parte da oltre 2 milioni di franchi svizzeri, cifra che rispecchia sia la rarità — esistono solo sei esemplari di Portico — sia la provenienza: la pendola fu esposta a Parigi nel 1925, poi al Los Angeles County Museum of Art, e mancava dal mercato da trent’anni.
Accanto si presenta un prism clock miniaturizzato, gioco ottico di 17,5 millimetri che rende visibile l’ora da una sola angolazione grazie a un sistema di specchi ideato da Gaston Cusin; il lotto conserva la scatola originale e vale tra 10 e 20 mila franchi.
Completa il capitolo svizzero un desk compendium del 1925 in argento, smalto e cristallo di rocca, lungo quasi trenta centimetri, con inchiostrieri integrati e lancette dorate, valutato fino a 30 mila franchi.
Il racconto prosegue a Hong Kong con una sessione serale dedicata il 23 maggio: qui la tradizione cinese, filtrata dall’immaginario europeo dell’epoca, torna protagonista. Spicca una mystery clock del 1930, 21,5 centimetri di altezza, in cui un drago e un Bixie di corallo vegliano su un quadrante ottagonale contornato da madreperla; le lancette‑ala di diamanti sembrano fluttuare fra nuvole di smalto nero. La stima è compresa tra 2 e 4 milioni di dollari di Hong Kong.
Poco distante, una lanterna di nefrite illuminata dall’interno, coral e lacca nera, con doppio quadrante in madreperla e cifre cinesi, richiama le lanterne imperiali e porta una valutazione massima di 1,92 milioni di HKD.
Sul tavolo d’asta troveranno posto anche un Modèle A del 1925 in cristallo di rocca, onice e diamanti (stima 2‑4 milioni di HKD); un desk clock in ambra rossa birmana con quadrante di giada inciso da una scimmia simbolo di longevità (1,2‑2,4 milioni di HKD); e un minute‑repeating desk clock del 1929, dove un Fu Dog di nefrite aziona la suoneria e pannelli di “Laque Burgauté” dipingono scene poetiche (fino a 1,12 milioni di HKD). Ai margini, ma non per importanza economica, si segnala anche una pendola da tavolo del 1905 in marmo rosa, agata e smalto verde ispirata alla scuola Fabergé, con barometro e termometro incorporati (1,2‑2,4 milioni di HKD).
Il mercato risponde. Phillips ha superato i 212 milioni di dollari di fatturato nel 2024, quarto anno consecutivo oltre la soglia dei 200 milioni, spingendo gli orologi da collezione al centro di strategie che coinvolgono arte, design e lusso contemporaneo. Nelle sale di West Kowloon, insieme a rare complicazioni di Patek Philippe e alle esperienze indipendenti di F.P. Journe, le pendole di Cartier dovrebbero funzionare come un metronomo culturale: non tanto un test di record, quanto un banco di prova sul futuro del collezionismo decorativo.
Aurel Bacs, voce autorevole del dipartimento orologi, sottolinea che “King Edward VII definì Cartier ‘il gioielliere dei re e il re dei gioiellieri” e queste pendole fatte interamente a mano ne sono la prova concreta”. Il richiamo alla corte inglese non è una nota di colore: nel lessico Art Deco, l’illusione del tempo sospeso si sposa con una diplomazia culturale che, tra le due guerre, trasformò simboli orientali — draghi, chimere, ideogrammi — in archetipi moderni.
Il tour espositivo ha già toccato Singapore e Taipei; dopo Ginevra, approderà a Hong Kong il 16 maggio. Le aste inizieranno il 23 e si concluderanno il 25 nel WKCDA Tower, un chilometro di vetro sospeso sul porto. Qui, forse, l’illusione di Couet troverà un nuovo palcoscenico: le lancette senza ingranaggi visibili continueranno a ruotare, mentre i bidder cercheranno di dare un prezzo al tempo che non si vede.