Alla sua prima apparizione in asta dopo oltre trent’anni, la Pendule Sympathique N°1 realizzata da François-Paul Journe per Breguet ha raggiunto i 5,5 milioni di franchi svizzeri, riscrivendo le regole del collezionismo e celebrando un legame antico tra tradizione e innovazione.
C’è qualcosa di circolare – di perfettamente sincronizzato, verrebbe da dire – nella storia di questo orologio straordinario.
Un oggetto che ha viaggiato nel tempo e nello spazio per riaffermare, ancora una volta, la centralità di Abraham-Louis Breguet nella storia dell’orologeria e la devozione moderna di François-Paul Journe nel riprenderne l’eredità. A Ginevra, davanti a una sala gremita e assorta, Aurel Bacs ha battuto il martello su una cifra che resterà incisa negli annali: 5.500.000 franchi svizzeri (all-in, quindi inclusi i diritti d’asta), un risultato che testimonia la potenza evocativa di questa Pendule Sympathique N°1.5
A guardarla, questa “macchina del tempo” del 1991 racconta più storie intrecciate tra loro. È un omaggio all’originale concepito da Breguet alla fine del Settecento: una pendola capace di ospitare un orologio da tasca, ricaricarlo e regolarne l’ora senza bisogno di intervento umano. Un’idea rivoluzionaria per l’epoca, come confessava lo stesso Breguet in una lettera al figlio, e un simbolo di quell’ingegno che ha reso la maison sinonimo di innovazione.
Journe, nel realizzare questo progetto, ha reso omaggio e insieme ha osato andare oltre: la sua versione include un orologio da polso – tourbillon, fasi lunari e riserva di carica – trasformabile in orologio da tasca grazie a una custodia dedicata. Il tutto orchestrato da un orologio madre di 18 carati, con indicazioni astronomiche e un sofisticatissimo scappamento a détente che garantisce precisione assoluta.
Dietro le quinte di questa impresa ci sono storie di ambizione e fallimenti: come quando Journe, negli anni ’80, tentò invano di acquisire la maison Breguet, o quando propose di integrare un proprio tourbillon nella serie, proposta che fu rifiutata. Eppure, il destino ha voluto che proprio lui fosse scelto per dare vita a questa Sympathique del XX secolo, coadiuvato dal team di THA, il laboratorio di orologeria che Journe fondò con Denis Flageollet e Dominique Mouret.
Non si tratta solo di tecnica, però. La Sympathique N°1 è anche un oggetto profondamente estetico: l’Empire style della cassa, la doratura impeccabile, il design firmato da David Penney. Una scultura in miniatura che si trasforma in macchina perfetta, capace di sincronizzare il battito del tempo in un’unica armonia tra cassa madre e orologio satellite.
L’asta – che ha visto competere collezionisti provenienti da tutto il mondo – ha risvegliato l’eco di un’epoca in cui l’orologeria non era solo precisione, ma anche simbolo di status e strumento scientifico. I 4,5 milioni raggiunti non sono solo il prezzo di un oggetto raro, ma il valore assegnato a un frammento di storia che riesce ancora a parlare al presente. E a sorprenderci.
La Pendule Sympathique N°1, come le undici sorelle costruite da Breguet tra la fine del XVIII e il XIX secolo, si inserisce in quella breve lista di creazioni che non smettono mai di esercitare fascino e mistero. Questa versione moderna, a distanza di quasi due secoli dall’originale, dimostra che certe sfide – quelle più ardite e improbabili – possono ancora essere vinte.