Nel cuore dell’alta meccanica: Roger Dubuis Excalibur Grande Complication

C’è un certo tipo di bellezza che non nasce dal desiderio di piacere, ma dalla libertà di sorprendere. I quadranti Stella di Rolex ne sono un esempio quasi perfetto. Creati negli anni Settanta per la collezione Day-Date — l’orologio presidenziale per antonomasia — questi quadranti in lacca colorata rappresentano un paradosso che resiste al tempo: l’esuberanza estetica incastonata nel rigore formale della maison più potente dell’orologeria.

Una firma nella storia dell’orologeria

C’è un momento, nell’universo dell’alta orologeria, in cui la funzione smette di essere tecnica e diventa poetica. È lì che si colloca la nuova creazione di Roger Dubuis, che ha scelto il trentesimo anniversario della propria fondazione per svelare un segnatempo che porta il nome di Excalibur Grande Complication. Nome ambizioso, certo, ma non pretenzioso: qui, dietro ogni scelta, ogni angolo e ogni vite, pulsa il battito del sogno di Monsieur Roger Dubuis, maestro orologiaio e visionario.

Il nuovo Excalibur, presentato a Watches and Wonders 2025, è un tributo a quella visione nata nel 1995 e oggi perpetuata da una manifattura capace di fondere savoir-faire e immaginazione. La cassa in oro rosa da 45 mm, il cinturino in pelle di vitello 3D marrone, il fondello in vetro zaffiro che scopre le profondità meccaniche del calibro RD118: tutto parla di un’alta orologeria che non si limita a ripetere i codici, ma li reinterpreta. E lo fa in edizione limitata, solo otto esemplari per il mondo.

La coreografia delle complicazioni

La definizione classica di “Grande Complication” implica la presenza di almeno tre complicazioni orologiere di rilievo. Roger Dubuis ha deciso di non scendere a compromessi: calendario perpetuo, ripetizione minuti e tourbillon automatico sono tutti integrati nel nuovo calibro RD118, frutto di un savoir-faire interno che continua a sfidare i confini della tecnica. E come se non bastasse, a orchestrare questa meccanica da concerto si aggiunge un contatore biretrogrado che traduce la complessità in danza.

Il movimento, composto da 684 componenti, è interamente rifinito a mano secondo gli standard del Poinçon de Genève, garanzia di provenienza, prestazione e bellezza. Ogni elemento racconta la storia di una casa che non ha mai voluto distinguere tra precisione e creatività. Roger Dubuis non costruisce semplici strumenti di misura, ma architetture meccaniche, con proporzioni che rispondono a un’estetica precisa quanto i secondi che segnano.

Il calendario perpetuo e il gioco del tempo

Se esiste una complicazione che può definirsi “di carattere”, è senz’altro il calendario perpetuo. Non per la sua esibizione, quanto per la sua ostinata fedeltà al tempo: calcola automaticamente i mesi di 28, 30 e 31 giorni, gli anni bisestili e perfino le eccezioni secolari, senza necessità di interventi fino al 2100. Roger Dubuis amava questa sfida e la affrontava con dedizione, come un musicista che accorda il proprio strumento fino a coglierne il suono perfetto.

Nell’Excalibur Grande Complication, questa tradizione si fonde con la visione contemporanea della visualizzazione biretrograda, nata negli anni ’80 in collaborazione con Jean-Marc Wiederrecht. Le scale retrograde per giorno e data, il disco dei mesi tra le 11 e le 12, l’indicatore dell’anno bisestile: tutto partecipa a un equilibrio simmetrico che guarda al passato ma cammina nel presente. Un linguaggio che non ha mai smesso di reinventarsi.

Il suono che sfida il silenzio

C’è un momento, nella notte, in cui l’ora si ascolta. È un’eco che attraversa il silenzio, evocando tempi in cui la luce era un lusso e la ripetizione minuti era un bisogno. Ma Roger Dubuis non si è mai accontentato della nostalgia. Nel calibro RD118, la complicazione sonora è accordata come uno strumento raro, capace di restituire non solo l’ora ma anche l’anima di chi l’ascolta.

Il suono tritono – noto anche come “diabolus in musica” – produce una tonalità bassa per le ore, alta per i minuti e una doppia per i quarti d’ora. È un suono che evoca dissonanze medievali e inflessioni blues, regolato da un sistema “all or nothing” che protegge il meccanismo da attivazioni incomplete. Un gesto, quello della pressione sul lato sinistro della cassa, che diventa quasi rituale, come aprire un cofanetto segreto. E da lì, lasciarsi sorprendere.

Il tourbillon come segno

A cavallo tra gravità e ingegno, il tourbillon di Roger Dubuis si posiziona tra le ore 5 e le 6, con la sua struttura volante ispirata alla croce celtica. È realizzato in titanio, leggero e amagnetico, lucidato a specchio, come una finestra su ciò che la tecnica può raggiungere quando non ha paura di osare. Ma soprattutto, è un simbolo. Un’idea di perfezione che torna a ogni rotazione, a ogni battito, a ogni secondo.

Monsieur Dubuis vedeva nel tourbillon non solo una prodezza ingegneristica, ma uno spazio liberato per accogliere altre complicazioni, per dare respiro alla forma e voce alla sostanza. In questo Excalibur, il tourbillon è il punto di fuga, ma anche il cuore pulsante. Non una chiusura, ma un’apertura. E come tutta l’opera, è una dichiarazione d’intenti: l’alta orologeria è ancora un territorio da esplorare, se la si guarda con lo sguardo giusto.

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