Ci sono orologi che indicano l’ora e altri che sembrano raccontare un’idea del mondo. Il Vacheron Constantin Mercator 2000, realizzato in serie limitata di 10 esemplari in platino, appartiene con naturalezza a questa seconda famiglia: quella in cui l’orologeria incontra la geografia, il mestiere incontra la cultura visiva e il quadrante smette di essere una semplice superficie per diventare racconto.
La referenza è 43050/000P, con quadrante 8806, ed è uno di quei segnatempo che non chiedono soltanto di essere osservati, ma quasi letti. Il nome Mercator rimanda infatti a Gerardo Mercatore, il celebre cartografo e umanista, e alla mappa da lui disegnata nel 1587, dalla quale trae ispirazione l’intera costruzione decorativa del quadrante. Nei Mercator, i diversi quadranti raffigurano il continente americano oppure Europa, Africa, Australia e Asia; in questo caso la scena assume il fascino di una miniatura antica trasferita al polso, con il rigore di una carta geografica e la poesia di un’opera realizzata a mano.
È qui che il Mercator 2000 mostra il suo carattere più interessante. La mappa è stata infatti eseguita dagli smaltatori belgi Lucie e Jean Genbrugge, protagonisti di un lavoro di rara precisione. Il disegno prende forma attraverso sottilissimi fili d’oro, applicati con pazienza per definire contorni, tracciati e campiture, poi ricoperti da più strati di smalto. È un procedimento lungo, complesso, quasi silenzioso, che richiede esperienza, fermezza e una sensibilità artigianale fuori dal comune. Non a caso i Genbrugge collaborarono anche alla progettazione del meccanismo di controllo delle lancette delle ore e dei minuti, dettaglio che conferma quanto qui tecnica e decorazione non procedano separate, ma si sostengano a vicenda.
La cassa si ispira alla linea “Géographique” lanciata alla fine degli anni Quaranta, e questo legame formale aiuta a collocare il Mercator dentro una genealogia precisa della maison: non un esercizio estemporaneo, ma una riflessione coerente sul tema del viaggio, della rappresentazione e della misura. Al suo interno lavora il calibro automatico 1120/2, con 36 rubini, movimento che accompagna con discrezione un progetto nel quale la meccanica non ha bisogno di alzare la voce.
Il risultato è un orologio colto, quasi narrativo. Un segnatempo che mette insieme platino, smalto e memoria del mondo senza perdere equilibrio, e che nel piccolo spazio del quadrante riesce a fare una cosa non così comune: trasformare il tempo in paesaggio.
Iniziamo con un po’ di tecnica
Le indicazioni retrograde e saltanti sono tra le complicazioni che più hanno incuriosito gli orologiai, perché superano la lettura tradizionale del tempo affidata alla lancetta centrale delle ore o alla finestrella della data. Se ne trovano tracce già dalla metà del XVIII secolo, mentre in Maison le prime indicazioni saltanti compaiono nel 1824. È però soprattutto dalla metà degli anni Trenta che le indicazioni retrograde negli orologi da polso assumono un ruolo distintivo, in una fase di forte evoluzione del design.
Un display è detto retrogrado quando la lancetta non compie un giro completo, ma percorre un arco e, giunta al termine, torna istantaneamente al punto di partenza per ricominciare il ciclo. Questo principio può essere applicato a ore, minuti, secondi, date o anche a indicazioni “a scorrimento”, come la riserva di carica.
Il funzionamento richiede una costruzione molto precisa. La lancetta retrograda non è collegata direttamente alla propria ruota, ma a un asse decentrato dotato di molla e pignone. Una camma a chiocciola e una leva regolano l’avanzamento e il ritorno: a fine corsa, la leva scatta nella tacca della camma e la molla riporta la lancetta alla posizione iniziale. È un sistema delicato, che impone grande attenzione a urti, usura e regolazione.
Anche i display saltanti si basano su un principio simile: l’energia del treno di ingranaggi viene accumulata e rilasciata periodicamente. Quando la camma completa il suo ciclo, il meccanismo libera di colpo l’indicazione corrispondente, come l’ora, o più indicazioni in sequenza, producendo un vero effetto a cascata.
Uno sguardo al passato: i ruggenti anni Venti
Le indicazioni retrograde hanno radici lontane. Si cita, per esempio, un orologio astronomico a pendolo con calendario retrogrado realizzato in Germania a metà del XVIII secolo. Nello stesso periodo comparvero anche segnatempo con ore e minuti su quadranti semicircolari, letti tramite lancette retrograde. Per gli orologi da tasca, è documentato un modello del 1791 con data e mese retrogradi, mentre la maison Lépine di Parigi realizzò, negli stessi anni, un esemplare con lancetta delle ore retrograda.
Fu però all’inizio del XX secolo, e soprattutto nei ruggenti anni Venti, che queste visualizzazioni conobbero una vera affermazione. L’orologeria da polso si stava emancipando dai codici dell’orologio da tasca e il gusto Art Déco incoraggiava casse originali, quadranti inconsueti e indicazioni retrograde o saltanti. In questo contesto, Vacheron Constantin si mise in evidenza con modelli capaci di interpretare con libertà questo nuovo slancio creativo.
Anche le indicazioni saltanti, cioè il brusco cambio dell’ora visualizzata, si inseriscono pienamente in questa stagione di sperimentazione. Nate con i secondi saltanti e poi con le ore saltanti, trovarono una prima affermazione già nell’Ottocento, quando apparvero orologi con disco digitale per le ore e lancetta tradizionale per i minuti. Vacheron Constantin si distinse con la sua prima creazione a ore saltanti nel 1824. Più tardi arrivarono anche i minuti saltanti, fino agli orologi da polso con dischi e aperture che riducevano quasi del tutto la presenza delle lancette.
Con la rinascita dell’orologio meccanico, queste complicazioni sono tornate al centro della scena. Le indicazioni saltanti si sono evolute con segmenti rotanti, palette mobili e prismi, mentre quelle retrograde, dopo una lunga pausa, hanno ritrovato slancio dagli anni Novanta. Da allora il quadrante si è fatto più complesso, con configurazioni bi-retrograde, tri-retrograde e soluzioni ancora più elaborate.
Vacheron Constantin e le indicazioni retrograde
Le indicazioni retrograde conobbero in Vacheron Constantin una prima vera stagione di successo a partire dagli anni Venti, nel pieno di un’epoca in cui la Maison seppe interpretare con finezza i codici estetici dell’Art Déco. Per capirne l’origine bisogna però risalire a qualche decennio prima, quando la manifattura entrò in contatto con Ferdinand Verger. Nel 1880, a questo giovane orologiaio con sede in Place des Victoires fu affidata la gestione delle vendite di Vacheron Constantin nei dipartimenti francesi. Nel 1896 Verger fondò una propria azienda specializzata nella produzione di casse, continuando al tempo stesso a operare come rappresentante esclusivo della maison, dalla quale acquistava orologi e movimenti. Dal 1920, i figli proseguirono l’attività con il nome Verger Frères, mantenendo la collaborazione con Vacheron Constantin fino al 1938.
Da questa intesa nacquero numerose creazioni tra gli anni Dieci e Trenta, in una fase particolarmente fertile per la sperimentazione. L’epoca Art Déco favorì infatti casse di forma, aperture sul quadrante, finestrelle per la data e indicazioni insolite come ore saltanti e minuti retrogradi. Tra i modelli che contribuirono a definire la fama di Vacheron Constantin in quel periodo spicca l’orologio da tasca “Bras en l’Air” del 1930, con doppia indicazione retrograda. Premendo il pulsante a ore 10, si sollevano le braccia di un mago cinese in oro inciso e smaltato, chiamate a indicare ore e minuti. Notevole anche un esemplare del 1929, nel quale ore e minuti saltanti sono visualizzati sotto il quadrante da una lancetta di cui restano visibili soltanto le punte in onice.
Il leggendario orologio “Don Pancho”
Soprannominato dai collezionisti Don Pancho in omaggio al suo committente, questo straordinario orologio da polso nasce in Vacheron Constantin negli anni Trenta da una richiesta fuori dall’ordinario. Nel 1935, la maison ricevette infatti una lettera del rivenditore ufficiale Brooking di Madrid, che trasmetteva il desiderio di un cliente di ottenere un orologio da polso con funzioni allora riservate ai più complessi orologi da tasca. Le difficoltà di comunicazione legate alla Guerra Civile Spagnola e alla vigilia della Seconda guerra mondiale, oltre alla fuga in Cile del committente Francisco Martinez Llano, resero la realizzazione lunga e complessa. La corrispondenza conservata negli archivi della maison consente ancora oggi di seguirne l’elaborazione passo dopo passo.
Dopo quattro anni di lavoro, nel 1940 venne consegnata la referenza 3620, oggi universalmente nota come Don Pancho: un orologio da polso tonneau in oro giallo, unico nel suo genere. Presenta la corona a ore 12, una ripetizione minuti dal suono volutamente sommesso azionata da un grilletto laterale, il giorno della settimana inserito nel contatore dei piccoli secondi e la data indicata da una lancetta centrale retrograda. Sul fondello compaiono in smalto blu le iniziali di Francisco Martinez Llano. L’orologio era corredato da cinque cinturini identici intercambiabili e da due quadranti firmati sia “Vacheron & Constantin Genève” sia “Brooking Madrid”, uno dei quali con numeri e lancette radioluminescenti.
Francisco Martinez Llano lo indossò per sette anni, fino alla morte nel 1947. In seguito il segnatempo sparì per circa sessant’anni, custodito nelle casseforti di famiglia, per poi riemergere nel 2010 e venire identificato con certezza grazie ai registri storici della maison. La sua vicenda ha conosciuto un nuovo capitolo nel 2019, quando comparve in asta da Phillips come uno degli orologi da polso più complicati della sua epoca. Per i collezionisti rappresenta non soltanto un pezzo unico, ma una pietra miliare nella storia delle grandi complicazioni da polso di Vacheron Constantin.
Una firma estetica distintiva
Dopo la stagione sperimentale degli anni Trenta, l’interesse per le visualizzazioni speciali conobbe una lunga pausa. In Vacheron Constantin, questa ricerca riemerse negli anni Novanta, soprattutto con il Mercator presentato nel 1994. I designer della maison ripresero l’idea delle indicazioni “a braccia alzate” del primo Novecento e la tradussero nella scala più raccolta dell’orologio da polso. Dedicato al geografo del XVI secolo Gerardo Mercatore, il Mercator adotta una doppia indicazione retrograda di ore e minuti divergenti su quadranti smaltati o incisi, con le lancette collocate a ore 12 a lasciare il massimo spazio all’espressione decorativa. Tre anni più tardi, nel 1997, la maison propose a Berlino il Saltarello, edizione limitata con ore saltanti e minuti retrogradi su quadrante argentato guilloché soleil.
Con il nuovo millennio e il ritorno in piena luce dell’orologio meccanico, questa libertà espressiva si allargò ulteriormente. Le indicazioni retrograde entrarono stabilmente nelle collezioni contemporanee della maison. Ne sono esempio le referenze 47245 e 47247, con giorno della settimana a ore 6 e, nel secondo caso, anche data retrograda su quadrante semi-aperto. La referenza 47031 spinse oltre questo linguaggio aggiungendo il calendario perpetuo. Questi modelli dei primi anni Duemila anticipano per spirito la collezione Patrimony, le cui linee riprendono l’eleganza dei Vacheron Constantin degli anni Cinquanta.
Un capitolo a sé è la referenza 57260, presentata nel 2015 per il 260° anniversario della maison, con data retrograda e cronografo rattrapante a doppia lancetta retrograda, una soluzione originale e senza precedenti. Questa identità estetica e tecnica è riemersa anche nelle creazioni più recenti, dalle collezioni Overseas, Patrimony e Traditionnelle fino al raffinato Les Cabinotiers Dual Moon Grande Complication. In tutti questi casi, le indicazioni retrograde non sono un semplice esercizio meccanico, ma una vera firma di stile: il punto in cui la complessità tecnica incontra l’eleganza.
Una domanda a Christian Selmoni: quando sono comparse le prime indicazioni retrograde presso Vacheron Constantin?
«Sebbene la Manifattura disponga di una vasta conoscenza dei suoi archivi, è possibile che alcuni pezzi non siano ancora stati scoperti. Detto questo, il primo orologio da polso con data retrograda è il Don Pancho, che i collezionisti chiamano così in onore del suo mecenate. Nel 1935, la Maison ricevette da Brooking, il suo rivenditore ufficiale a Madrid, un ordine da parte di un cliente, Francisco Martinez Llano, alias Don Pancho, per un orologio da polso con funzioni che, all’epoca, erano tipicamente riservate agli orologi da tasca complicati: ripetizione minuti e indicazioni del calendario, con lancetta retrograda.
Ci vollero quattro anni per evadere l’ordine e consegnare la Referenza 3620 nel 1940, oggi nota come Don Pancho, un orologio da polso di forma tonneau in oro giallo, caratterizzato dalla corona a ore 12 e dalla ripetizione minuti con toni volutamente bassi, azionata da una leva posizionata a destra. Don Pancho lo indossò per sette anni. Scomparve poi per 60 anni prima di riapparire da Phillips, Bacs & Russo nel 2019, dove raggiunse il secondo prezzo d’asta più alto mai pagato per un orologio da polso della Maison. Un altro pezzo notevole presentato nel 1994, che evidenzia la passione della Maison per i quadranti non convenzionali, è l’orologio Mercator. Omaggio al geografo del XVI secolo Gerardo Mercatore, questa creazione presenta una doppia visualizzazione retrograda di ore e minuti divergenti su un quadrante smaltato o inciso. Il posizionamento delle lancette a ore 12 offre una tela ideale per l’espressione di questo pezzo della collezione Métiers d’Art.»