Collezionare con il Cuore: l’Intervista a Ike Honigstock

Non ama i social, le fotografie, le interviste, la notorietà di qualsiasi genere. Su di lui in rete si trova solamente qualche foto sfocata e in bianco e nero degli anni ’70 di quando era Managing Director di Olivetti Australia. Il suo nome è Ike Honigstock ed è considerato, nel mondo dell’orologeria vintage di altissimo livello, come il collezionista più importante dell’ultimo ventennio.

La vera passione di Ike, e anche il motivo per il quale viene apprezzato e riconosciuto come un indiscusso trend setter, è l’Alta Orologeria vintage. Sin dall’inizio della sua passione per le lancette, ha sempre scelto in base al suo istinto e alla sua cultura. Suoi gran parte dei top lot battuti in asta nel nuovo millennio, dal rattrapante 1436 di Patek Philippe al 1518 in acciaio, dal Rolex 6062 Bao Dai alla collezione di Eric Clapton…

Ike Honigstock
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La sua presenza alle aste è avvolta da un velo di mistero e di rispetto, mentre la deferenza con cui ognuno si rivolge a lui è figlia di una legittimità costruita con anni e anni di impegno, ma anche di una serietà fatta esclusivamente di pezzi di altissimo livello. Ogni sua scelta, però, è stata da sempre dettata dal cuore.

Lo abbiamo incontrato a Montecarlo lo scorso aprile, durante l’asta di Monaco Legend, realizzata da Davide Parmegiani.

 

Da quanti anni collezioni orologi?

«Non tengo il conto preciso, forse 35 anni.»

 

Quando tu iniziavi a collezionare io iniziavo a scrivere di orologeria… L’orologio più bello che hai posseduto?

«Impossibile sceglierne uno. Davvero impossibile. Quasi tutti gli orologi che ho posseduto mi hanno dato tanto, tanto piacere. Certo, dopo qualche anno è inevitabile fare una sorta di lista delle preferenze, il fatto è che io sono innamorato di tutti i pezzi che ho posseduto, veramente tutti.»

 

L’orologio che non sei riuscito a comprare?

«Questa è davvero una domanda interessante, perché non tutto è prevedibile e ci possono essere dei modelli che prima consideravo insignificanti e poi hanno invece hanno visto esplodere il loro valore e il loro interesse. Un esempio è il Crash di Cartier: bellissimo orologio, oggi di grande valore, ma è un pezzo giusto per il mio gusto? Devo decidere: fa per me? Poi ci sono degli orologi che prima nessuno conosceva, della cui esistenza siamo venuti a conoscenza solamente oggi. In questo caso è inevitabile pensare: o mio Dio, vorrei averlo anch’io… Il problema è il portafogli: un tempo per acquistare i pezzi più interessanti erano necessarie cifre molto minori che adesso e questo rende tutto complicato.»

 

È più eccitante comprare o vendere?

«Comprare. Ricordo tutto degli orologi che ho comprato, cosa pensavo prima dell’acquisto, com’è andata la trattativa.»

 

Una piccola battaglia?

«No, è una cosa bella, un processo molto piacevole.»

 

Sta cambiando il mondo del collezionismo rispetto a 15 o 20 anni fa?

«I miei contatti sono con i commercianti e con le Case d’asta, conosco pochi collezionisti. So che ci sono persone, spesso giovani, con una grande disponibilità economica che acquistano pezzi importanti.»

 

Quale consiglio gli daresti?

«Gli direi che la cosa più importante è il cuore.»

 

I sentimenti sono importanti per collezionare orologi?

«Assolutamente sì. Non conosco un altro modo di pensare.»

Il Rolex Ref. 6062 appartenuto a Bao Dai, l'ultimo Imperatore del Vietnam. Venduto da Phillips nel 2017 per oltre 5 milioni di franchi svizzeri.

 

Essere oggi ad un’asta è una maniera per emozionarsi?

«Vedo almeno due orologi che vorrei acquistare e che mi piacciono tanto, questa è la cosa più importante.»

 

Davide Parmegiani sta cambiando la maniera di fare le aste orologiere?

«Lo conosco da quando ho iniziato la mia storia nell’orologeria, da 35 anni, ed è sempre rimasto molto “efficace”. Lui è un uomo del “fare” meglio di chiunque altro. Capisce quello di cui hai bisogno e conosce quello di cui ti parla. Questo fa la differenza.»

 

Oggi ha intrapreso questa strada della Casa d’aste.

«Lo ha potuto fare perché conosce gli orologi, conosce chi li vende e chi li compra. Quindi ha chiuso il cerchio in maniera naturale. Penso stia realizzando un’idea che ha sempre avuto ed in questo gli è di grande aiuto la famiglia, i figli, ed è una cosa bella e importante.»

 

Torniamo agli orologi: quando constata che un orologio che lei aveva, magari, acquistato vent’anni fa pagandolo cento, oggi vale mille o ancora di più, ne è contento o quasi rammaricato?

«È semplicemente una realtà, specie se parliamo di pezzi vintage da collezione. Sono però successe cose che non sono la realtà.»

 

Stiamo parlando della bolla speculativa degli scorsi anni?

«Oggi tutti pensano con gli orologi esclusivamente a fare i soldi, ma qualcuno sta pagando per aver fatto delle valutazioni sbagliate. Gli orologi di produzione recente o contemporanea hanno subito un processo singolare: il mercato voleva duecento ma la produzione riusciva a fare solamente venti. Quindi si è venduto tanto sopra-listino. Oggi questa situazione si è conclusa e i prezzi sono scesi in maniera naturale.»

 

Sei stato anche tu coinvolto?

«No. C’è stata una speculazione o comunque se la vogliamo guardare in positivo una volontà di investimento. Ma io non ho partecipato né alla speculazione né all’investimento.»

 

Non consideri gli orologi un investimento?

«Ho sempre fatto “investimenti” per divertirmi, al contrario di chi fa per “guadagnare” è costretto a prendersi dei rischi.»

La storia ci racconta che i pezzi più importanti acquistati “per passione” si sono poi trasformati in investimenti importanti.

«Il processo di “esplosione” nel valore e nell’interesse per un orologio è una cosa bella, che è successa sempre. L’orologeria si comporta un po’ come gli attori del cinema: ci sono degli attori che in un determinato periodo sono particolarmente famosi, poi ne arrivano altri. Ognuno di loro, da Brando, James Dean, Paul Newman, ha il suo stile: un particolare taglio dei capelli, la scelta dell’abbigliamento… è tutto nell’aspetto, in quello che osserviamo. In loro c’è stata un’evoluzione, lo stesso anche negli orologi: vedere Paul Newman al cinema costa poco, prendere una Daytona Paul Newman molto di più.»

Nel sentire comune spesso ci si ferma al semplice orologio per valutarlo, al “pezzo di metallo”, quando invece dietro c’è chi lo ha voluto, pensato, progettato, prototipato, costruito, rifinito, commercializzato… persino acquistato. La storia di un orologio è importante?

«Vero! La provenienza è fondamentale per capire se un orologio è vero, questo perché ci sono troppi che non lo sono. Dare però troppa importanza a tutte le figure che ci sono state non mi appartiene, penso più alla mia vita e al tempo che passerò con il “mio orologio”.»

La nostra intervista a Ike Honigstock durante l'asta di Monaco Legend a Montecarlo.

Hai qualche ricordo di orologi importanti andati all’asta?

«Ricordo che quando arrivò sul mercato il Paul Newman di Paul Newman, parlando con la casa d’aste gli dissi che a mio avviso avrebbe raggiunto al massimo i due milioni di dollari. Ha fatto sei volte questo valore.»

Un momento di svolta “in alto” per l’orologeria da collezione.

«Speriamo che i prezzi alti non portino degli opportunisti a fare dei pezzi falsi.»

Una soluzione a questo problema?

«È necessario concentrarsi sulle persone, non sui falsari che non smetteranno mai la loro attività. Occorre lavorare su chi acquista orologi a prezzi elevati senza una conoscenza adeguata, affidandosi ad altri per distinguere il vero dal falso. Devono superare questa pigrizia. È fondamentale conoscere in prima persona ciò che si acquista; è il modo migliore, forse l’unico, per evitare brutte sorprese.»

Importante avere un buon rapporto con il commerciante di riferimento o con la Casa d’aste?

«Sì certo, se facciamo un discorso in generale è corretto. Personalmente mi baso esclusivamente sulla mia esperienza. Ad esempio: ho studiato per anni i quadranti e adesso riesco a capire se un quadrante sia buono o meno. Questo vale per tutto.»

Un ragazzo che volesse entrare nel mondo dell’orologeria da collezione, quale consiglio daresti?

«Gli direi di metterci il cuore. Iniziare in maniera graduale, magari dagli anni ’90 per poi a scendere. Più ci allontaniamo più le quantità dei pezzi prodotti si abbassano e cresce il valore. La cosa che mi diverte è che, a dispetto di tutto, ogni tanto arrivano sul mercato dei pezzi che non si erano mai visti prima… e questo per chi lo vive con passione come me, è molto bello.»

Paolo Gobbi

Patek Philippe Cronografo Calendario Perpetuo ref. 1518 in acciaio

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