Davide Parmegiani e il 1518 in acciaio che neanche Keith Haring riuscì a comprare

Ci sono orologi che raccontano il tempo. E poi ci sono orologi che raccontano storie. Alcune di queste sono leggendarie, come quella della referenza 1518 di Patek Philippe in acciaio: un oggetto che ha attraversato le mani di collezionisti visionari, artisti iconici e mercanti audaci, lasciando dietro di sé una scia di fascino e mistero. Ne sono conosciuti solo quattro esemplari al mondo.

Uno di questi – quello protagonista dell’intervista che state per leggere – è oggi sul mercato, in vendita da Davide Parmegiani e il suo team della Monaco Legend Group, con trattativa privata. Una rarità assoluta, un’occasione irripetibile.

Per comprendere davvero la portata di questo orologio, abbiamo incontrato due protagonisti che ne hanno segnato il destino: Ernst Schuster, collezionista e manager di artisti come Keith Haring (artista e attivista statunitense scomparso nel 1990, noto per i suoi graffiti pop, figure stilizzate e messaggi sociali su amore, razzismo e giustizia) e Andy Warhol, e Luca Taino, l’uomo che ha custodito il 1518 per oltre quindici anni, resistendo alle infinite offerte ricevute nel tempo. 

Insieme ricostruiscono non solo la storia di un capolavoro dell’orologeria, ma anche quella di un’epoca: tra elicotteri diretti a Monte Carlo, banche riluttanti a trasferire cifre milionarie, Gran Premi di Formula 1 e atelier d’arte nella New York degli anni ’80.

L’intervista è un viaggio in un mondo dove la passione supera il valore, dove un segno tracciato da Keith Haring sul fondello di un orologio può valere più di un quadro, e dove l’acciaio – un materiale umile rispetto all’oro o ai diamanti – diventa simbolo assoluto di eccellenza. Ma soprattutto, è la testimonianza di quanto l’orologio giusto, nelle mani giuste, possa diventare leggenda.

Il Patek Philippe ref. 1518 in acciaio è in cerca di un nuovo custode: 

questa è la sua storia.

Paolo Gobbi: Oggi siamo qui con Ernst Schuster e Luca Taino per scoprire uno degli orologi più rari affascinanti mai realizzati: il Patek Philippe ref. 1518 (1) cronografo calendario perpetuo in acciaio. Ernst, ci racconti come hai trovato questo orologio?

Ernst Schuster: «Ero a Milano alla metà degli anni ’80 e andai da un vecchio commerciante di orologi, molto elegante. Suo figlio, Baracca, si occupava anche lui di orologi: molto deciso, con un negozio anche in Florida, a Miami Beach: lì arrivavano persone con i contanti in tasca, pagavano subito. Suo padre mi disse: “Questo orologio è molto interessante.” Quando sentii che costava 600.000 dollari, ed era in acciaio (n.d.r. in quegli anni una Ferrari 288 GTO nuova costava circa 85.000 dollari), capii che doveva essere qualcosa di davvero… davvero speciale.»

E poi?

Schuster: «Presi un elicottero e volai a Monte Carlo. Avevo degli amici lì per la Formula 1. Quando mi videro mi dissero: “Il Gran Premio è la prossima settimana, che ci fai qui?” Risposi che ero venuto a vedere un orologio. Quando raccontai la storia: impazzirono. Un giornalista, credo, scattò anche delle foto. All’epoca venivo spesso qui a Monaco per il Gran Premio con la mia vecchia Ferrari: ce l’ho ancora oggi, da 56 anni.»

Cos’è che ti affascina tanto degli orologi?

Schuster: «Gli orologi sono i “giocattoli” preferiti dagli uomini. Puoi avere tutto, ma l’orologio – quello giusto – è sempre la cosa più preziosa. Non la casa, non l’automobile. Quando chiesi alla mia banca in Liechtenstein di inviare il denaro per finalizzare l’acquisto (2), mi dissero: “Sei sicuro? Sei davvero sicuro?” Io risposi: “Sono sicuro al 100%. Voglio acquistare quell’orologio e so bene che cosa sto facendo.»

Hai tenuto il 1518 per alcuni anni? Lo indossavi nel quotidiano o lo conservavi protetto?

Schuster: «L’ho tenuto per tre o quattro anni, indossandolo quotidianamente come un qualsiasi orologio “normale”. L’unica peculiarità è che gli misi un cinturino in pelle, sostituendo il bracciale in acciaio. In quel periodo ero il manager di un celebre artista americano: Keith Haring.»

Non era un orologio normale.

Schuster: «Nella mia famiglia “allargata” questo orologio fece “furore!”, anche se non dissi mai il prezzo reale a cui l’avevo pagato. Sapevano che era in acciaio e quindi pensavano che, in quanto tale, non fosse di grande valore. Al tempo vivevo con una donna per la quale erano importanti solamente i soldi e dava un valore a tutto. Un giorno venne da me e mi disse “con questo orologio a New York potresti acquistare tre appartamenti” e infatti acquistai per 400.000 dollari un super-appartamento nella 57esima strada vicino alla Black Tower (3). Un mio amico, che aveva costruito questa casa, mi disse “Perché paghi in contanti 400.000 dollari? Potresti comprare otto case da 50.000 dollari e poi rivenderle una a una”.»

Il Patek Philippe ref. 1518 in acciaio

Com’è entrato in scena Keith Haring?

«Ho conosciuto molti artisti a New York. Collaboravo con Andy Warhol e Keith Haring. Il primo aveva dipinto a Monaco nel 1979 una BMW per il progetto Art Car. Ricordo che si divertì tantissimo e completò l’opera in meno di mezz’ora: quest’auto valeva più di un milione di dollari. (4) Keith Haring fece un lavoro diverso, a lui procurai nel 1987 una BMW M1 da personalizzare (5). Alla fine del lavoro Keith vide l’orologio e disse: “Non ho mai visto un orologio come questo.” Chiese quanto costasse. Gli risposi “Non è in vendita”. – n.d.r. sembra che in realtà Haring chiese a Schuster di cedergli il Patek Philippe in cambio di un suo quadro, ma questi rifiutò asserendo che l’orologio valeva molto di più – Allora prese l’orologio e mi disse: “Ti faccio un disegno sul fondello, gratis.” Dopo averlo fatto, però, continuai ad indossarlo e nel giro di un anno il disegno si è cancellato.»

Perché hai deciso di venderlo all’asta da Antiquorum nel 1995?

Schuster: «Antiquorum è stata la prima casa d’aste a trattare orologi di quel livello. Un amico, all’epoca il più grande collezionista di Ferrari, a Gstaad mi disse: “Io voglio solo il meglio, non importa se sia il più costoso, l’importante è che sia il meglio.” Questo ragionamento e si sposava perfettamente con la collezione Ferrari. Gli dissi che non volevo vendere il mio orologio “è perfetto, è in acciaio, non in oro o diamanti, è il migliore orologio che abbia mai posseduto”

Hai mai rimpianto di averlo venduto?

Schuster: «Non ora. Ma forse in passato, un po’. Però mia moglie mi disse: “Vendilo, così compriamo l’appartamento a New York.” Alla fine, comprai un super attico sulla 57ª strada, vicino alla Carnegie Hall.»

Ernst Schuster

Luca, tu invece quando ti sei innamorato di questo orologio?

Luca Taino: «Come non innamorarsi del “Santo Graal” dell’orologeria? Acquistai questo orologio circa 15 anni fa: un commerciante mi disse che un grande collezionista aveva intenzione di venderlo. Concludemmo l’affare. Credo sia l’orologio più importante al mondo.»

Quante persone, in tutti questi anni, ti hanno chiesto di vendergli quell’orologio?

Taino: «Tantissimi. Ma l’ho custodito per 15 anni e ora ho deciso di venderlo per fare spazio a nuove possibilità, per la famiglia. Sono sicuro che chi lo comprerà lo apprezzerà e se ne prenderà cura. Ho affidato la vendita a Davide Parmegiani proprio perché lui riesca a trovare la persona giusta che sappia conservare e valorizzare al meglio l’orologio. L’ho posseduto e amato per 15 anni.»

Lo indossavi qualche volta?

Taino: «Raramente. Solo in occasioni molto speciali. È un oggetto straordinario, che si può ammirare anche solo guardandolo. La sua storia è stata sempre unica, come ci ha raccontato Erns in merito al disegno fatto sul fondello da Keith Haring.»

La pagina del catalogo Antiquorum che mise il 1518 in vendita nel 1995

NOTE

  1. Il Patek Philippe ref. 1518 in acciaio è uno degli orologi più rari e ambiti al mondo. Solo quattro esemplari sono noti, rendendolo un vero “Santo Graal” per i collezionisti.
  2. Alla metà degli anni ‘80 con 600.000 dollari si potevano comprare 6-7 supercar di altissimo livello, praticamente l’intera gamma di un collezionista.
  3. La “black tower” sulla 57esima strada a New York si riferisce al grattacielo residenziale 111 West 57th Street. Questo edificio è noto per essere il grattacielo più sottile del mondo, con un rapporto tra altezza e larghezza di 1:24. Caratteristicoanche il suo colore scuro. 
  4. Nel 1979, Andy Warhol partecipò al progetto BMW Art Car, dipingendo una BMW M1 Gruppo 4.A differenza dei suoi predecessori, Warhol scelse di dipingere direttamente sull’auto reale, senza utilizzare un modello in scala: completò l’opera in circa 28 minuti, cercando di rappresentare visivamente la velocità e il movimento.Questa vettura ha partecipato alla 24 Ore di Le Mans nel 1979, classificandosi sesta assoluta e seconda nella sua classe.
  5. Nel 1987, Keith Haring ha dipinto una BMW Z1 rossa presso la galleria Hans Mayer di Düsseldorf.Sebbene questa vettura non faccia parte ufficialmente del programma BMW Art Car, è considerata una delle sue opere automobilistiche più iconiche.Haring ha ricoperto l’auto con i suoi caratteristici motivi grafici neri, creando un’opera d’arte dinamica e riconoscibile.

BIO

Ernst Schuster è un collezionista svizzero noto per la sua passione per le Ferrari e gli orologi di alta gamma. Negli anni ’80, ha lavorato a stretto contatto con artisti come Keith Haring e Andy Warhol, vivendo tra New York, Monte Carlo e Milano. È noto per aver posseduto uno dei soli quattro esemplari al mondo del leggendario Patek Philippe ref. 1518 in acciaio, acquistato in un’epoca in cui l’orologeria d’élite era ancora territorio di pochi.​

Davide Parmegiani è considerato una delle figure più autorevoli e influenti nel mondo del collezionismo di orologi vintage. Nato a Milano in una famiglia di commercianti d’arte e antiquariato, ha iniziato giovanissimo a interessarsi al mondo dell’orologeria d’epoca, intuendo con grande anticipo il potenziale culturale e collezionistico di segnatempo che all’epoca erano ancora sottovalutati. La sua carriera prende avvio nei primi anni Ottanta, quando comincia a viaggiare tra Europa, Stati Uniti e Asia alla ricerca di pezzi rari, costruendo una rete di clienti, collezionisti e appassionati che lo renderà una vera autorità internazionale. Nel corso dei decenni, Parmegiani ha contribuito in modo determinante alla definizione del mercato dell’orologeria vintage, partecipando in prima persona a vendite straordinarie, al recupero di esemplari leggendari e alla diffusione di una cultura dell’eccellenza meccanica e storica. È cofondatore della Monaco Legend Group, casa d’aste con sede nel Principato di Monaco, specializzata in orologi da collezione, che sotto la sua guida è diventata un punto di riferimento per i top lot e le vendite private più prestigiose. Riconosciuto come “The Big Boss” del settore, è spesso il motore silenzioso in trattative riservate per orologi iconici, tra cui alcuni dei Patek Philippe e dei Rolex più ambiti al mondo.

Jader Barracca è stato uno studioso e autore di riferimento nel mondo dell’orologeria di lusso, noto per aver contribuito in modo significativo alla documentazione storica e culturale degli orologi da collezione. Il suo nome è legato in particolare al libro Le Temps de Cartier, pubblicato nel 1989 insieme a Giampiero Negretti e Franco Nencini. Oltre a questo, Barracca è stato coautore di Ore d’oro 2, volume del 1987 dedicato alla passione e all’investimento negli orologi da polso. Le sue pubblicazioni sono considerate strumenti imprescindibili per esperti, collezionisti e neofiti dell’alta orologeria.

Il Patek Philippe ref. 1518 è un capolavoro assoluto dell’orologeria, nonché il primo cronografo con calendario perpetuo prodotto in serie al mondo. Lanciato nel 1941 in piena Seconda guerra mondiale, segnò una svolta tecnica e stilistica: quadrante simmetrico, complicazioni leggendarie, eleganza senza tempo. Ne furono realizzati soltanto 281 esemplari, la maggior parte in oro giallo o rosa. Solamente quattro furono prodotti in acciaio, rendendoli tra gli orologi più rari e ambiti nella storia dell’orologeria.

Keith Haring (1958–1990) è stato un artista e attivista americano, noto per il suo stile inconfondibile fatto di linee spesse, figure stilizzate e colori vivaci. Emerso nella New York degli anni ’80, ha iniziato disegnando con il gesso nelle stazioni della metropolitana, trasformandole in gallerie d’arte improvvisate. Le sue opere affrontano temi universali come l’amore, la morte, la guerra e i diritti civili, con un linguaggio visivo immediato e accessibile. Impegnato nella lotta contro l’AIDS e il razzismo, ha fondato la Keith Haring Foundation per sostenere cause sociali. Morì prematuramente di AIDS a soli 31 anni.

Andy Warhol (Pittsburgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987) è stato uno degli artisti più influenti del XX secolo e figura chiave della Pop Art. Figlio di immigrati slovacchi, studiò arte pubblicitaria e si trasferì a New York nel 1949, iniziando come illustratore commerciale. Negli anni ’60 rivoluzionò il concetto di arte con le sue serigrafie di oggetti di consumo e celebrità, come le “Campbell’s Soup Cans” e i ritratti di Marilyn Monroe. Il suo studio, The Factory, divenne un punto d’incontro per artisti e musicisti. Sopravvissuto a un attentato nel 1968, continuò a produrre arte, film e ritratti su commissione. La sua eredità vive nel The Andy Warhol Museum di Pittsburgh.

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