L’alta orologeria in vetrina: Hong Kong si prepara alla Watch Auction XX di Phillips

Dal 23 al 25 maggio, negli spazi di West Kowloon, la casa d’aste Phillips in Association with Bacs & Russo propone 258 segnatempo che raccontano due secoli di scambi, passioni e ingegni: dal flintlock pistol‑form ottocentesco destinato alla corte Qing ai Cartier Art Deco custoditi come reliquie di modernità, fino ai grandi calibri di Patek Philippe e all’avanguardia autoriale di F.P. Journe.

Edouard Juvet A pair of yellow gold and enamel open-faced pocket watches, circa 1850s Estimate: HK$400,000 - 800,000/ US$50,000-100,000

Hong Kong, con il suo skyline che alterna vetro e giunco come un ideogramma liquido, torna a misurare i battiti del mercato dell’alta orologeria. La ventesima edizione della Hong Kong Watch Auction segna anche il decennale del dipartimento orologi di Phillips: un percorso cominciato a Ginevra nel 2015 e cresciuto in parallelo alle ambizioni di una clientela globale, sospesa tra la nostalgia per le complicazioni vintage e la ricerca di firme indipendenti.

Attributed to Moulinié & Bautte & Cie Yellow gold enamel flintlock pistol-form perfume sprinkler with a concealed watch, circa 1800s Estimate: HK$800,000 - 1,600,000/ US$100-000,200,000

Il catalogo, 258 lotti in tutto, si apre con un prologo serale il 23 maggio che sembra uscire dai taccuini dei mercanti svizzeri dell’Ottocento. In vetrina, una selezione di pezzi creati per il mercato cinese: merletti di smalto e ottone dove la miniatura dialoga con la meccanica.

L’oggetto che calamita gli sguardi è un profumatore‑pistola in oro giallo attribuito a Moulinié & Bautte & Cie, completo di chiave originale; la stima, tra 800 mila e 1,6 milioni di dollari di Hong Kong, riflette la rarità di un genere di automata di cui sopravvivono appena una dozzina di esemplari museali. Accanto, la grande‑petite sonnerie firmata L. Vrard & Co. (circa 1890) con 154 perle incastonate, e la coppia di open‑face di Edouard Juvet che raffigurano Tito e Berenice, miti classici filtrati dall’immaginario cantonese.

Patek Philippe, ref. 3970EJ-029 in yellow gold, circa 2019 Estimate: HK$3,000,000 - 5,000,000/ US$385,000-640,000

Il giorno seguente il baricentro si sposta sul ventesimo secolo e oltre, con la tribù dei collezionisti Patek Philippe pronta a decifrare minimi scarti di referenza. Tra i punti fermi, la 5970P‑013 in platino: quadrante inglese, lancette rosse, scritta a specchio “A Mon Fils” sul fondello zaffiro; un unicum di fabbrica che arriva in sala in doppio sigillo e con stima fino a 8 milioni di HKD.

Poco distante, la ref. 3970EJ‑029 in oro giallo combina un quadrante nero con numeri Breguet e mantiene quel diametro di 36 millimetri che nel 1986 sancì il passaggio di testimone dalla 2499. Per chi predilige gli anni Settanta, la Nautilus 3700 con emblema omanita Khanjar ricorda la stagione in cui gli orologi viaggiavano come doni di Stato.

F.P. Journe, Tourbillon Souverain in platinum, circa 2003 Estimate: HK$1,720,000 - 2,800,000/ US$220,000-360,000

Sullo sfondo, l’orizzonte degli indipendenti. François‑Paul Journe occupa due pedane: il Tourbillon Souverain del 2003, con cassa in platino e movimento in ottone che ha assunto una patina quasi bronzo, e la Chronomètre à Résonance “Black Label”, serie RN, rara quanto un vinile in tiratura privata. A collegare le due anime del catalogo—tradizione industriale e bottega d’autore—interviene un Piaget Gouverneur Grande Sonnerie del 1997, progettato dallo stesso Journe quando ancora lavorava come designer freelance.

Rolex, ref. 6263 in stainless steel with UAE Quraysh Hawk dial, circa 1977 Estimate: HK$1,200,000 - 2,400,000/ US$150,000-300,000

Non manca il capitolo Rolex: un Cosmograph 6263 del 1977 con il falco Quraysh e la firma del ministero della Difesa degli Emirati, corredato da scatola e lettera di Ginevra. Nel linguaggio degli appassionati, un dial simile equivale a un ex‑voto, più che a un semplice accessorio.

Dietro la cortina di dettagli tecnici e stime in dollari si intravede un’altra storia: quella di un mercato asiatico che, dalla fine dell’Ottocento, ha trasformato l’orologio da strumento scientifico a intermediario culturale. La scelta di inaugurare il tour espositivo a Singapore, Taipei e Ginevra—tre nodi della diaspora mercantile—conferma che l’asta di Hong Kong non è soltanto un evento di vendita, ma anche di studio e di riflessione.

Patek Philippe, ref. 5016P-010 in platinum, circa 2007 Estimate: HK$3,000,000 - 6,000,000/ US$385,000-770,000

Phillips, da parte sua, continua a sostenere un modello di asta che privilegia la trasparenza delle provenienze e la competenza dei periti, in un settore dove la linea di confine tra archeologia d’impresa e mania collezionistica è talvolta sottile. A guardare i record di fatturato—212 milioni di dollari nel 2024—si direbbe che la formula funzioni. Ma più delle cifre contano le storie: la dedica di un padre al figlio incisa su un fondello; la firma di un sultano su un quadrante; il profumo—letterale—di un flacone‑pistola destinato a un mandarino di corte. È in questi interstizi che l’orologeria trova ancora il suo ritmo, e forse anche una misura del tempo che va oltre il ticchettio del metallo.

Viewing: 16‑25 maggio, ore 11‑19. Asta: 23‑25 maggio, West Kowloon Cultural District, Hong Kong.

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