La mia vita con gli orologi: Sandro Fratini si racconta

Siamo qui da Monaco Legend per un’asta importante, che ha ancora una volta superato tutte le più rosee aspettative in termini di presenze e di vendite. Come sempre, quando Davide Parmegiani organizza un suo evento, ad essere protagonisti non sono solamente gli orologi, ma anche e soprattutto le persone che li collezionano e li amano.

Ci è sembrato quasi “naturale” incontrare Sandro Fratini, uno dei più importanti e conosciuti collezionisti al mondo.

Appena ieri, intervistando Ike Honigstock, ho pensato: “sto parlando con il più grande collezionista al mondo”. Non sono passate neanche 24 ore, e mi trovo davanti l’altro collezionista più grande al mondo!

(sorridendo) «Ike ha una marcia in più, un gusto che pochi hanno e sa individuare delle cose prima degli altri. Ha tutta la mia stima.»

In tempi non sospetti, alcuni dei pezzi a cui ti sei rivolto, si sono poi rivelati dei trend per l’intero settore.

«Ho avuto la fortuna di essere uno dei primi ad avvicinarmi a questo mondo, quindi, quando ho iniziato quella che sarebbe diventata la passione della mia vita, non avevo certo la concorrenza che c’è oggi. Mi muovevo su di un mercato che ancora non esisteva.»

Di quali anni stiamo parlando?

«Circa cinquant’anni fa, negli anni ’70.»

Compravi già allora dei pezzi stratosferici come quelli che hai in collezione oggi?

«No, non avevo certamente le disponibilità economiche per farlo.»

Beh certo, eri giovane, ma anche il mercato era completamente diverso da quello odierno.

«Erano gli anni dei quarzi, degli ultrapiatti, dei Piaget. Di conseguenza, il mio vantaggio è stato che nessuno voleva gli orologi che a me piacevano, quelli degli anni ’40, ’50 o ’60… che venivano considerati semplicemente vecchi.»

La tua collezione è singolare, perché non ha rotazione: tu compri solamente, non vendi mai.

«Per me gli orologi sono dei ricordi, delle emozioni, degli oggetti che amo e come tutti gli innamorati non posso separarmene.»

Immagine dal libro "My Time" di Sandro Fratini, edito da Christie’s e FAM | Collection.

 

Hai un ricordo per ciascuno degli orologi che hai in collezione?

«Sì. Un tempo non era così semplice trovarli e ognuno mi ricorda degli attimi di vita. Per lavoro ho viaggiato molto, specie in America e in Sud America, dove andavo per acquistare il tessuto per i miei jeans. In quel periodo, il tempo libero lo utilizzarlo per andare alla ricerca degli orologi, la mia passione. Di conseguenza, ho in memoria tanti frammenti, tanti orologi che messi assieme hanno composto la mia vita stessa.»

 

Molti valutano l’orologio nella sua essenza tecnica, quando invece ci sono persone che l’hanno pensato, voluto. Costruito, venduto, acquistato…

«Sì, dietro ogni orologio c’è una storia importante fatta dalle persone, di scelte giuste o sbagliate, ma comunque di storie.»

 

Proviamo a fare un esempio?

«Il Paul Newman era un quadrante che nessuno voleva, anzi era proprio il Daytona a non essere così ambito. Nella sua seconda vita ha trovato il giusto riconoscimento.»

 

Nella tua vita, accanto al ruolo del collezionista, se stato anche una sorta di divulgatore della bella orologeria. Un esempio potrebbero essere i tuoi alberghi. 

«Sì, è vero! Questa è stata la naturale continuazione della mia passione per gli orologi.»

 

Come nasce questa scelta?

«Nel Duemila sono passato dai jeans agli alberghi, un ambiente totalmente diverso. Però anche lì ho trasmesso l’idea dell’orologeria, a partire dal nome.»

 

Solo tu li potevi chiamare L’O(rologio)…

«Sì. Ogni piano è dedicato idealmente ad una marca e ogni stanza ad un modello. Tutto in maniera molto semplice, un omaggio appassionato al magico mondo degli orologi nelle sue espressioni più prestigiose: non c’è nessun rapporto commerciale o di affiliazione con i titolari dei vari brand. Solamente la scelta di sognare.»

 

Le persone che entrano, ad esempio, in una stanza chiamata Daytona, capiscono il significato che c’è dietro?

(sorridendo) «Non tutti, ovviamente! Però chi lo capisce lo apprezza molto. Il segreto è non essere invasivi, non bisogna ossessionare le persone con gli orologi, perché il fatto che piacciano a me non significa automaticamente che piacciano a tutti. Deve essere una presenza discreta.»

Immagine dal libro "My Time" di Sandro Fratini, edito da Christie’s e FAM | Collection.

Oggi siamo a Montecarlo, in un’ambiente fuori dal comune “creato” con caparbietà da Davide Parmegiani.

«È un’ambiente meraviglioso, Davide è un amico oltre che una tra le persone più competenti in questo ambiente che io abbia conosciuto. Gran parte della mia collezione la devo a lui e tanti acquisti li abbiamo fatti assieme. Accolgo quindi con grande piacere il suo invito a queste giornate. Lo ripeto, è un amico.»

A proposito di amici: Pier Luigi Santi ti fa venire in mente qualcosa?

«Certo, my best friend due. È una persona che, come me, vive di passioni.»

Cosa ne pensi del suo Time on Show?

«È nato con tutte le credenziali per diventare un bel progetto, posizionato in un bell’ambiente e con un pubblico selezionato. Un progetto che mi sento di sposare in pieno. Sarà un successo, anche in vista dei programmi di crescita.»

Un’ultima domanda: cosa indossi normalmente al polso?

«Adesso ho un Locman.»

Non uno qualsiasi, ma il “tuo” Locman.

«Esatto, Tutto fatto in Italia, compreso il movimento. Mi piace che sia in titanio, bello, ma soprattutto fasso con lo spirito che mi guida da sempre: la passione.»

 
Sandro Fratini, fotografato da Daniele Scotti per Bonanno Watches a Montecarlo da Monaco Legend. Al suo polso il Locman Decimo Canto, nella versione con cassa in titanio, quadrante in occhio di tigre, movimento Oisa a carica manuale.

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