Il Daytona “Patrizzi” è un soprannome attribuito ai Rolex Daytona referenza 16520 prodotti tra il 1994 e il 1995 con quadrante nero, caratterizzati da un’ossidazione dei contatori argentati, che virano al marrone con il tempo.
Questo fenomeno è dovuto all’utilizzo di una vernice organica chiamata Zapon, che non proteggeva adeguatamente i contatori dall’ossidazione causata da umidità e raggi UV.
La scoperta è avvenuta casualmente durante una comparazione tra modelli, rivelando che non si trattava di una serie limitata, ma di una caratteristica unica ed estetica.
Non è una serie speciale, non è codificato con una referenza particolare, ma è comunque “necessario” raccontare la storia di questi orologi per molti versi straordinari.
Siamo a Parma, durante il Mercante in Fiera – a parlare è Paolo Cattin – Sono gli ultimi giorni, si girano gli stand per vedere se c’è ancora qualcosa di interessante da comprare. In quel periodo lavoravo molto con Guido Mondani e proprio con lui ero in fiera. Vado dal mio amico Eugenio, famoso nell’ambiente perché fa dei numeri di vendite da paura, e mi dice: «Paolo guarda, ho trovato questo Daytona 16520, è una serie limitata, ha i contatori marroni.» La richiesta era di circa dieci milioni di lire in più rispetto al normale. Vado da Guido e ci rendiamo conto che non c’era nessuna documentazione specifica che ne avvalorasse l’idea di una serie limitata, ma a dispetto di ciò, non fosse altro perché esteticamente mi piaceva tantissimo ed in più era anche in condizioni di NOS, lo compro, se ben mi ricordo in società proprio con Mondani stesso.
La seconda scena si svolge qualche giorno dopo a Boccadasse, a Genova, in casa Mondani. Iniziamo a studiare l’orologio ma non riusciamo a trovare nessun tipo di documentazione che ne accertasse l’indicazione della serie limitata.
A quel punto Guido dice: «Vado in cassetta di sicurezza a prendere i miei, così facciamo una prova comparativa con questo.» Detto ciò si alza e va in banca.
Quando torna, vede con non poco stupore, che il suo Daytona 16520 seriale W, era diventato marrone.
Lo aveva messo in cassetta appena comprato, e dopo una decina di anni il suo colore era innegabilmente virato. Lì abbiamo capito che non si trattava di una serie limitata, ma di un’ossidazione del quadrante, che per mille ragioni diverse, dovute a umidità, presenza o meno della luce, o ancora metodologie manuali di lavorazione, hanno prodotto questo fenomeno.
Come ha spiegato in tempo recenti *Paul Altieri: «L’enorme differenza di valore di questi orologi è tutta dovuta a un errore tecnico raro e prontamente corretto dalla casa madre. I modelli ref. 16520 neri prodotti tra il 1994 e il 1995 utilizzavano una vernice organica, chiamata Zapon, per proteggere il quadrante del Daytona. All’epoca però non si sapeva che questo trattamento non forniva una protezione sufficiente per proteggere le piste esterne argentate dei contatori, che di conseguenza con il passare degli anni, in alcuni rari casi, si sono ossidate, assumendo un definito colore marrone in reazione ai raggi UV. Ancora più importante per i collezionisti, le modifiche non si stabilizzano e continuano a manifestarsi man mano che l’orologio invecchia. Ciò significa che ogni cosiddetto quadrante Patrizzi è unico, e nel mondo dei Rolex classici, unicità spesso equivale a costoso.»
*Paul Altieri è il fondatore e CEO di Bob’s Watches, un noto portale online specializzato nella vendita di orologi Rolex nuovi e usati. La piattaforma è riconosciuta per la sua affidabilità nel mercato degli orologi di lusso. Altieri è anche un appassionato collezionista di Rolex e ha condiviso la sua esperienza in interviste, offrendo consigli sui modelli più adatti per i collezionisti, dal Submariner al Daytona.
Una volta compreso il motivo di questa particolarità esclusivamente estetica, Guido mi fa: «Perché non gli diamo un nome ai pezzi con questi quadranti virati marrone?». Facciamo un po’ di brainstorming, ci confrontiamo su tante differenti possibilità e alla fine di troviamo concordi su quello che riteniamo essere il migliore dei nomi possibili: Patrizzi.
Questa è la vera storia di un nome, di un orologio che poi abbiamo scoperto essere bellissimo, specie quando la pista argentata diventa praticamente nera e rende il quadrante indiscutibilmente affascinante, presentando una livrea full black che ne cambia totalmente la fisicità.
Ma come si riconoscono i veri Patrizzi da quelli dove invece, usando tecniche di invecchiamento, dal calore, alla luce, addirittura sembra al forno a microonde? A rispondere è lo stesso Paolo Cattin: «Non è semplice e ci vuole una lunga esperienza e frequentazione di tanti 16520. Più in generale, abbiamo osservato che i viraggi ottenuti in maniera artificiale, sono tutti molto “puliti”, precisi, uniformi. Quelli dove invece il viraggio è avvenuto in maniera “naturale”, senza nessun aiuto esterno, sono molto meno precisi: presentano zone più o meno intense, anche dei veri e propri spazi bianchi.»
Sono tutte uguali in intensità le ossidazioni? «Questa è forse la parte più appassionante e anche significativa: sono cinque le gradazioni che normalmente abbiamo ritrovato. La prima è una sorta di nocciolino chiaro, la seconda è più carico, nella terza diventa decisamente scuro, per arrivare alla quarta dove le piste sono quasi nere.»
Il quinto livello? «Nel quinto non si riconosce più la differenza tra il nero del fondo e quello della pista dei contatori.»
L’articolo è tratto da HANDMADE: La vera storia del Daytona «Patrizzi»