Paolo Borgomanero: passioni e idee di uno dei fondatori di Time On Show

Imprenditore, cultore del bello, collezionista di auto e di orologi vintage. Chi è Paolo Borgomanero?

«Sono sempre stato un imprenditore. Ho interrotto a metà i miei studi per seguire La Perla, l’azienda di famiglia che realizzava lingerie e costumi da bagno. Dopo vent’anni ho lasciato questo lavoro e mi sono spostato negli Stati Uniti per cercare nuovi stimoli. Al mio rientro all’inizio degli anni ’90, anche per far rallentare mio padre dallo stress del lavoro, ho deciso di comprare un profumo.»

Ha regalato una boccetta di profumo a suo padre?

«No, ho acquistato Acqua di Parma che in quel momento non se la passava troppo bene. La sera stessa, dopo aver fatto questo acquisto che reputavo dissennato, ho incontrato per caso il mio amico Luca di Montezemolo e scherzando gli ho chiesto: “che profumo usi?”. Gli ho raccontato così che cosa avevo fatto e lui immediatamente ha deciso di seguirmi in questa avventura, seguito immediatamente dall’altro mio amico dell’università Diego Della Valle.»

Un’avventura vincente.

«Assolutamente sì. Abbiamo tenuto dieci anni questo brand, facendolo diventare davvero grande per poi rivenderlo nel 2001 a LVMH. Da allora ho fatto alcune altre cose, sempre con successo: ho rimesso in bolla aziende grandi e piccole per poi rivenderle».

Un lavoro interessante.

«Sì. Poi ad un certo punto ho capito che non avrei mai avuto un aereo privato, ne castelli in Normandia, ma avevo una vita bella e potevo divertirmi. Visto che posso farlo senza neanche spendere tanti soldi, ho scelto di farlo. Una cosa è certa: non ho mai avuto la frustrazione di dover andare malvolentieri al lavoro e questa è una grande conquista.»

Com’è nato l’incontro con il mondo delle lancette?

«Guardi, pochi giorni fa ho trovato in casa una busta datata 1963, con su scritto “garanzie orologi dei ragazzi”. Erano tutte garanzie dei miei Rolex e di quelli di mio fratello.»

Una passione di famiglia.

«In quegli anni, mio padre guidava una Jaguar e indossava un Rolex. Era un gentleman, antesignano del buon gusto che ci ha insegnato la passione per il bello. Partiva sempre da un principio: fare le cose belle o brutte costa uguale.»

Una grande verità.

«Che mi ha spinto ad investire nelle cose che mi piacevano, che mi interessavano, che riuscivo a fare.»

Cosa cerca davvero il collezionista: completare la sua raccolta ideale, oppure trovare il pezzo più raro da raccontare?

«Cerca l’oggetto straordinario. Le collezioni “complete” sono impossibili, un’utopia. Le uniche che è possibile completare sono gli album delle figurine.  Per il resto, automobili oppure orologi, è assolutamente impossibile. 

Una soluzione possibile?

«Nel mondo del vintage è quella di comprare le cose che ci piacciono. Il meglio è già stato fatto e il bello è nella matita del designer. Ad esempio, non si compra un’automobile perché è sostenibile, ecologica, performante, ma perché è bella. Infatti, la cultura delle automobili più che quella degli orologi, è stata il frutto di design ben definiti, addirittura riconoscibili per il paese di provenienza: le italiane, le tedesche, le francesi, le americane e poi quelle che personalmente adoro: le inglesi.»

Un esempio a quattro ruote?

«Adoro il Maggiolino della Volkswagen, ne ho quattro e li comprerei tutti. Li comprerei tutti, tutti quelli che vedo, però mi devo vincere: quattro è già un bel numero.» 

L’ingegner Marcel Dassault, il padre del Mirage, disse “Perché un aereo voli bene, deve essere bello”. Nell’orologeria vale lo stesso ragionamento?

«Non necessariamente. Non deve essere bello per ottenere la precisione. Però ho avuto dei Rolex bellissimi e nessuno ha mai funzionato davvero bene. Ma, pensandoci bene: come puoi immaginare una bella donna senza un difetto?»

 

Cosa le fa scegliere di acquistare un orologio? Bellezza, rarità, marca o investimento?

«Andiamo per ordine: marca, rarità, bellezza, investimento.»

Fuori a cena “non per lavoro”: meglio la compagnia di un commerciante/mercante o quella di un altro collezionista?

«Non me ne vogliano i mercanti, ma io vado con un altro collezionista come me.» 

Iniziamo con le domande difficili: meglio un 1518 acciaio al polso, oppure uno scudetto al Bologna?

(grande sospiro) «Lo scudetto al Bologna… e questo nonostante sia stato per diciassette anni nel board della Fiorentina

Quando è iniziata la sua passione per le lancette?

«Da sempre. Pensi che a diciassette anni mio padre mi comprò un Air King, poi un Datejust. Quindi iniziai io ad acquistare di tutto.»

La storia che ricorda nell’acquisto di un orologio?

«Avevo sostenuto in maniera brillante un esame universitario difficile. Mio padre mi portò in una concessionaria Rolex a Milano, invitandomi a prendere l’orologio che desideravo. Scelsi un Daytona in oro e il dealer mi disse “ma come, proprio questo che non è automatico?”. Non mi lasciai convincere e lo presi lo stesso: fu un investimento involontario.»

L’orologeria vintage si compra e si vende all’asta, oppure è meglio scegliere una trattativa privata?

«Mai comprato all’asta. Dal mio punto di vista è un luogo dove acquista principalmente chi vuole investire. Magari non sarà così, ma è sempre stata una mia sensazione.»

 Cosa consiglierebbe ad una persona che vuole iniziare una collezione?

«Non si possono dare consigli, perché è una cosa che devi sentirti come naturale. Alle volte mi sento dire “mi piacerebbe collezionare orologi”, la mia risposta è sempre la stessa «o ti piace, oppure non ti piace, il piacerebbe non esiste». Se subisci il fascino, la seduzione di una vecchia automobile o di un orologio vintage, allora puoi fare il collezionista. Altrimenti è meglio che neanche inizi.»

Se cerca un pezzo particolare, lo compra comunque quando lo trova, oppure aspetta fino a che non lo trova in condizioni perfette?

«Meglio se non è in perfette condizioni, preferisco lavorarci poi sopra personalmente. Le mie automobili storiche sono tutte outlaw: monto i freni a disco dove non erano previsti, tolgo i fregi e le cromature dove non penso servano… Ad esempio, ho una Jaguar E Lightweight dove non c’è nulla di regolamentare: il cofano di resina, i freni maggiorati, i Daymo per la pulsantiera, il motore quasi violento. La persona che l’ha modificata sulle mie specifiche, si è rammaricata “peccato, l’ho fatta così come mi piace, ma devo venderla a meno del prezzo pieno… io invece sarei stato disposto a pagare di più.»

 

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