Ross Povey ai Monaco Legend Days: «Il Daytona è un universo a parte»

Nel cuore del Principato di Monaco, mentre collezionisti e appassionati da tutto il mondo si danno appuntamento per le aste primaverili del Monaco Legend Group, abbiamo incontrato uno degli uomini chiave della scena orologiera internazionale: Ross Povey, Communications Director della casa d’aste, nonché autore, giornalista e vero e proprio archivista del tempo. Le aste organizzate da Monaco Legend, sotto la direzione di Davide Parmegiani e Claude Cohen, sono oggi uno degli appuntamenti più prestigiosi del calendario internazionale: non solo un mercato, ma un punto di osservazione privilegiato sul collezionismo più sofisticato.

Intervista di Paolo Gobbi

Povey è una figura cardine in questo scenario. Con un passato da editorialista per Revolution, The Rake, Watchonista, Hodinkee, QP, The Telegraph e Vintage Rolex Forum, ha contribuito alla narrazione e alla valorizzazione di modelli iconici. Oggi, a margine dell’asta, ci parla del suo prossimo progetto editoriale: un libro monografico interamente dedicato al Rolex Daytona, con particolare attenzione ai modelli automatici prodotti dal 1988 in poi. Una storia finora poco raccontata, che finalmente trova la sua voce.


Ross, come è nata l’idea per il tuo libro sul Rolex Daytona?
Ross Povey: Credo che sia stato un processo naturale, quasi inevitabile. Tu stesso eri molto coinvolto nel progetto Ultimate Daytona Book, e da lì è nato un seme che ha continuato a germogliare. Per anni, l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sui Daytona con movimento manuale, quelli considerati i veri “vintage”, mentre i modelli automatici – prima quelli con movimento Zenith e poi quelli con calibro di manifattura dal 2000 in poi – sono stati un po’ trascurati dalla ricerca seria. Mi sono reso conto che mancava un lavoro davvero approfondito e accademico su questi orologi. Così abbiamo deciso di riprendere quel percorso, sempre in collaborazione con il nostro amico Pucci Papaleo, e portare avanti questo progetto. È stato entusiasmante e devo dire che il libro è stato accolto molto bene: c’era davvero bisogno di documentare le storie e le informazioni di questi Daytona “post-1988”.

Il libro Ultimate Rolex Daytona ha segnato l’inizio di un’era per questo orologio?
Assolutamente sì. Quella pubblicazione ha rappresentato un punto di svolta: ha fissato un benchmark altissimo e ha acceso un vero e proprio boom di interesse verso i Daytona vintage a carica manuale. È stato il motore che ha spinto tanti collezionisti a guardare quei modelli con occhi nuovi. Tuttavia, come dicevo, per molto tempo i Daytona automatici – quelli “perpetual”, come li chiamiamo – sono rimasti un po’ nell’ombra. Adesso, finalmente, credo che sia arrivato il loro momento: c’è un rinnovato entusiasmo, e questa nuova era che stiamo documentando è, per certi versi, altrettanto affascinante.

Pensi che oggi si stia aprendo una nuova era per il Daytona?
Sì, senza dubbio. Credo che quel primo libro abbia aperto la strada e definito un paradigma, ma adesso stiamo entrando in un nuovo capitolo. La comunità dei collezionisti si sta ampliando, e c’è una crescente curiosità verso gli automatici. Stiamo scoprendo nuovi modelli, prototipi, varianti inedite che stanno riscrivendo la storia conosciuta di questi orologi. È un momento davvero emozionante per chi ama scavare nei dettagli e svelare i segreti nascosti dietro il Daytona.

Qual è il Daytona più interessante?
Se dovessi scegliere, direi i Daytona Zenith in platino. È incredibile pensare che esistano, perché non sono modelli prodotti in serie: parliamo di quattro esemplari realizzati in platino, tutti con cinturino in pelle e quadranti particolari, ciascuno diverso dall’altro. Tre di questi sono già apparsi sul mercato, ma ce n’è ancora uno che non è mai stato visto pubblicamente. Per me, quei Daytona rappresentano qualcosa di veramente speciale: sono rari, affascinanti e raccontano una storia unica all’interno della saga del Daytona.

Il Daytona è solo un orologio o qualcosa di più?
È decisamente qualcosa di più. Penso che il Daytona sia quasi un universo a parte. È come se ci fosse l’universo del collezionismo di orologi in generale, e poi ci fosse una galassia separata dedicata solo al Daytona. Ha una sua mitologia, le sue regole e un seguito di appassionati che lo considera non solo un oggetto, ma un simbolo. Ogni referenza, ogni variante ha una storia che lo rende unico e profondamente desiderabile. Insomma, il Daytona non è solo un orologio: è un fenomeno culturale.

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