Prima di raggiungere il President di Ginevra il 9 e 10 maggio, i capolavori della Geneva Watch Auction: XXIII hanno fatto tappa a Milano, negli spazi di Verga 1947 in via Vincenzo Capelli. Un passaggio che non è stato una semplice preview, ma un vero momento di cultura collezionistica: una delle sole sei sedi mondiali scelte da Phillips per presentare in anteprima i lotti più importanti della stagione.
Dal Patek Philippe 2523 “South America” al Rolex “The Dragon”, passando per Journe, Akrivia e Audemars Piguet, ecco i pezzi che stanno già orientando desideri, strategie e conversazioni del mercato internazionale.
Milano, per due giorni, è stata molto più vicina a Ginevra di quanto dicano le mappe.
La preview ospitata da Verga 1947, una delle sei sole tappe mondiali del tour Phillips, ha trasformato la boutique di Piazza Gae Aulenti in un osservatorio privilegiato sul gusto e sulle tensioni del mercato che si presenterà il 9 e 10 maggio alla Geneva Watch Auction: XXIII. Un riconoscimento importante per la maison milanese, scelta come approdo italiano di una selezione che racconta non soltanto il valore economico dei lotti, ma soprattutto la loro capacità di incidere nell’immaginario del collezionismo contemporaneo.
L’impressione, osservando i pezzi dal vivo, è quella di un catalogo costruito con intelligenza narrativa. Non solo rarità, ma storie. Non solo stime, ma oggetti capaci di parlare di arte applicata, committenza privata, manifattura indipendente e memoria storica.
Il Patek Philippe 2523 che vale una stagione
Tra i lotti destinati a catalizzare l’attenzione c’è inevitabilmente il Patek Philippe ref. 2523 in oro giallo con quadrante cloisonné “South America” del 1953, stimato tra 5 e 10 milioni di franchi svizzeri. È uno di soli due esemplari conosciuti in questa configurazione, e il fatto che un pezzo simile non si vedesse in asta pubblica da quasi quarant’anni basta da solo a spiegare la tensione che lo circonda.
Dal vivo, a Milano, è stato forse il lotto che più ha restituito la magia del grande collezionismo: la cartografia smaltata, il gioco dei due pulsanti, la proporzione perfetta della cassa. Un orologio che supera la definizione di world time e si avvicina a quella di miniature d’arte.
Il drago di Rolex e il fascino della smaltatura
Se il Patek è il museo, il Rolex ref. 6085 “The Dragon” è il colpo di teatro.
Stimato tra 500.000 e 1.000.000 CHF, monta un quadrante cloisonné con motivo drago realizzato da Nelly Richard per Stern Frères: uno di appena cinque draghi noti nell’intero universo Rolex vintage.
È uno di quei pezzi che, appena esposti, cambiano il tono della stanza.
La forza iconografica del soggetto, la profondità degli smalti e la rarità quasi leggendaria lo rendono un lotto che parla tanto al collezionista Rolex quanto a chi cerca la contaminazione tra arti decorative e alta orologeria.
Accanto a lui, in ambito Rolex, merita attenzione anche il ref. 6062 in acciaio, con triplo calendario e fasi di luna in cassa Oyster: uno degli esercizi tecnici più ambiziosi della maison coronata negli anni Cinquanta.
Patek Philippe 3998J: il quadrante che parla in geroglifici
Uno dei lotti più conversati durante la tappa milanese è stato il Patek Philippe ref. 3998J-013 con indici in geroglifici egizi.
Solo quattro esemplari noti, tutti commissionati dallo stesso collezionista, e un quadrante che scrive “HALMUT NAUTUN”, chiaro riferimento a Helmut Newton. Stima tra 80.000 e 160.000 CHF.
È il classico esempio di come il mercato oggi premi non solo la rarità, ma la rarità con una storia precisa, possibilmente colta, laterale, quasi romanzesca. A Milano è stato uno dei pezzi più fotografati e discussi proprio per questo: racconta una committenza, un milieu culturale e un rapporto tra mecenatismo e orologeria che ormai appartiene a un’altra epoca.
Gli indipendenti: Journe, Akrivia e il nuovo classicismo
La preview da Verga 1947 ha confermato anche il peso crescente degli indipendenti nelle aste Phillips.
Il F.P. Journe Chronomètre à Résonance Souscription n.18, uno dei 20 originali, in rarissima cassa bicolore platino e oro rosa, resta uno dei simboli più forti del collezionismo contemporaneo di alto livello. Stima: 450.000–900.000 CHF.
Accanto a lui, il Chronomètre à Résonance “Pisa”, prodotto in soli cinque pezzi per il retailer milanese, ha aggiunto alla preview una nota quasi domestica: vedere a Milano uno dei cinque Journe “Pisa” ha avuto il sapore di un ritorno a casa.
Molto forte anche la presenza di Akrivia AK-06, ormai riferimento assoluto per chi guarda alla nuova classicità indipendente, con una stima tra 350.000 e 700.000 CHF.
Quando l’asta incontra la storia
Tra i pezzi più sorprendenti c’è poi l’Agassiz “Victory” donato a Charles de Gaulle nel 1945, un world time con quadrante cloisonné raffigurante Giovanna d’Arco.
Qui il collezionismo supera l’orologeria e incontra la storia europea del Novecento. Il fondello inciso con la dedica personale e la celebrazione della vittoria alleata lo rende quasi un documento museale prima ancora che un segnatempo.
È uno di quei lotti che Phillips inserisce con grande intelligenza per allargare il discorso: non solo wrist culture, ma oggetti che raccontano il secolo.
Milano come osservatorio del mercato
La tappa milanese da Verga 1947 ha avuto un valore che va oltre la semplice esposizione.
In un mercato sempre più internazionale, essere selezionati da Phillips come una delle pochissime sedi mondiali significa riconoscere a Milano, e a Verga 1947 in particolare, un ruolo centrale nella conversazione globale sull’alta orologeria da collezione.
Ed è forse questo il vero highlight della preview italiana: aver portato per 48 ore, nel cuore della città, non solo alcuni dei migliori lotti della stagione, ma il linguaggio stesso del collezionismo internazionale. Quello fatto di rarità assoluta, provenienze affascinanti, narrativa forte e qualità senza compromessi.
A Ginevra, a maggio, parleranno i martelli.
Ma alcune delle conversazioni più interessanti, in fondo, sono già iniziate a Milano