L’uomo dei record farà ancora un altro record?

Nel weekend dell’8–9 novembre a Ginevra, Phillips in Association with Bacs & Russo celebra dieci anni di aste con “Decade One”: un catalogo costruito come un racconto, dove l’attenzione di tutti è su un Patek Philippe 1518 in acciaio, mentre intorno si muovono rarità storiche, icone “neo” e l’energia degli indipendenti.

La sala, il battitore, l’aspirazione

Nelle aste succede che la tensione, prima ancora dei rilanci, la faccia l’aspirazione. L’idea che “questa” volta possa accadere ciò che, in fondo, si desidera già: vedere un orologio superare una soglia simbolica e rimettere in circolo fiducia, conversazioni, prospettive. È il gioco che Aurel Bacs conosce bene. L’uomo capace di far entrare un cronografo in prima pagina come fosse un quadro museale torna al suo elemento naturale: la pedana, il martello, una sala dove la notizia non sta solo nel prezzo ma nella direzione in cui soffia il vento.

Il contesto è quello di Decade One (2015–2025), l’asta tematica con cui Phillips celebra il primo decennio di vendite orologiere: due giornate, 8–9 novembre all’Hôtel Président di Ginevra, una rassegna che mette in fila pezzi-simbolo e capitoli di cultura materiale, con il dichiarato intento di raccontare una stagione del collezionismo più che fare un inventario di referenze. È un compleanno, ma anche una dichiarazione di poetica: passione, studio, prospettiva.

 

Lotto 23 - Patek Philippe - Ref. 1518 Stainless Steel "The Endgame"

Al centro della scena, inevitabilmente, c’è il Patek Philippe 1518 in acciaio. Primo esemplare in questo metallo mai realizzato, uno dei quattro conosciuti, già protagonista nel 2016 e oggi stimato “oltre” gli 8 milioni di CHF. È il genere di oggetto che riscrive il tono emotivo di una sala anche a catalogo chiuso. E c’è chi sussurra che l’interesse di più miliardari tra Stati Uniti e Asia possa portare la contesa molto in alto, oltre la cifra che da giorni circola fra gli addetti ai lavori. Bacs conosce il copione: la partenza prudente, la salita ritmata, l’ultimo rilancio dato quasi sottovoce. Poi il colpo. E la leggenda che si aggiunge alle altre.

Non è però solo questione di picchi. “Decade One” lavora di montaggio: accosta genealogie Patek e pagine Rolex con provenienze raffinate, inserisce i capitoli della nuova orologeria indipendente e persino digressioni di orologeria storica (mystery clocks, cronometri di marina, tasca ad alta complicazione). Il risultato è una narrazione che, più che fissare i prezzi, mette a fuoco i modi con cui oggi si colleziona.

Lotto 213 - Patek Philippe - Ref. 2499 First Series

Vintage. L’età delle prove generali (e dei capolavori fatti per durare)

Se il vintage è una patria, il 1518 in acciaio ne è una capitale. Lot 23, fu il “primo” a superare la soglia a otto cifre quando passò da Phillips nel 2016, e torna in catalogo accanto a due fratelli: un 1518 in oro giallo (Lot 40) e un rarissimo “pink-on-pink” (Lot 144), cassa in oro rosa e quadrante salmone, uno di circa quindici noti. In una sola sequenza, tre variazioni su un tema che definisce il dopoguerra Patek: calendario perpetuo, cronografo, proporzioni che hanno fatto scuola.

Altre pagine “canoniche” si leggono nella prima serie del 2499 in oro giallo (Lot 213), spesso considerata la più elusiva tra le quattro (stima CHF 750.000–1.500.000). È il tipo di lotto che fa felici gli storici: dice come un’idea – il crono-perpetuo – si sia evoluta in famiglia restando sé stessa.

Lotto 32 - Rolex - Ref. 18059 Day-Date Rainbow Khanjar

Sul versante Rolex, l’accento è la provenienza omanita: un Day-Date “Rainbow” Ref. 18059 (Lot 32) realizzato per Sua Maestà Qaboos bin Said Al Said, con rarità di dettagli (caseback con Khanjar, bracciale Jubilee incastonato, stemma in rosso), e un Cosmograph Daytona Ref. 6269 “Red Khanjar” (Lot 123), uno di due noti con quell’emblema. Insieme, raccontano il dialogo – sottile ma decisivo – tra maison e committenze di alto profilo. A chi cerca il mito Newman in chiave preziosa, il catalogo risponde con un Daytona Ref. 6239 “Golden Pagoda” (Lot 34) in oro giallo, fra gli champagne dial meglio conservati.

Lotto 134 - Cartier Paris - Model A J.P. Morgan

Il reparto “fonti e radici” completa la cornice: la prima Cartier Mystery Clock consegnata a J.P. Morgan Jr. nel 1913 (Lot 134); una tasca Charles Frodsham del 1922 con cronografo rattrapante e ripetizione minuti (Lot 135); un cronometro di marina Louis Berthoud n. 52 (Lot 7) passato per Napoleone Bonaparte e poi donato al viceammiraglio Denis Decrès; infine un J. Player & Son “Hyper-Complication” del 1907 (Lot 39), con un bouquet di funzioni da manuale. Sono i ponti che collegano il polso alla storia lunga.

Neo-Vintage. La grammatica “post-classica”

Il neo-vintage impone uno sguardo diverso: prodotti dagli anni ’90 in poi, orologi che hanno assimilato il vocabolario del secolo scorso e l’hanno rimesso in circolo con nuove priorità – materiali, cromie, dettagli di committenza. In “Decade One” questo linguaggio emerge soprattutto per contiguità storica: pensiamo al Day-Date “Rainbow” Ref. 18059 (Lot 32) realizzato per il sultanato dell’Oman, un oggetto che anticipa sensibilità cromatiche e gem-set poi esplose nella stagione successiva; o al Daytona Ref. 6269 “Red Khanjar” (Lot 123), dove l’ornato dialoga con l’icona sportiva. È la transizione tra desiderio classico e mediazione contemporanea: non più soltanto referenze e calibri, ma anche contesti.

Lotto 105 - Patek Philippe - Ref. 2499100 Gübelin

Una lettura interessante arriva pure dal capitolo dedicato alla collezione di Ernst Schuster: sedici Patek selezionati con un’idea molto “novecentesca” di rarità, fra cui un 2499 quarta serie con quadrante firmato Gübelin (Lot 105), un 1436 rattrapante “Tiffany & Co.” (Lot 106) e un 3424/1 “Gilbert Albert” in platino e diamanti (Lot 18). È un modo per vedere come il gusto post-1990 abbia rivalutato linee, firme e varianti pensate decenni prima, traghettandole nella sensibilità odierna.

Lotto 72 - HAJIME ASAOKA - Tsunami Art Deco Prototype

Indipendenti. La bottega, oggi

Qui la cronaca è attuale: le indipendenze raccontano l’attenzione per il fatto a regola d’arte, la micro-innovazione, la firma d’autore. Spicca il F.P. Journe Chronomètre à Résonance “Souscription, 2/20” (Lot 182), secondo esemplare della serie iniziale del 2000, proposto dal primo proprietario (stima CHF 450.000–900.000). È un ritorno alle origini del fenomeno Journe, quando la risonanza magnetizzava i puristi e rimetteva in agenda la ricerca sul tempo “fisico”. Accanto, l’inedito F.P. Journe Tourbillon Souverain TN “Régence Circulaire” (Lot 97) in oro rosa con quadrante inciso in pendant (stima CHF 320.000–600.000), e il prototipo Tsunami “Art Deco” n. 00 (Lot 72) di Hajime Asaoka, presentato nel 2024: tre modi diversi di intendere l’autorialità, tra ingegneria, grafia di quadrante e purezza di cassa.

Lotto 6 - Ferdinand Berthoud - Naissance d’Une Montre 3

Chiude, con un gesto “manifesto”, il Ferdinand Berthoud Naissance d’Une Montre 3 (Lot 6): catenella e fusée, bilanciere bimetallico tipo Guillaume, movimento scheletrato certificato COSC, oltre 11.000 ore di lavoro tradizionale per un orologio costruito interamente a mano; una parte del ricavato sosterrà la trasmissione dei saperi artigianali. È la riprova che l’alta orologeria, oggi, non è solo mercato: è un ecosistema di competenze che vuole durare.

All'asta andranno ben tre Patek Philippe referenza 1518

Epilogo: che cosa resta dopo il martello?

Resta la sensazione che “Decade One” sia pensata come un montaggio: l’epica Patek (con il 1518 in acciaio che catalizza attese), la grammatica Rolex delle provenienze e delle varianti, un canone indipendente che ormai ha pieno diritto di cittadinanza, più i rimandi colti alla storia (mystery clocks, cronometri di marina, tasche enciclopediche). Se il 1518 oltrepasserà davvero quella soglia che molti immaginano, lo scopriremo in sala; ma, a prescindere dall’ultimo rilancio, il racconto qui è già compiuto: dieci anni condensati in due giorni, con il collezionismo come forma di lettura del tempo.

Intervista con Aurel Bacs

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