Durante i Monaco Watch Days dello scorso aprile, in attesa dell’attesissima asta di Monaco Legend, abbiamo incontrato Fabrizio Bonvicino e Claudio Freccia, fondatori di Italian Watch Spotter, un punto di riferimento per gli appassionati italiani di alta orologeria.
Italian Watch Spotter è presente ormai da diversi anni alle aste internazionali. Cosa significa per voi partecipare a questi eventi? Ci si abitua o l’emozione resta sempre la stessa?
Fabrizio Bonvicino: «Abbiamo iniziato con Italian Watch Spotter nel 2017, e già nel 2018 partecipavamo alla nostra prima asta. Partecipare a questi eventi ci permette di vedere da vicino orologi straordinari e di imparare da collezionisti e professionisti di grande esperienza. All’inizio l’attenzione è naturalmente catturata dai pezzi iconici, dai Paul Newman di Rolex ai cronografi e cronocalendari Patek Philippe. Poi, col passare degli anni, il nostro gusto si è evoluto verso modelli più particolari: abbiamo cominciato a esplorare anche l’orologeria indipendente e il neo-vintage. È diventata quasi una questione di dopamina, di cercare sempre qualcosa di nuovo e diverso, ma l’emozione di assistere a un’asta, ogni volta, rimane».
Claudio Freccia: «Assolutamente, ogni asta è diversa e ogni stagione porta nuovi pezzi straordinari. Naturalmente, frequentando questo mondo regolarmente, alcune cose possono diventare un po’ più familiari e magari rischiano di passare in secondo piano, ma il desiderio di esplorare nuovi orologi e scoprire nuove rarità è sempre presente. C’è sempre quell’eccitazione che ti porta a dire: “Devo assolutamente andare a Monaco, a Ginevra, a New York, a Hong Kong per vedere che cosa succede quest’anno”.»
Siete giovani in un ambiente che spesso viene considerato più adatto a collezionisti più maturi. Vi sentite un po’ mosche bianche rispetto ai vostri coetanei?
Claudio Freccia: «Non direi proprio mosche bianche, perché vediamo che l’interesse dei giovani verso l’orologeria, specialmente vintage, è in forte crescita. Certamente il collezionismo può essere costoso, quindi più facilmente frequentato da persone mature, ma non è necessario acquistare per essere coinvolti e imparare. Partecipare alle aste anche solo per passione personale permette di vedere tantissimi orologi, di imparare moltissimo e di conoscere persone interessanti, tutto gratuitamente.»
Fabrizio Bonvicino: «È vero, quando abbiamo iniziato, circa otto anni fa, vedere ragazzi di 18-19 anni frequentare aste di orologi importanti poteva sembrare strano. Oggi non è più così raro. Vediamo in sala sempre più giovani interessati come noi. Credo che anche il mondo della moda abbia influito su questo cambiamento, facendo tornare l’orologio come un oggetto cool e desiderabile. Prima lo vedevi come un semplice accessorio, oggi invece è diventato un simbolo di appartenenza e personalità.»
Conoscete personalmente dei giovani collezionisti? Cosa cercano esattamente nelle loro collezioni?
Claudio Freccia: «Certamente sì, conosciamo tanti giovani collezionisti. La collezione rispecchia sempre molto la personalità del collezionista. Oggi, grazie alla maggiore disponibilità di informazioni, è più facile scoprire pezzi strani o difficili da trovare. Attualmente molti cercano l’oggetto particolare, qualcosa di diverso, magari un prototipo o un orologio con caratteristiche uniche. Non necessariamente puntano al pezzo iconico come poteva essere il Paul Newman. L’obiettivo ora è spesso quello di avere un oggetto unico, anche se meno costoso, che racconti qualcosa di chi lo possiede.»
Fabrizio Bonvicino: «Esatto, ci sono anche giovani collezionisti orientati verso il moderno, per scrivere da zero la storia del loro orologio. Ma il vintage resta molto interessante, perché offre la possibilità di avvicinarsi a marche oggi difficilmente accessibili economicamente, garantendo spesso qualità artigianali superiori rispetto ai modelli attuali. Questo è un elemento che attrae molto i giovani.»
Nonostante la vostra comunicazione sia molto moderna e rivolta principalmente ai giovani, riuscite comunque a dialogare facilmente con le generazioni più mature. Come reagiscono i collezionisti di vecchia data al vostro approccio?
Fabrizio Bonvicino: «Questa è una domanda molto interessante. Con Italian Watch Spotter abbiamo deciso fin dall’inizio di metterci apertamente in gioco e mostrare il lavoro e lo studio che c’è dietro ciò che facciamo. Questo approccio ha eliminato molte barriere e ha creato una buona connessione anche con i collezionisti più maturi. Alcuni sono più aperti e contenti di interagire con noi, altri magari meno, ma in generale c’è un rapporto molto positivo.»
Claudio Freccia: «Esatto, e noi stessi ci rivolgiamo spesso ai collezionisti più esperti come maestri da cui imparare. Quando hai questa curiosità e voglia di imparare, ti poni in modo autentico e appassionato, e questo viene riconosciuto dagli altri. Nell’orologeria c’è un forte desiderio di comunicare e condividere storie e informazioni. Noi cerchiamo di farlo in modo moderno, immortalando storie che rischiano di essere dimenticate. È uno scambio reciproco che arricchisce tutti.»
Quindi qual è il vostro ruolo oggi nel panorama dell’orologeria italiana?
Fabrizio Bonvicino: «Crediamo di svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in contatto generazioni diverse, preservando storie e conoscenze preziose. Siamo diventati una specie di ponte tra passato e futuro, cercando di mantenere vivo questo patrimonio culturale.»
Claudio Freccia: «Sì, stiamo cercando di dare voce a storie che potrebbero perdersi, trasformando questo sapere in contenuti moderni, accessibili e coinvolgenti, specialmente per le nuove generazioni.»
Un incontro che ha confermato ancora una volta come il mondo delle aste e del collezionismo orologiero stia vivendo un’evoluzione continua, e come Fabrizio Bonvicino e Claudio Freccia rappresentino un esempio positivo di giovani appassionati che stanno contribuendo attivamente a questa trasformazione.