Il nuovo percorso dell’Alta Orologeria: Urwerk

Uno dei lati positivi del rinnovato interesse “globale” nei confronti del mondo delle lancette, è senza dubbio la scoperta da parte di tanti appassionati, di un mondo di segnatempo che va ben oltre le tradizionali marche blasonate. Stiamo parlando dei cosiddetti “indipendenti”, piccoli o grandi atelier che hanno segnato l’avanguardia meccanica e stilistica dell’Alta Orologeria a partire dalla fine degli anni ’80. 

Urwerk ur120 Turbine Night

Proprio gli indipendenti, per lungo tempo osannati dalla critica ma incompresi dalla maggior parte degli acquirenti, in questi ultimi due anni hanno visto sdoganate le loro creazioni, che sono passate da “oggetti di nicchia per pochissimi conoscitori” a “straordinari segnatempo non solamente da collezionare, ma anche da considerare per un serio investimento oltre che da indossare con malcelato autocompiacimento”.

In pratica, sono tanti gli appassionati che hanno compiuto una sorta di salto verso l’alto, scegliendo di elevare la propria collezione con dei segnatempo il cui valore fosse legato anche e soprattutto al concetto di rarità, complicazione ed esclusività.

Uno dei nomi che sempre più spesso e da lungo tempo viene accomunato alla qualifica di “indipendente” è senza alcun dubbio quello di Urwerk.

Felix Baumgartner, socio fondatore di URWERK e maestro orologiaio «Sono figlio e nipote di orologiai. L'orologeria è nel mio sangue. Il primo concerto musicale che ricordo è stato eseguito dagli oltre 50 orologi che ticchettavano in casa nostra nell'atelier di mio padre. Ero un orologiaio per nascita e ora sono un orologiaio per passione.»

Martin Frei e Felix Baumgartner, i soci fondatori della marca, possono essere descritti come irriverenti, ribelli ed eccentrici, anche se in realtà l’unica vera maniera per conoscerli è osservando il loro piccoli e singolari capolavori di meccanica. 

Felix Baumgartner, orologiaio come suo padre e suo nonno, ha il tempo che gli scorre direttamente nelle vene. Diplomatosi alla scuola di orologeria di Sciaffusa, ha imparato dal banchetto di lavoro del padre, il linguaggio segreto di ripetizione minuti, tourbillon e calendari perpetui.

Martin Frei, socio fondatore e capo progettista Urwerk. «Dopo i miei studi artistici come visual designer, sono entrato in contatto con tante culture diverse. Quando il mondo dell'orologeria mi ha aperto le sue porte, sono entrato con al seguito tutto il mio bagaglio culturale. Non trovavo limitante avere un background artistico, al contrario la mia arte ha aperto nuovi orizzonti al design. Tecnica, concetto ed estetica, sono prima di tutto dei veri e propri atti creativi.»

Martin Frei è una sorta di contrappeso “artistico” alla competenza tecnica del suo partner. Entrato nel 1987 nel College of Art and Design di Lucerna, ha approfondito ogni forma di espressione artistica e visiva, dalla pittura, alla scultura fino ad arrivare ai video, emergendo successivamente come artista serio e maturo.

I due uomini si sono incontrati per caso e hanno scoperto di avere in comune l’amore per la misurazione del tempo: trascorrevano ore ad analizzare il divario tra gli orologi che vedevano nei negozi e la visione della loro “futura” creazione.

Il loro primo orologio, sviluppato all’inizio degli anni Novanta, è stato ispirato dall’orologio notturno del XVII secolo costruito dai fratelli Campani. In esso, ogni ora su un disco rotante sorge e tramonta in un arco come il sole. Da allora l’ora errante ha costituito la base per lo straordinario orologio 103 di Urwerk e l’ultimo modello, il 201. Entrambi presentano un design estremamente originale, tecniche di orologeria avanzate e nuovi concetti come il pannello di controllo.

Urwerk ur120 turbine

«Realizzare una versione innovativa di una complicazione meccanica esistente non era il nostro obiettivo – spiega Felix Baumgartner – i nostri orologi sono unici perché ognuno è stato concepito come un’opera originale. Questo è ciò che li rende preziosi e rari. Soprattutto, vogliamo esplorare oltre gli orizzonti tradizionali dell’orologeria». Martin Frei è colui il quale veste l’idea e la meccanica: «Vengo da un mondo di totale libertà creativa. Non sono fuso nello stampo dell’orologeria, quindi posso trarre ispirazione da tutto il mio patrimonio culturale.

Quell’eredità risale alle radici del tempo, riflessa nel nome della loro azienda: Urwerk significa “realizzazione originale”, e Ur dei Caldei, in Mesopotamia, è il luogo in cui i Sumeri osservarono per la prima volta l’influenza dei corpi celesti con le stagioni, e così svilupparono le prime misurazioni del tempo.

La loro storia inizia nel 1997 con l’UR101 e UR102, con ore saltanti e minuti retrogradi. Dopo il già citato UR103 del 2003, nel 2005 i due creativi partecipano alla realizzazione dell’Opus 5 per Harry Winston. L’orologio viene venduto benissimo e li rende famosi in tutto il mondo.

Nel 2008 è la volta dell’UR202. L’orologio presenta un originale complicazione satellitare girevole brevettata, che si caratterizza per le lancette dei minuti telescopiche e un nuovo sistema di ricarica automatica regolato dalla compressione dell’aria. 

UR100v Ultraviolet

Seguiranno tante altre innovazioni, fino ad arrivare ai tempi recentissimi: a Ginevra 2022 i due creativi hanno deciso di tornare alle origini, presentando una straordinaria versione in viola dell’UR100: «Mi piace il fatto che un colore sia molto più di ciò che possiamo percepire – ha detto Martin Frei – lo spettro cromatico visibile ai nostri occhi varia dal rosso al viola. Al di là di quella sfumatura, il colore si trasforma in una forma d’onda che i nostri occhi non riescono più a rilevare, l’ultravioletto. Sono affascinato dall’idea di creare un orologio che celebri questo confine, questo punto di non ritorno, questo passaggio da percepibile a impercettibile. L’UR-100V UltraViolet parla di questa esplorazione dei limiti, trasmette qualcosa di mistico, è una tonalità che si trova al confine di una dimensione che chiamiamo colore.»

Una cosa non è mai cambiata nel corso degli anni: la produzione era e rimane strettamente limitata. Delle vere e proprie perle per un numero ristrettissimo di fortunati, visto che sono solamente 220 gli orologi che escono ogni anno dall’atelier Urwerk. Un numero esiguo, ben lontano dal poter soddisfare le richieste che provengono da ogni parte del mondo.

A dispetto di questo, Bonanno riesce ad offrire ai suoi clienti la possibilità di poter osservare, studiare e mettere in collezione questi rari e straordinari segnatempo. 


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