Due poltrone, due orologi da sogno tra le mani — un Rolex ref. 6062 e un Patek Philippe 1526 — e una chiacchierata che scorre come un racconto della grande storia dell’orologeria. Davide Parmegiani, uno dei più rispettati dealer internazionali, e Auro Montanari, conosciuto anche come John Goldberger, collezionista e autore, si incontrano alla vigilia di una nuova asta firmata Monaco Legend Group per riflettere su ciò che davvero conta: la qualità, la rarità, la bellezza.
In un settore in cui le aste generaliste vivono un momento complesso, l’orologeria vintage si conferma un’oasi vitale. Ma perché? È solo merito degli oggetti o anche del format, della selezione, del clima che si respira a Monte Carlo? In questa intervista i due protagonisti raccontano visioni, aneddoti, ricordi e passioni. Parmegiani rivendica un approccio selettivo che mette al centro l’emozione e la qualità, mentre Montanari riflette sull’eleganza come chiave di lettura del gusto e della storia. Un confronto tra mercante e collezionista che, come spesso accade in orologeria, si trasforma in una lezione sul tempo, sul desiderio e sulla capacità di riconoscere l’unicità.
Paolo Gobbi: Davide, ci si abitua al ritmo delle aste?
Davide Parmegiani: Assolutamente sì, e anche volentieri. Il format che abbiamo creato è diventato un rito. Ogni sei mesi viviamo in funzione dell’asta successiva. È un ciclo entusiasmante: la preparazione, la selezione degli orologi, la risposta dei collezionisti. Dal 2019 siamo arrivati alla dodicesima asta. Piccoli, forse, ma fieri di esserlo: ci piace tenere il progetto in scala umana, coltivare un club di amici, collezionisti che vengono a Monte Carlo per un weekend rilassato, tra orologi rari e serate piacevoli.
PG: E il segreto del successo? Il format, voi, o gli orologi?
DP: Sempre la merce. Puoi avere il miglior format, ma se non hai orologi di qualità, rari, ben selezionati, non funziona. La qualità genera attenzione, desiderio e risultati. Anche in altri ambiti—arte, automobili—vale la stessa regola. Se c’è qualità, il mercato risponde. E risponde bene.
PG: Auro, dal tuo punto di vista di collezionista, ti emozioni ancora?
Auro Montanari: Certamente. Prima compravo da amici, da commercianti. Oggi, paradossalmente, mi diverto di più in asta. Le ultime aste di Monaco Legend propongono oggetti che mi emozionano davvero, specialmente se si parla di vintage: è lì che batte il mio cuore.
PG: La tua notorietà ti ha aiutato nelle trattative?
AM: A dire il vero, preferivo quando ero dietro le quinte. Essere riconosciuto non mi interessa granché. Se c’è un vantaggio, forse è quel pizzico in più di considerazione che ricevo quando propongo un pezzo della mia collezione. Ma preferivo l’anonimato.
PG: Cartier, invece?
AM: Un amore che dura. L’asymétrique che ho al polso è un esempio perfetto: puro design. Cartier ha sempre puntato sull’eleganza piuttosto che sulle complicazioni. La loro complicazione è la bellezza. Ultimamente stanno facendo un lavoro molto interessante nel ripercorrere i loro modelli storici, come il Pebble o il Tank Normale.
PG: Davide, come scegli cosa proporre in asta?
DP: Punto sull’emozione. Ho 40 anni di esperienza e cerco sempre la qualità, la rarità. A volte si tratta anche di pezzi che tornano da me dopo anni: è come rivedere vecchi amici. Come il Rolex “barilotto” 3525, passato per l’asta Mondani del 2006, poi da Christie’s, oggi di nuovo qui. È un privilegio poterli rimettere in circolo nelle migliori collezioni.
PG: Auro, una domanda secca. Entra uno con uno scatolone pieno di orologi. Hai cinque secondi: quale scegli?
AM: Il 1526 rosa con fasi lunari, copertina dell’asta. È un orologio unico, con calendario in portoghese, lente sulla luna, venduto a Rio da Casa Masson. Un pezzo che ha fatto il giro del mondo. Non l’ho mai avuto. E me lo ricorda la mia giovinezza.
PG: Davide, il tuo “colpo” dallo scatolone?
DP: Il Rolex 602. Calendario e fasi lunari in acciaio. Indici in acciaio, quadrante bitonale, conservazione eccezionale. Viene dalla Connoisseur Collection, ha pedigree, storia, fascino. È uno di quei pezzi che raccontano tutto.
PG: E il giusto equilibrio in asta tra emozione, mercato e proposta?
DP: Sempre emozione al primo posto. Se non mi emoziona, non lo propongo. Poi viene l’esperienza: so cosa può funzionare, cosa può dare soddisfazione a chi compra. Il mercato segue, ma dev’essere un mercato di qualità.
PG: Ultima: quanto conta l’eleganza per un collezionista?
AM: Tantissimo. L’estetica al polso è fondamentale. Il bello è universale: vale in acquisto, vale in vendita. E vale ogni giorno in cui lo indossi.