Nel mondo dell’orologeria vintage, il passaggio generazionale non è mai solo una questione anagrafica. È un’eredità fatta di storie, competenze, sensibilità estetica, e di una passione che deve trovare un nuovo linguaggio per dialogare con il presente.
Andrea Parmegiani ed Edoardo Bolla sono due figure emblematiche di questo passaggio. Entrambi cresciuti in ambienti dove il tempo era molto più che un’unità di misura, oggi ricoprono ruoli attivi e centrali in una delle realtà più vivaci del settore, la casa d’aste Monaco Legend Group. Ma più che “seconde generazioni”, si sentono protagonisti di una stagione nuova, che guarda al collezionismo con occhi diversi.
In questa conversazione a due voci, raccontano la responsabilità di portare avanti un’eredità importante, ma anche l’entusiasmo di poterla rinnovare. Si parla di scouting di pezzi unici, dell’uso dei social come principale canale di comunicazione, del ruolo dei giovani collezionisti, e persino della competizione—che qui si traduce in una sana e adrenalinica caccia all’orologio perduto. L’intervista è un viaggio tra passato e futuro, tra Milano, Roma e New York, tra cassette di sicurezza e post su Instagram, dove ogni lancetta ha ancora una storia da raccontare.
Paolo Gobbi: Vi considerate davvero seconde generazioni? Oppure vi sentite parte di una nuova “prima” generazione?
Andrea Parmegiani: Mi sento una seconda generazione, senza dubbio. Anche perché la prima è ancora molto presente, e il confronto è continuo.
Edoardo Bolla: Concordo. C’è una cultura forte che ci è stata trasmessa, un senso di responsabilità verso chi ha tracciato la via nell’orologeria d’epoca. Ma non viviamo questa eredità con timore: la prendiamo con sportività e con la voglia di fare il nostro meglio.
In questa asta, c’è qualcosa che porta il vostro segno in modo evidente?
Andrea: Direi di sì. Entrambi abbiamo avuto la possibilità di individuare e proporre in asta pezzi che abbiamo scoperto in prima persona. È sempre un onore portare alla luce orologi dimenticati in cassette di sicurezza sparse tra Roma, Milano o New York, e proporli a nuovi collezionisti.
I giovani si stanno avvicinando al vintage?
Edoardo: È uno dei nostri compiti principali: coinvolgere i coetanei e farli appassionare. Sappiamo quanto gli asiatici siano già molto coinvolti, ma anche in Europa c’è fermento. In Italia, poi, troviamo sempre più giovani interessati.
Le vecchie generazioni collezionano anche per investimento. I giovani invece?
Edoardo: Oggi il valore economico ha un ruolo, anche perché i prezzi sono cambiati molto rispetto al passato. Ma io spero che la passione per forme stravaganti, per gli asimmetrici, per ciò che evoca un tempo passato, prevalga ancora.
I social sono diventati fondamentali anche per l’orologeria?
Andrea: Per me sono lo strumento principale di comunicazione. Lavoro molto sia sul mio profilo personale sia su quello di Monaco Legend. Sono il mezzo con cui parliamo ai più giovani.
Vi sentite dentro o fuori dal mondo della Gen Z?
Edoardo: Ascoltare storie del passato, di orologi trovati nei luoghi più impensabili, è una fortuna. E credo che farle conoscere sia fondamentale.
Andrea: Anch’io mi sento fortunato. Ho cercato di raccontare ai miei amici episodi vissuti da mio padre, e sono riuscito a emozionarli. Questo dimostra che la magia dell’orologeria può essere condivisa.
E la competizione? Con chi vi confrontate?
Andrea: C’è una competizione sana. Tutti cerchiamo oggetti unici, introvabili. È come una caccia da Indiana Jones: sfogliare vecchi cataloghi e chiedersi dove siano finiti certi pezzi è una spinta continua alla ricerca.
Edoardo: Esatto. È una competizione che stimola, che spinge a fare meglio. E alla fine, quando si accontentano sia i clienti che noi, vinciamo tutti.
Con i brand che stanno entrando sempre più nel mercato del vintage, c’è competizione?
Andrea: Sì, c’è, ma è più laterale rispetto a noi. Lavorando sul secondo mercato, osserviamo con attenzione, ma non è una sfida diretta. Resta comunque una presenza che sentiamo.
Ultima domanda: cosa vi augurate per il futuro?
Edoardo: Di continuare a scoprire, imparare, raccontare.
Andrea: E di mantenere viva quella scintilla che ci ha fatto innamorare del tempo, prima ancora che degli orologi.