A 250 anni dalla fondazione, la maison svizzera presenta a New York il cronografo Type XX referenza 2075: due versioni in oro, movimento manuale a 5 Hz e una storia che unisce l’orologeria di Abraham-Louis Breguet all’epopea aeronautica del suo pronipote Louis.
Il nome Breguet ricorre in luoghi diversi: sui quadranti che hanno misurato il tempo di Napoleone, sulle fusoliere degli aerei che hanno cucito l’Atlantico quando farlo sembrava un azzardo, perfino sui listelli metallici della Torre Eiffel, dove spicca tra i pionieri dell’elettricità. Oggi, in un’ala luminosa di SoHo, il marchio ricorda tutte queste traiettorie con il Type XX Chronographe 2075, un orologio che porta al polso un dialogo fra meccanica fine e memoria del volo.
La referenza arriva in due varianti. La prima adotta un quadrante in alluminio anodizzato nero, materiale caro all’industria aerospaziale; la seconda, limitata a 250 esemplari, opta per l’argento 925 con scala tachimetrica blu. Entrambe condividono la cassa in “oro Breguet” da 38,3 millimetri e 13,2 di spessore, impermeabile a 50 metri, lunetta bidirezionale con cifre smaltate e corona firmata. Il diametro replica quello di un raro Type XX in oro del 1955 custodito negli archivi della maison.
All’interno troviamo una variante manuale del calibro 728 presentato nel 2023: 7279 per il quadrante nero con contatore da 15 minuti, 7278 per l’argento con contatore da 30. Frequenza di 5 Hz, 60 ore di riserva di carica, spirale in silicio e funzione flyback, richiesta dai capitolati militari francesi negli anni Cinquanta per ridurre a un solo gesto l’azzeramento e la ripartenza del cronografo. Il fondello in vetro zaffiro lascia intravedere l’incisione del Breguet 19 che nel 1930 collegò Parigi e New York in 37 ore con un punto interrogativo dipinto in fusoliera al posto della risposta sul viaggio di ritorno.
L’orologio si inserisce nel 250° anniversario della maison dopo le tappe di Parigi e Shanghai. La scelta di presentarlo a Manhattan non è casuale: qui arrivarono gli aviatori Dieudonné Costes e Maurice Bellonte, primi a volare da Est a Ovest controvento a bordo di un aereo progettato da Louis Breguet, ingegnere dell’École Supérieure d’Électricité e pronipote dell’orologiaio. La linea Type XX nacque pochi decenni più tardi come risposta a un bando dell’aeronautica militare francese; divenne prima strumento di bordo, poi compagna civile degli appassionati di cronografi.
Sul polso, la versione nera si abbina a un cinturino in vitello sfumato con fibbia in oro, scelta che richiama l’equipaggiamento dei piloti ma si adatta ai polsini delle sale riunioni. L’edizione argentata adotta pelle blu e include la numerazione incisa da 1/250 a 250/250. Il peso stimato in oro è di 53 grammi; il prezzo consigliato è di 43.400 europer la variante nera e di 45.200 per la limitata. Entrambe sono coperte da cinque anni di garanzia internazionale.
Gregory Kissling, da pochi mesi amministratore delegato, descrive il progetto come un esercizio di continuità: diametro ridotto, carica manuale e materiali coerenti con l’originale del 1955, ma con soluzioni contemporanee nella lega d’oro e nelle componenti in silicio. In futuro, anticipa, la collezione potrà variare per diametro, finiture e materiali, seguendo un pubblico che spazia dal collezionista al neofita curioso di storia del volo.
In un mercato popolato da orologi sportivi ingombranti, il Type XX 2075 si colloca in una nicchia di misure sobrie e legami documentati con l’aviazione. Non pronuncia proclami eroici; piuttosto, ricorda che la tecnica può essere un filo che unisce epoche, dall’ottone brunito degli antichi tourbillon alla lamiera di duralluminio dei biplani. Ogni pressione sul pulsante flyback restituisce il gesto pratico del pilota che corregge la rotta e conferma che, dopo due secoli e mezzo, il nome Breguet continua a vivere su quadranti e cieli, misurando il tempo mentre racconta come lo si attraversa.