Patek-Hunter: il collezionista ci svela la sua passione complicata… e straordinaria

In una piccola città del nord Italia, immersa in un paesaggio che sembra uscito da un dipinto, vive e lavora un collezionista visionario, tra i più importanti e conosciuti a livello internazionale.

Qui, circondato dalla bellezza e dalla quiete del suo territorio, ha dato vita alla Res Sevandae, una società che condivide con la moglie e i tre figli e che si dedica interamente alla conservazione e valorizzazione dell’Alta Orologeria Vintage.

In questo luogo incantevole, dove ogni dettaglio richiama eleganza e storia, Davide ha trovato l’ispirazione per coltivare la sua passione per il tempo e i segnatempo. In questa intervista, ci racconta come il legame con la sua terra e l’amore per gli orologi si intrecciano, dando vita a un progetto unico e senza tempo.

Collezionista, appassionato, cultore di Patek Philippe

«Esatto, quasi esclusivamente Patek Philippe.»

Più collezionista o più appassionato? Da cosa vieni rapito quando vedi un orologio?

«La mia formazione è quella del “meccanico”, quindi vengo rapito dal movimento.»

Nella tua formazione c’è quella dell’ingegnere meccanico.

«Nel mio lavoro vivo nella “meccanica” – anche se decisamente più grossolana di quella dell’orologeria – di conseguenza ho impiegato poco per innamorarmi di queste “macchine”. Per rispondere alla domanda precedente, devo dire che non ho una risposta tra collezionista e appassionato. Mi piace molto possederli, guardarli, scoprire come cambiano nel tempo e come cambio io assieme a loro.»

Una visione non comune. Spiegacela.

«Quando guardo un orologio con attenzione e poi, magari a distanza di sei mesi, lo osservo di nuovo, scopro delle cose che prima non avevo percepito o perlomeno non avevo percepito così.»

I tuoi pezzi in collezione li tieni in cassetta o li utilizzi quotidianamente?

«Sono un pazzo furioso, quindi a rotazione, magari ogni due settimane, utilizzo tutti gli orologi della mia collezione.»

Hai la fortuna di vivere e lavorare in una piccola e affascinante città del nord Italia: un luogo che unisce tranquillità e sicurezza.

«Sì, non li indosso certo al lavoro, ma trovo sempre una maniera per goderne al polso. Alle volte, addirittura, ne indosso anche due assieme, uno a destra e uno a sinistra.»

C’è chi indossa lo smartwatch a destra e l’orologio a sinistra.

«Personalmente tollero lo smartwatch solamente se contemporaneamente indosso anche altro… da solo no.»

 

Patek Philippe cronografo calendario perpetuo ref. 2499J seconda serie

Torniamo alle cose serie: quando dici che ami la meccanica, vuol dire che cerchi la finitura oppure il tecnicismo? La bellezza oppure la complessità?

«L’orologio deve essere complicato, più lo è e più mi appaga. Poi naturalmente deve essere anche molto ben rifinito.»

Quindi ami tutti i pezzi di Alta Orologeria.

«No. Non sopporto gli orologi spessi. L’arte della miniaturizzazione è stata una delle grandi molle che mi ha fatto scattare la passione.»

Da quanto tempo sei collezionista?

«È da una ventina d’anni che mi sono appassionato a questo mondo. Prima non ne sapevo nulla, nessuno me ne aveva mai parlato e indossavo sempre lo stesso Rolex regalatomi da mia moglie quando ci siamo fidanzati: ha fatto 14 anni al polso senza una revisione e senza essere mai stato tolto.»

Poi cos’è successo?

«A un certo punto un mio cliente americano mi ha aperto gli occhi su questo mondo e io ho incominciato: prima Jaeger-LeCoultre, poi Franck Muller, alla fine sono arrivato a Patek Philippe e lì mi sono fermato.»

 

Patek Philippe cronografo impermeabile ref. 1563A venduto e firmato da Gübelin

Collezioni tutti i Patek Philippe?

«La mia grande passione sono i perpetui, dove cerco di scoprire questa tipologia nella maniera più ampia ed esaustiva. Ci vuole tanto tempo e naturalmente la fortuna di poterseli permettere.»

Un esempio?

«Mi affascina tantissimo la finitura, specie quando la ritrovo nei modelli d’epoca, degli anni ’40 o prima.»

La precisione di funzionamento.

«Non sono un maniaco della precisione e sui pezzi vintage non vado certo a cercare il secondo. C’è da dire che del mio 1518 ho voluto testare la precisione, così, senza fargli nessun intervento di nessun tipo.»

Risultato?

«Rimane con uno scarto di 3 secondi al giorno. Per me questa è una roba impressionante: per un meccanico, quale io in fondo sono, sapere che una macchina che “lavora con la massima precisione” da oltre 80 anni, con l’unica necessità di quel minimo di carica che gli si dà manualmente, è davvero impressionante. Teoricamente gli orologi sono delle “macchine 24/365”, funzionano sempre, ben di più ad esempio delle autovetture con le quali giriamo quotidianamente.»

 

Quando cerchi un nuovo orologio per la tua collezione, ti accontenti che sia il pezzo mancante oppure ricerchi la perfezione?

«Tendo alla perfezione, ma non voglio diventare un maniaco. Con l’esperienza ho imparato che cercare esclusivamente l’orologio perfetto non è la scelta che mi dà sempre il massimo della soddisfazione.»

Qual è?

«Mi piacciono moltissimo le doppie firme sui quadranti, mi piacciono molto quando hanno una leggibilità superiore. Quindi deve essere raro, in ottime condizioni, ma soprattutto “bello”.»

La sensibilità per il “bello” non è così facile da ottenere.

«Ho impiegato anni per affinarla.»

I pezzi che non ti soddisfano più rimangono in collezione?

«No, una cosa che ho imparato è la necessità di far girare gli orologi: è una maniera che mi permette di acquisire pezzi nuovi. Non amo i flipper (n.d.r. nel gergo dei collezionisti di orologi, il termine “flipper” indica chi acquista un orologio con l’intenzione di rivenderlo rapidamente – spesso a un prezzo superiore – invece di tenerlo a lungo nella propria collezione), mentre apprezzo anche la produzione corrente della Patek Philippe, perché mantiene il livello qualitativo della meccanica che, come ho già detto, è alla base della mia ricerca collezionistica.»

Vivi da solo questa tua passione

(sorridendo) «No! Ho la fortuna di avere dei figli che, come me, amano la meccanica e condivido con loro la passione per la bella orologeria.»

Gli permetti di utilizzare i tuoi orologi?

«Certo, abbiamo fatto una società assieme che gestisce tutti gli orologi: sono molto fortunato con i miei ragazzi.»

 

Patek Philippe, raro calendario perpetuo ref. 1526 in oro rosa con quadrante rame

Il tuo prossimo obiettivo?

«Non so cosa uscirà fuori…»

Non cerchi determinati modelli? Non so, ad esempio tutti i 3970…

«I 3970 ho la fortuna di averli messi in collezione quindici anni fa, quando ancora non si erano alzati come è accaduto oggi. Dei 3971 ho in collezione tutti i colori che sono stati commercializzati…»

Quindi non ti manca nulla.

«Mi manca un 2499 prima serie, che però ha bisogno di tanto…»

Tanto?

«Tanto tempo, attenzione, pazienza. Sono un grande amante delle casse Vichet più che di quelle Wenger… mi piacciono le loro anse lunghe. Devo quindi trovare il pezzo giusto e purtroppo rinunciare a qualche pezzo in collezione per riuscire a permettermi un acquisto così importante. (sorridendo) Dovrò lavorare molto.»

L’orologio si compra all’asta, dal dealer oppure tra privati?

«Si compra ovunque ci sia la serietà. Per me non c’è differenza tra aste, dealer o trattativa privata. Mi piace giocare pulito su tutti i fronti, purché ci sia l’oggetto giusto.»

Non senti l’eccitazione dell’acquisto?

«In asta, alle volte, ammetto ci sia il brivido della paletta.»

Lo fanno apposta, sono dei maraldi… lo sanno che l’eccitazione fa tanto.

«È straordinario anche per questo: non è un caso se alcuni dei miei pezzi migliori provengono dalle aste.»

Il mondo dell’orologeria vintage sta diventando quasi un club esclusivo?

«Con alcuni collezionisti, nel corso del tempo, si è creato un legame speciale: ci sosteniamo e collaboriamo reciprocamente.»

Un’ultima domanda: ti è mai capitato di vedere al polso di qualcuno un orologio che avevi venduto tempo prima e pensare: ma perché l’ho fatto?

(sorridendo) «Alle volte mi capita già un minuto dopo averlo venduto. Però sono pur sempre un ingegnere, e per carattere quando prendo una decisione poi la mantengo. Di una cosa però sono certo: non ho “mai” ricomprato un orologio che avevo venduto.»

Perché? Il ripensamento non è ammesso?

«No. Avendolo venduto c’era un motivo e quindi perché cambiare idea?»

 

Patek Philippe cronografo calendario perpetuo ref. 2499J seconda serie

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