Tra dazi, ritocchi di listino e geografie in movimento, il secondo polso sceglie la via breve: velocità d’esecuzione e prezzi leggibili. Gli scambi crescono di +23,8%, negli Stati Uniti il dazio sale al 39%, l’Europa prende il timone mentre l’Asia allunga il passo. Tutti i dati arrivano dal “Secondary Market Movements Report – Q3 2025” di EveryWatch.
L’apertura di stagione
C’è un momento, in ogni trimestre, in cui il mercato smette di raccontarsi e inizia a muoversi. Nell’estate del resale è successo quando il dazio americano è salito al 39% e i listini retail hanno ritoccato il prezzo tra +3% e +15%. Non è stato un freno; è stata una sbandata controllata. Chi compra ha scelto il terreno dove il valore si misura nel tempo di assorbimento e non nella retorica della rarità. Il risultato è una crescita degli scambi di +23,8% trimestre su trimestre, con la sensazione – concreta – che il mercato stia privilegiando la semplicità: riferimento di prezzo chiaro, provenienza leggibile, uscita rapida quando serve.
Geografie mobili: Europa regista, Asia sprinter, America in riassetto
Il baricentro si sposta senza drammi. L’Europa chiude il trimestre davanti al Nord America per valore transato, grazie a trattative strutturate e a un’attenzione quasi artigianale alla formazione dei prezzi. In parallelo, l’Asia accelera: tra aprile e agosto la crescita aggregata è di +43%, con hub come Hong Kong e Singapore che trasformano la liquidità in un nastro trasportatore efficiente, soprattutto nella fascia media. Gli Stati Uniti e il Canada assorbono lo shock regolatorio e ritrovano equilibrio a fine trimestre. La mappa, se la si guarda con calma, racconta tre stili diversi: Europa come cabina di regia del valore, Asia come circuito breve per i volumi, Nord America come mercato che riorganizza il proprio spazio di manovra.
Scala e velocità: come si sta sul podio (senza agiografia)
La leadership resta un fatto, ma si conquista correndo, non alzando la voce. Rolex guida per scala e rapidità: valore aggregato nel trimestre a $1,66 mld (+17,41%), tasso di rotazione al 34% e prezzi attivi in lieve progresso ($15.125, +2,58%). È una supremazia di efficienza più che di inflazione. Patek Philippe lavora sulla densità di valore: $728,9 mln (+33,13%), con volumi in crescita e prezzi di vendita in tenuta; Audemars Piguet segue con $570,8 mln (+19,35%), in un profilo solido, senza colpi di teatro. In alto, molto in alto, Richard Mille mostra che i ticket a sei cifre non sono fuori gioco: $357,3 mln nel trimestre (+169%), un dato che parla soprattutto di fiducia nella qualità quando la domanda è selettiva.
Indipendenti sugli scudi
Laparte più interessante della stagione si consuma lontano dai riflettori. Sotto i $20.000, H. Moser & Cie. ruota al 58%, Daniel Roth al 48%, sopra il 34% dei colossi generalisti. Sopra i $20.000, F.P. Journe tocca il 49%, Laurent Ferrier il 46%, davanti al 31% e al 29% delle grandi manifatture tradizionali. A settembre, gli indipendenti segnano un +22% di valore rispetto ad agosto. Il punto non è la celebrazione: è la frugalità dei meccanismi. Pochi pezzi, una storia tecnica chiara, un prezzo coerente; il resto lo fa il tempo, che qui scorre veloce.
«Gli indipendenti hanno ridefinito cosa significa liquidità nel mondo degli orologi: producono meno, ma girano più in fretta e attirano capitali più raffinati.» Giovanni Prigigallo Co-fondatore di EveryWatch
Fasce di prezzo: la dorsale sotto i 20k, il ritorno dei sei zeri
Il rimbalzo del Q3 non è un salto verticale: è un ventaglio che si apre. La colonna vertebrale resta la fascia $0–20k, con scambi in aumento (+8,3%) e una liquidità ordinata. Tra $20k e $100k la mano torna sicura, con progressi fino a +33% nelle sottorange più vivaci e un interesse stabile per complicazioni “pulite”. Sopra i $100k, la musica riparte: i volumi migliorano tra +33% e +47% rispetto al trimestre precedente. È un ritorno pragmatico, fatto di pochi giri di parole: quando la qualità è evidente e il prezzo non fa scenette, l’assegno si firma.
CPO: la fiducia prende forma industriale
Il Certified Pre-Owned fa quello che promette sulla carta: raddoppia e si organizza. Dall’inizio dell’anno al terzo trimestre, i pezzi venduti passano da 4.617 a 8.395 e il valore da $88 mln a $178 mln. I partner più esposti crescono con ritmo: The 1916 Company registra +56% nel trimestre, Watches of Switzerland +30%. Nel frattempo aumenta anche il listed value (+44% fino a $445,6 mln), segno che il mix sale di gamma e il pricing si fa più disciplinato. Non è un’etichetta, è un linguaggio: provenienza certificata, standard di controllo, prezzo che non ha bisogno di essere spiegato due volte.
«Il programma CPO (Certified Pre-Owned) sta offrendo ai consumatori un livello di fiducia mai visto prima, raddoppiando di fatto le vendite dal primo al terzo trimestre. Con questo ritmo, il segmento Certified Pre-Owned supererà i 500 milioni di dollari entro fine anno, trainato da Bucherer, Watches of Switzerland e The 1916 Company.» Giovanni Prigigallo Co-fondatore di EveryWatch
Aste: calendario sobrio, segnali chiari
Il calendario del Q3 non è fitto, ma alcuni risultati sono istruttivi. F.P. Journe mette a segno medie in crescita di +25% anno su anno; Audemars Piguet recupera terreno con +137%; una referenza alta di Patek Philippe come la 3974J realizza $641.617 in un contesto misurato. E poi c’è l’eccezione che illumina la scena: la de Grisogono Luna che supera di +779% la stima. Oltre l’aneddoto, resta l’indizio: quando la rarità è reale e la storia è precisa, l’assorbimento c’è.
Cosa resta sul tavolo (per chi compra e per chi vende)
Per i collezionisti, la bussola del momento è semplice: scegliere in base al tempo di uscita e alla leggibilità del prezzo, non all’iperbole. La fascia $0–20k è la palestra dove allenare riflessi e gusto; tra $50k e $200k si torna a ragionare su complicazioni ordinate, senza correre; sopra i $100k la selezione è chirurgica, ma la domanda c’è.
Per i dealer, la geografia è una variabile strategica: l’Europa sostiene trattative pazienti, l’Asia monetizza la velocità, il Nord America riorganizza i flussi. Sul CPO, la strada è segnata: standard, controllo, trasparenza. Sugli indipendenti, è il momento di curare l’inventario come una piccola collezione: pochi pezzi giusti e margini che non devono alzare la voce.
In sintesi
Il trimestre del resale non cerca effetti speciali. Sceglie la via breve: +23,8% di scambi, dazio al 39% come snodo e non come ostacolo, Europa regista, Asia in progressione, grandi nomi solidi e indipendenti in corsia preferenziale. È un mercato che non esagera: procede per allineamenti, e quando li trova, gira.