Davide Parmegiani e la terza vita del leggendario Patek Philippe 1518 in acciaio

Nel mondo dell’alta orologeria, pochi nomi risuonano con la stessa autorevolezza di Davide Parmegiani. Considerato uno dei più grandi esperti e dealer di orologi vintage al mondo, ha costruito la sua carriera maneggiando alcuni dei pezzi più rari e desiderati della storia.

Con oltre quarant’anni di esperienza, Parmegiani ha saputo coniugare passione, intuizione e un profondo know-how del mercato, diventando un punto di riferimento assoluto per collezionisti e investitori.

Intervista di Paolo Gobbi

Nella sua casa d’aste Monaco Legend Group, gestisce trattative esclusive che coinvolgono veri e propri capolavori dell’orologeria, spesso con cifre che sfidano i record del settore. Il suo approccio va oltre la semplice vendita: per lui, ogni orologio ha una storia, un’anima, e trovare il giusto collezionista significa garantirne la continuità e il prestigio nel tempo.

In questa intervista esclusiva, Parmegiani racconta con la sua consueta schiettezza e passione l’ennesima avventura che lo vede protagonista: la vendita di un leggendario Patek Philippe 1518 in acciaio, uno degli orologi più rari e ambiti al mondo. Un pezzo che, per la terza volta nella sua carriera, passerà tra le sue mani prima di trovare un nuovo custode.

Davide, il mondo del collezionismo è in subbuglio perché uno dei 1518 è di nuovo sul mercato. Anzi, oserei dire che è di nuovo sul mercato… con te, nelle tue mani!

«Sì, ed è una cosa emozionante anche per me. Mi fa molto piacere ritrovare uno dei quattro 1518 in acciaio, probabilmente quello a cui sono più affezionato. La sua storia è nota: l’ho visto per la prima volta nel 1989, quando andò in asta da Orion (la mia prima asta), poi è finito in Germania per diversi anni. Successivamente ho avuto la fortuna di comprarlo e di pubblicarlo nel mio primo libro, The Collection.

Ora sarà la terza volta che lo vendo e sono convinto che troverò nuovamente un felice possessore. E, come le altre volte, penso che il vero affare lo farà il compratore più che il venditore, anche se ovviamente chi lo vende ne ricaverà una soddisfazione economica notevole, visto che si parla ormai di prezzi da grandi opere d’arte. Per me questo orologio è proprio un’opera d’arte importantissima, un “Grail” di Patek di livello pazzesco.

Considerando la ricchezza attuale nel mondo, su scala internazionale, credo che, nonostante verrà venduto a una cifra che sicuramente segnerà un nuovo record mondiale per l’orologeria vintage, resterà comunque un ottimo affare e investimento. Chi lo comprerà avrà enormi soddisfazioni nel tempo, perché rimarrà sempre uno dei “Grail” più ambiti a livello mondiale. A me rimarrà il piacere di averlo avuto tra le mani ancora una volta… e chissà, magari in futuro potrei occuparmene di nuovo, o potrebbe farlo mio figlio: sarebbe una soddisfazione allo stesso livello. Non è solo un discorso di profitto, ma anche di passione e di tramandare questi oggetti nelle migliori collezioni del mondo.»

Non ti è mai passato per la testa l’idea di tenerlo per te e non venderlo mai più?

«In tutta onestà non posso permettermelo. Oggi i valori di mercato sono tali, partiamo da un prezzo base di almeno 20 milioni di euro: con le mie responsabilità familiari e lavorative, non posso diventare collezionista a questi livelli. Poi, sinceramente, mi sembrerebbe fuori luogo: ho avuto in mano questi orologi quando valevano poco più di un milione e il massimo incassato all’epoca è stato 2 milioni. Ora superiamo i 20, sarebbe una contraddizione enorme per me.
Inoltre il mio DNA è sempre stato quello del dealer. Il piacere più grande è possedere questi pezzi anche solo per poco, e poi trovare il “next caretaker”, il prossimo custode. Questo mi dà la soddisfazione più bella.»

Il Patek Philippe ref. 1518 in acciaio in vendita privata da Monaco Legend

Lo venderai in asta o in trattativa privata?

«Assolutamente in trattativa privata. La mia casa d’aste, Monaco Legend Group, al momento non è strutturata per proporre un orologio di partenza a 20 milioni. L’asta è un contesto molto diverso, immediato: non c’è tempo per riflettere. Chi non compra subito rischia di veder sfumare l’occasione. Invece, con la trattativa privata, posso dare al cliente il tempo di capire l’opportunità di aggiungere un asset di questo livello alla propria collezione o al proprio patrimonio.

Dico anche che, se parliamo di aste internazionali, oggi il target price di un top lot da collezione vintage potrebbe arrivare intorno ai 5-8 milioni senza spaventare nessuno. Ma superare i 10 o i 15 milioni è più complesso: il numero di persone al mondo disposte a spendere cifre simili per un orologio (anziché per un Rothko o un Basquiat) è molto più limitato. Bisogna poter dialogare con loro, concedere il giusto tempo di riflessione.»

Sono iniziate le trattative?

«Abbiamo annunciato l’orologio ieri mattina e siamo già in contatto con due potenziali acquirenti molto interessati. Devono ancora vederlo fisicamente, ma credo che ci siano grosse potenzialità. È un oggetto talmente bello e ambito che penso troveremo presto il giusto collezionista. E, nel frattempo, per noi è stato un vantaggio anche in termini d’immagine e visibilità: da ieri abbiamo avuto centinaia di registrazioni sul nostro sito per l’asta del 26 aprile, un numero insolito per il mese di febbraio. Ha richiamato l’attenzione sul nostro brand, e questo è già un successo. Trovare la collezione dove piazzarlo sarà poi la chiusura perfetta del cerchio.»

Ti ringrazio per la chiarezza e la sincerità. È raro sentire risposte così dirette. Visto il tuo invito, verrò volentieri a Monaco per vedere l’orologio dal vivo.

«Sarà un piacere accoglierti a Monaco e metterlo sul tavolo insieme a noi. Non l’abbiamo potuto portare a Parigi perché, ogni volta che si sposta, i costi assicurativi sono altissimi. Ma spero davvero di potertelo far vedere di persona.»

Un’ultima domanda: credi che questo sia l’ennesimo segnale della buona salute del mercato dell’orologeria d’epoca di alto livello?

«Assolutamente sì. I nostri numeri del 2024 sono stati eccellenti, con un fatturato che ha superato gli 88 milioni di euro tra vendite all’asta e trattativa privata. Sono fermamente convinto che per una casa d’aste che fino ad oggi ha fatto 2 aste all’anno siano numeri di tutto rispetto e che chiariscano molto bene la nostra posizione nel mercato. Inoltre notiamo un interesse sempre maggiore da nuovi collezionisti e da nuovi Paesi, in particolare in Asia e in Medio Oriente. Credo che anche il 2025 sarà un anno molto positivo per l’orologeria da collezione e per Monaco Legend Group.»

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