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Orologi moderni Orologi vintage

Rolex Daytona ref.6241

SIAMO NEGLI ANNI 60, DA SEMPRE ROLEX RISERVA GRANDE ATTENZIONE ALLA PROPRIA STRATEGIA PUBBLICITARIA, SAPENDO SCEGLIERE I TESTIMONIALS PIÙ ADATTI PER PROMUOVERE ADEGUATAMENTE I NUOVI MODELLI. 
TUTTAVIA SONO ALCUNI PERSONAGGI FAMOSI COMPARSI IN PUBBLICO INDOSSANDO UN OROLOGIO ROLEX AD AVERE INDIRETTAMENTE GARANTITO UN RITORNO PUBBLICITARIO ANCORA MAGGIORE, PUR NON AVENDO NESSUN LEGAME UFFICIALE CON LA CASA CORONATA.

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Certamente il binomio più famoso è quello costituito da Paul Newman e dal Rolex Cosmograph Daytona. Tutto ha inizio nel 1969, quando il film Winning, una pellicola dedicata al mondo delle corse automobilistiche, viene proposto anche in Italia con il titolo Indianapolis, pista infernale. 

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Le specifiche locandine pubblicitarie per il mercato italiano mostrano il famoso attore con al polso un cronografo Rolex ref. 6239 con quadrante exotic, che da lì a poco verrà conseguentemente ribattezzato “Paul Newman” dagli appassionati.  Il Rolex Daytona della foto, ref. 6241 del 1968, rappresenta un’innovazione doppia per la casa pentastellata.

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Con questo orologio si riscontrano duplici funzionalità: lunetta con scala tachimetrica per la misurazione della velocità su un chilometro e pista circolare nell’estremita’ del quadrante, con un colore differente a quest’ultimo, per la visualizzazione del tempo. Questi particolari lo rendono estremamente utile in quegli anni, dove gli strumenti erano ancora non troppo evoluti e così viene utilizzato da molte persone.  Il meccanismo che viene utilizzato dalla casa pentastellata, è Valjoux 722-1, un movimento “calibro ” affidabile, tra i migliori che il mercato proponeva, che viene modificato da Rolex per renderlo consono ai propri canoni.    Questo splendido orologio, sta’ regalando ormai da tanti anni, un crescita del proprio valore, una rivalutazione stabile.
Alleghiamo un grafico che mostra il valore di un orologio standard ref. 6241 in acciaio, tornando indietro nella storia fino a i giorni nostri.

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Articolo di Fabio Michetti

Gioielleria Bonanno

Audemars Piguet REF. 15707CB

AUDEMARS PIGUET ROYAL OAK OFF SHORE DIVER
REF. 
15707CBNow in Stock!

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Un abbagliante esemplare, bianco incandescente, con un materiale composito ultra-hard e ultra leggero, anche nelle profondità dell’oceano.

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CASSA
Cassa in ceramica bianca, vetro zaffiro anti riflessi e fondello, lunetta in ceramica bianca e corona a vite bloccata, collegamenti in titanio.

QUADRANTE
Quadrante argentato con motivo a “Mega Tapisserie”, indici d’ora in oro bianco e lancette Royal Oak con rivestimento luminescente (lancetta dei minuti blu). Lunetta girevole interna argentata, con scala d’immersione e la zona da 60 a 15 minuti in blu.

BRACCIALETTO
Cinturino in caucciù bianco con fibbia ad ardiglione in titanio.

MECCANISMO
Alimentato dai movimenti naturali del polso.

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Gioielleria Bonanno

Rolex GMT Master “I Gilt dial”

Verso la metà degli anni ’50 i vertici della “PAN AMERICAN” , allora leader del trasporto aereo mondiale, invitarono la ROLEX S.A. a studiare un modello di orologio adatto a piloti e al personale in volo così da alleviare gli effetti del “jat-lag” e dotarli di uno strumento adatto ad indicare un secondo fuso orario. Da questo studio congiunto nacque il “GMT MASTER”, primo orologio della maison svizzera che riusciva a centrare ,con la semplicità di una sfera fatta a “freccina”, l’obbiettivo preposto.

Era il 1956, il modello aveva referenza 6542, si riconosceva immediatamente per la ghiera rosso blu in ba-chelite ( resina plastica molto fragile) tarata con le 24 ore, e da allora , passando svariate forme di cassa, di quadrante e di sfere, non ha mai più lasciato i listini rolex , lo troviamo infatti ancora ai giorni nostri sempre con la sua solida ghiera graduata, con la sua freccia e col suo fascino immutabile dopo oltre 50 anni.

La freccia con lo stelo rosso è pur cambiata nel tempo, la punta è diventata più grande e alla fine lo stelo è diventato verde; i movimenti si sono via via sempre più affinati e perfezionati; l’inserto ghiera prima
in bachelite è diventato poi in alluminio poi in ceramica; i quadranti che all’inizio erano belli lucidi sono diventati opachi per poi tornare lucidi; casse che prima non avevano protezione della corona di carica e poi l’avevano a punta e alla fine l’avevano stondata; tutto alla fine porta a decine di modelli tutti diversi per piccoli particolari an volte apprezzabili solo dai più esperti.

I più affascinanti, ad esclusione del capostipite 6542 che per forza di cose è il “top” dei gmt rolex, sono i 1675 che nascono nel 1959, lo sostituiscono, e ci accompagnano al polso fino agli inizi degli anni ’80.
Il 1675 è il GMT per eccellenza, e specialmente bellissimo nei primi anni di produzione quando era dotato di quadranti “gilt” (fondo lucido) con scritte oro: pochi fronzoli e molta sostanza, calibri robusti e precisi, cassa in acciaio con gradevolissime spallette di protezione a punta fino alla metà degli anni ’60, freccia GMT con punta piccola (freccino) , una sportività così sobria da poter essere indossato in tutte le occasioni, ed ancora oggi molto fascinoso come vintage da intenditore.

Parlavamo dei quadranti gilt: il sistema di fabbricazione era molto elaborato, la base veniva immersa in un bagno galvanico dorato, poi venivano applicate delle matrici a tampone dove dovevano rimanere le scritte e indici, successivamente altro bagno galvanico per dare il nero poi eliminazione dei tamponi (per questo le scritte e tutti i particolari dorati dei quadranti gilt sembrano tutti infossati) e finale trattamento con vernici lucide e applicazione del materiale luminescente sugli indici. Risultato finale estremamente gradevole e di una profondità ed effetto che difficilmente possono raggiungere addirittura i quadranti odierni. La totale lucentezza dello “zapon” (la vernice lucida di finitura) accostato allo stacco delle scritte dorate quasi incise, e al rilievo degli indici trattati con abbondante trizio, in certe angolazioni di luce, crea un effetto magico ed estremamente raffinato, che specialmente se accostato dalla patina che il tempo ha creato sulla superficie, da’ al collezionista, e non solo a lui, un emozione unica.

Molto varie le tipologie di quadranti gilt che si sono susseguite nei 1675 GMT : all’uscita ,nel 1959-60, troviamo poche centinaia di esemplari con minuteria continua ( così denominati perchè avevano un cerchio a bordo quadrante che congiungeva tutte le estremità degli indici dei secondi) con scritta ad ore 6 , Officialy Certified Chronometer (OCC), praticamente lo stesso tipo che “indossava” il loro “babbo” 6542; seguiran-no fino a circa il 1964 sempre i minuteria continua con diverse grafiche ma con scritta ad ore 6 Superlative Chronometer Officially Certified (SCOC), poi da fine ‘64 a fine produzione gilt ( circa 1967) scompare il cerchio che univa gli indici dei secondi ed appaiono nella produzione Rolex i quadranti detti a “minuteria aperta”. Gradevoli intermezzi si hanno nel ‘63 e ‘64 con quadranti gilt minuteria aperta con una piccola linea (underline o underlined) sotto la scritta SCOC a ore 6, specialmente molto rara ed apprezzata la gra-fica del 1963 underline minuteria aperta indici dei secondi lunghi, che in certi casi aveva la doppia scritta swiss sotto l’indice ad ore 6, queste ultime sembra siano state prodotte per la sola commercializzazione nel mercato d’oltre oceano. Esistono comunque anche underline con minuteria chiusa, anch’essi molto rari. I quadranti underline a detta di molti sembra fossero delle “prove” per vedere l’effetto della futura definitiva eliminazione della minuteria continua dai quadranti gilt , ma col tempo abbiamo imparato che era il segno di uso del trizio in luogo del radio per le parti luminescenti.

La rarità dei GMT con quadranti gilt in ottimo stato è risaputa da tutti: come reperibilità i più difficili sono gli OCC seguiti dagli underline per non parlare poi di quelli personalizzati con scritte o loghi particolari.

l’anno 1964 è la svolta della produzione del 1675; infatti in quell’anno la cassa perde i caratteristici “corni-ni” per fare posto a spallette di protezione più stondate, inoltre a causa della normativa americana sull’uso di materiali radioattivi viene aggiunta alla scritta “swiss” sotto l’indice ad ore 6 la dicitura “T>25” ad indicare l’emissione di radiazione delle parti luminescenti del quadrante. Lo stesso diventerà come detto prima a “mi-nuteria aperta” sempre a finitura lucida e scritte oro fino quasi al 1968, quando farà posto ai classici quadran-ti “matt” (nero opaco) con scritte bianche, ma questo, come direbbero gli scrittori inglesi, è un altro discorso.

capostipite 6542, qui nell’ultima versione del 1958/59
di questo orologio esistono 2 tipi di quadranti preserie (scritte rosse) e 4 tipi normali

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Qui un 1675 con una pubblicità del 1961.

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qui il primo modello 1675 OCC del 1960…. ricordate che solo entro i 600.000 di cassa possiamo rientrare in questa tipologia di quadrante…

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ecco il primo modello SCOC, sempre primi anni ‘60… riconducibile alla produzione 1960/’61

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nel 1962 molti quadranti avevano il cosiddetto “punto esclamativo” sotto l’indice rettangolare ad ore 6…..

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i quadranti minuteria continua continuano fino alla fine produzione cornini nel 1964, ma nel 1963 vengono affiancati dai transizionale con quadrante senza min continua e doppia swiss (esistono anche singola swiss) con underline ( e senza)…. si tratta delle prime prove del successivo definitivo abbandono delle minuterie chiuse nel ‘65 e caratterizzato dal posizionamento degli indici (pallettoni) più vicini al rehaut. io amo chiamare questi quadranti “indici lunghi”….

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anche esempi di minuterie chiuse con underline sempre nel 1963 circa….

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e ora una piccola carrellata di quadranti del 61/62/63/64…
un doppia swiss indici lunghi underline del 1964 personalizzato Serpico y Laino… sembra comunque che questi quadranti ad indici lunghi siano stati prodotti esclusivamente per il mercato americano.

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indici lunghi underline swiss singola…

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altro swiss singola underline

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bellissimo esempio di minuteria chiusa del 1961

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quadrante swiss underline alto

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Ricordate che sia i min continua che i min aperta swiss sono convissuti negli anni 1963-’64 fino all’entra-ta in vigore delle leggi sulle radiazioni… quindi potete trovare tutte le tipologie di quadrante fino al seriale 1.100.000 circa. altro discorso vale per le casse cornino, che a mio modesto parere sono durate fino a circa 1,2 milioni.
Il freccino comunque e sempre di sicuro su tutti i 6542 e su tutti i 1675 cassa cornino.

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dal 1965 circa cambia tipo di cassa…. ed i quadranti si unificano tutti con indici corti insieme alla scritta T>25….. tali quadranti saranno montati fino al 1967 sicuro, è possibile anche qualche esemplare del ‘68. quanto al freccino, io tenderei a renderlo “obbligatorio” fino al 1967, ma è una mia ipotesi. praticamente questo modello non ha differenze evidenti negli anni di produzione (1965-1968 circa). qui modello del ‘65 tropicale con freccia grande ( sostituita negli anni) come l’inserto che è notoriamente più recente (inserto nero solo con l’avvento dei 16750 IMHO).

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e un classico esemplare gilt del 1965/66

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raro esemplare di quadrante gilt radiale t<25

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Articolo di:  Marco Di Falco

Gioielleria Bonanno

Rolex 6239 the “Priest”

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L’evoluzione della referenza 6238 prende il nome di COSMOGRAPH per evocare le imprese spaziali degli anni ‘60, e rappresenta la nuova generazione di cronografi con tasti a pompa, simile ai precedenti modelli, ma con la differenza che per la prima volta viene utilizzata una lunetta graduata per misurare la velocità.
La prima serie di COSMOGRAPH nasce con la referenza 6239, e con numeri di matricola intorno ai 900.000 (1963); per la seconda, invece, questi partono da circa 1 milione (1964 circa).

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Quest’ultima ha, nella maggior parte delle produzioni, una lunetta seconda serie che presenta, come la precedente, una scala a 300 unità per ora, ma con misurazione di intervalli di un’unità fino a 100 e intermedi a 225 e 250.

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Il quadrante mantiene le scritte ROLEX COSMOGRAPH in alto, sotto la corona Rolex; in basso il quadrante ha la nuova scritta T SWISS T, che rimarrà in uso anche su tutte le successive produzioni di quadranti per DAYTONA fino ad oltre metà degli anni ‘90. Il movimento meccanico viene utilizzato un calibro 722 Valjoux personalizzato.

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Questo orologio ormai storico per la sua primogenita caratteristica, già di estrema rarità, viene presentato a voi con un inedito quadrante con grafiche bianche: THE PRIEST.
È proprio questo il nome riportato sul libro di Pucci Papaleo, per via della scritta COSMOGRAPH bianca, ed al momento se ne conosco solo due esemplari.

Il nostro è proprio quello presente nel libro, ha una certificazione dell’autore ed è in condizioni praticamente eccezionali.

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Alleghiamo un grafico dell’andamento ormai consolidato di un modello standard 6239, dove potete vedere la grande rivalutazione negli anni, e cercheremo di continuare a regalarvi nuove notizie, per dare ad ognuno la possibilità di trovarne l’interesse voluto.

chart_base2Il prezzo di vendita espresso in euro nel 1967 , è riferito al potere di acquisto dei giorni nostri.
Fonte : Istat .

Articolo di Fabio Michetti

Gioielleria Bonanno

Daytona 1987 FLOATING

Nascita del primo Rolex cronografo automatico.
Sarà una data da ricordare come scintilla che dà al marchio pentastellato una grande rivalutazione di tutta la sua produzione. Questo deriva dal fatto che l’ormai consolidata casa, non riuscendo a soddisfare la richiesta del mercato, si trova a dover dare lunghi tempi di attesa con conseguente rialzo del valore, cosa che continua anche nei nostri giorni.
Questo è il motivo che spinge ormai le persone a investire su qualcosa di molto remunerativo, che è ormai consolidato da molti anni.

Parliamo del 16520 (primo cronografo automatico).
La casa madre dopo aver scelto il calibro (meccanismo) da utilizzare, per la precisione lo “Zenith 400 El Primero”, con 36000 alternanze ed una frequenza di 5 HZ, utilizzando uno speciale lubrificante a secco a base di Bisolfuro di Molibdeno applicato mediante un procedimento di vaporizazione, che richiedeva attrezzature specifiche ed una manutenzione ogni circa due anni, decide di elaborare profondamente il calibro base Zenith El Primero, tant’è che necessitarono 200 modifiche affinchè potesse essere equiparato ai propri standard qualitativi.
I primi necessari interventi vennero eseguiti per ridurre il numero di alternanze (da 36000 a 28000) e diminuire la frequenza da 5 a 4 HZ. Montarono sul movimento un bilanciere più grande che oscillava ad una frequenza più bassa, comune a tutti i calibri Rolex del momento. Rolex così ha semplificato e migliorato l’affidabilità di tale movimento.

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Il bilanciere Rolex ha quattro razze in glucydur con spirale Breguet e sistema di regolazione a microstella. I lubrificanti usati per il 4030 erano quelli fluidi tradizionali, tali modifiche consentano a Rolex di consigliare una revisione ogni 4 anni, tempo quasi doppio rispetto al calibro d’origine.
I movimenti 4030 montati sui Daytona prima serie seriale R ref.16520/3/8 hanno una numerazione compresa tra 10000 e 20000 (numerazione random che tiene conto anche del seriale successivo L). Le prime ghiere (per effettuare misurazioni di velocità) erano a 200 .
Un progettista di questo orologio, recandosi spesso a Parigi con un treno ad alta velocità, passava il tempo divertendosi a misurare la velocità con il suo Daytona 16520 (divertente il fatto che il suo essendo uno dei prototipi, non aveva il seriale e montava quadranti di prova). Il treno viaggiava a molto di più di 200km/h, quindi si rese conto che per il mondo moderno un misuratore con scala a 200 era insufficiente e propose di ridisegnare la scala con un limite più alto (400 uph la prima venne realizzata con intermedio a 225).
Un’altra interessante caratteristica è il quadrante Floating, si pensa prodotto in cento esemplari per ogni versione (oro, acciaio e oro, e acciaio; questa ultima più rara rispetto alle tipologie acciaio e acciaio e oro uguali come quadranti). Questo procedimento di lavorazione era assai lungo e complesso, con esposizione a forni ad alte temperature e poi l’applicazione delle scritte. Quest’ultima a seconda del livello di essiccazione del quadrante, a quando sono state poste le scritte, ha creato i vari livelli di floating (porcellanati 1/2/3 livello).

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Oggi questa tipologia di orologio da un valore all’origine di circa €1713 è arriva a circa €50000. Viene chiamato il nuovo Newman e con un numero di pezzi prodotti, ripeto circa 100 per l’acciaio contro i circa 300 di un 6263 Newman acciaio (valore attuale 300000), forse avrà un futuro di grande aumento di valore. Vi invito a riflettere sui vostri investimenti futuri è saremo sempre a massima disposizione per accompagnarvi in questo cammino, con la garanzia della nostra ormai storica serietà.

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Articolo di Fabio Michetti

Gioielleria Bonanno

Perché investire in orologi

Siamo sempre stati abituati ad investire in mattoni o in titoli azionari perché più familiari alle nostre orecchie e più sponsorizzati sul mercato. In realtà un’altra fonte d’investimento poco conosciuta ed in continua espansione è il mercato degli orologi di lusso e dei diamanti.
Questo fenomeno è cresciuto di anno in anno superando addirittura come rendita appunto il mattone e gli investimenti bancari per molteplici motivi, tra i quali uno fondamentale i costi di gestione che rispetto ad esempio ad una casa non esistono.

Essere amanti degli orologi è una passione, ma essere appassionati di orologi di lusso come per la Rolex è una passione anche fruttuosa.

Oggi possedere un orologio Rolex è desiderio comune, non solo perché rappresenta uno status symbol, ma perché nessuno come la casa pentastellata è in grado di offrire materiali di prima qualità, accuratezza dei dettagli coniugati ad ottime prestazioni tecniche, da sempre sinonimi di raffinatezza e di lusso ma soprattutto di ricercatezza. Proprio per queste sue caratteristiche ha conquistato chi è solito distinguersi, farsi notare ed ammirare; non per niente ancora oggi veste i polsi dei più famosi leader al mondo e di altre personalità di spicco.

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Quello che è certo è che l’investimento nell’acquisto di un Rolex rappresenta un doppio affare, poiché l’acquirente avrà la sicurezza di indossare l’accessorio più affidabile e di qualità che sia stato prodotto.
Che si parli di un Rolex nuovo e di primo polso, o un secondo polso ma ben conservato, si sa che avrà vita lunga, proprio perché la casa ginevrina è solita garantire il meglio alla propria clientela.
Ed ecco spiegato perché comprare Rolex è un investimento conveniente sotto tutti i punti di vista. Proprio per questi motivi il Rolex è l’oggetto del desiderio, sia di uomini che di donne, giovani o adulti.

Di seguito troverete dei grafici esemplificativi, che illustrano l’incremento di valore di diversi modelli. Nel caso del Rolex 6263 si evidenzia un incremento del 3.400% tra i 1.000,00 € stimati nel 1980 e i 35.000,00 € del 2016; in soli 6 anni il modello 116520 vede un aumento del 33,33%, mentre la versione 16520 Floating passa dal valore di 8.000 € del 1998 ai 50.000,00 € del 2016, con un picco crescente a partire dal 2008 e un’aumento totale del 525%.

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Ma perché un Rolex usato? Proprio per soddisfare questo desiderio da un po’ di tempo a questa parte è andato crescendo il mercato degli orologi Rolex di “secondo polso”.
Il prodotto che questa vetrina offre è generalmente rivolto a due tipi di acquirenti: il primo, solitamente neofita in materia, è colui che vuole un orologio di marca, di ottima fattura e che richiami alla mente una certa idea di status ed eleganza. Il secondo invece è rappresentato dal collezionista o appassionato, alla ricerca di un articolo unico con un suo stile riconoscibile e distintivo, in grado, perché no, di riportare alla memoria un momento storico o un evento ben preciso.
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IL FILO CONDUTTORE CHE LEGA QUESTI DUE TIPI DI ACQUIRENTI È LA RICERCA DI UN RIVENDITORE CHE INCARNI AFFIDABILITÀ NELLA VENDITA, PARLANDO DI GARANZIA E ATTESTATO DI ORIGINALITÀ, E NEL POST VENDITA OVVERO NELLA REVISIONE, IN MODO TALE DA NON RIMANERE SPIAZZATI DA UN EVENTUALE PROBLEMA.

Un Rolex sarà sempre uno di quelli oggetti evergreen che esprime avanguardia, classe ed eleganza senza seguire la moda ma dettandola. Perché aspettare e non soddisfare il vostro desiderio?

 

Articolo di Giovanni Bonannno

Gioielleria Bonanno

Rolex – CINQUE 
LETTERE GENIALI

1908, Hans Wilsdorf voleva che i suoi segnatempo portassero un nome corto, facile da ricordare e da pronunciare in tutte le lingue, e che potesse essere inserito armoniosamente sui quadranti e sui movimenti.
A proposito della scelta del nome, raccontava: 
”Ho provato a combinare tutte le lettere dell’alfabeto, 
in ogni modo possibile. Avevo così a disposizione qualche centinaio di nomi, ma nessuno mi piaceva. Fino a quando una mattina, mentre viaggiavo sul piano superiore di un omnibus trainato da cavalli, lungo la via Cheapside nella City di Londra, uno spiritello mi ha sussurrato all’orecchio: Rolex”.
Quattro anni più tardi, nel 1914, fu la volta del britannico Kew Observatory, che conferì a un orologio da polso Rolex il certificato di precisione di classe “A”, un privilegio che fino ad allora era rimasto appannaggio esclusivo dei cronometri marini. Da quel momento in poi, gli orologi da polso Rolex divennero sinonimo di precisione.

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Rolex si concentrò innanzitutto sulla qualità del movimento. E l’inesorabile ricerca della precisione cronometrica lo portò in breve tempo al successo. Nel 1910, fu un Rolex il primo orologio da polso a ricevere il certificato svizzero di precisione cronometrica, rilasciato dall’Official Watch Rating Centre di Bienna.
La storia di Rolex è indissolubilmente legata allo spirito pionieristico del suo fondatore, Hans Wilsdorf. Nel 1905, a soli 24 anni, Wilsdorf creò a Londra un’azienda specializzata nella commercializzazione di orologi. Iniziò così ad immaginare un segnatempo che potesse essere portato al polso.
Pur non garantendo gli orologi da polso una precisione molto accurata, Hans Wilsdorf riuscì a renderli non solo eleganti, ma anche affidabili. E per convincere il pubblico che segnatempo tanto innovativi erano anche affidabili, li dotò di movimenti piccoli ma estremamente precisi, prodotti da una ditta orologiera della città svizzera di Bienna.

Successivamente, Rolex si spostò a Ginevra, città internazionalmente nota per la sua tradizione orologiera. La società Montres Rolex S.A. venne registrata a Ginevra nel 1920.
Nel 1926 Rolex creò il primo orologio resistente all’acqua e alla polvere, segnando così un punto di svolta nella storia dell’orologeria. Chiamato Oyster, questo segnatempo era dotato di una cassa sigillata ermeticamente, in grado di offrire una protezione ottimale al movimento.

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Dire che un orologio è impermeabile è una cosa. Dimostrare che lo è davvero è tutta un’altra storia. Nel 1927 un Rolex Oyster attraversò incolume il Canale della Manica al polso di una giovane nuotatrice inglese, Mercedes Gleitze.
La traversata durò oltre 10 ore, durante le quali l’orologio rimase in ottime condizioni. Per celebrare l’impresa dell’attraversamento della Manica, Rolex fece pubblicare sulla prima pagina del quotidiano britannico Daily Mail un’inserzione a tutta pagina che annunciava il successo del suo orologio impermeabile. Nacque così il concetto di testimonial.

Nel 1931 Rolex introdusse e brevettò il primo meccanismo a carica automatica al mondo con rotore Perpetual. Vera e propria opera d’arte, questo dispositivo è il progenitore di tutti gli orologi automatici moderni. Rolex partecipa alla prima spedizione di sorvolo dell’Everest con i suoi orologi Oyster, che fanno parte della dotazione di bordo.
I membri dell’equipaggio si dichiarano altamente soddisfatti delle prestazioni dei segnatempo Rolex.

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Rolex ha saputo individuare in una varietà di contesti un’opportunità unica per testare, perfezionare e mettere in mostra l’Oyster. Il mondo dello sport, l’aviazione, le gare automobilistiche e le spedizioni costituiscono, infatti, veri e propri laboratori a cielo aperto in cui mettere alla prova la ricca gamma di caratteristiche tecniche di ciascun orologio.

Articolo di Fabio Michetti

Gioielleria Bonanno

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Omega Speedmaster batte Rolex 6238 nella corsa alla conquista della NASA

Era il 20 luglio del 1969 quando il Comandante Neil Armstrong della Missione Apollo 11 pose il primo piede sulla Luna. Un momento storico per tutta l’umanità, ben aldilà della supremazia spaziale che da anni russi ed americani perseguivano in una corsa all’atto più eclatante nello spazio, appena sopra i cieli della terra.

La celeberrima agenzia di stampa italiana ANSA raccontò quell’evento, passato alla storia, descrivendolo con le seguenti frasi stentoree che dicevano: Neil Armstrong ha posto il suo piede sinistro sulla polvere lunare alle 04:57 ora italiana”

Brividi autentici, ricordati e celebrati lo scorso anno nel 50° anniversario dell’impresa!

Ma in quanti compresero realmente lo sforzo che la NASA da anni stava producendo per arrivare a quel risultato, a dir poco epocale? Ma, soprattutto, quale livello di tecnologia a 360° si utilizzò affinchè gli sforzi di quegli anni portassero a quel primo, indimenticabile passo sul suolo lunare?

Noi della Gioielleria Bonanno, specializzati dagli anni ‘70 nel settore dell’orologeria ed in particolar modo in quella vintage, proveremo a raccontarVi una storia parallela, dai tratti affascinante, volendo anche simpatica ed intrigante e che si riferisce alla scelta della strumentazione di bordo dell’Apollo 11 collegata logicamente al calcolo del tempo, fattore di primissima importanza nella riuscita della Missione.

La Nostra storia inizia quando la NASA istituisce una sofisticata procedura di prova per realizzare i suoi voli lunari. E realizza che, per svolgere al meglio gli importantissimi calcoli che sono alla base di ogni azione, deve dotarsi della migliore strumentazione di calcolo presente al mondo in quel periodo storico. Questa necessità darà fortissimo impulso allo sviluppo, per esempio, dei calcolatori elettronici o, se preferite, dei computers

Comincia pertanto la ricerca anche di orologi e cronometri per il calcolo del fattore tempo e non solo, strumenti che siano estremamente affidabili per un programma spaziale che punta a stupire il mondo mostrando la superiorità dell’aviazione americana al mondo intero.

Siamo negli anni ’60 quando tutto comincia e nel 1964 la NASA inizia la sua selezione ufficiale rivolta a degli orologi-cronometri che possano fungere alla bisogna.

Senza entrare troppo nello specifico di queste prove altamente impegnative per le strumentazioni delle quali dotarsi a Houston ed a Cape Canaveral, a bordo dell’astronave e da consegnare agli stessi astronauti (e sulle quali cala una sorta di logica cortina fumogena), la NASA si attiene ad una rigorosa selezione con procedure di prova decisamente fuori dal normale. 

Alla fine verrà designato un solo modello con una singola casa a produrlo, chiedendo a ben dieci produttori di orologi di presentare domanda come fornitori:

Elgin, Benrus, Hamilton, Mido, Luchin Piccard, Omega, Rolex, Bulova, Longine, Gruen.

 

 

In quegli anni però il mercato già influisce su certe scelte. Ad esempio è già importante la fama della Rolex negli Stati Uniti, guadagnata con la nota storia che Noi della Gioielleria Bonanno vi abbiamo raccontato parlando del GMT Master fornito al personale di volo della PanAm.

E si parla già del futuro iconico Rolex Daytona, conosciuto come tutti i Rolex per la sua solidità ed efficienza, benché con un successo di pubblico modesto a causa del prezzo non proprio accessibile a tutti. 

La NASA decide così di testare anche altri orologi però con la casa della corona dorata comunque in pole position.

Ma nella considerazione della massima entità spaziale americana salgono anche le quotazioni di un acerrimo concorrente: l’Omega con il suo Speedmaster. A quel tempo questo orologio ha già un alloggiamento insolitamente grande con i suoi 40 mm. e colpisce per il suo quadrante dal design chiaro, pulito e senza fronzoli: i tre contatori del cronograf0 sono infatti facili da leggere. 

Comunque, aldilà delle preferenze già acclarate del mercato di quel tempo, in quanto agenzia governativa da Houston la NASA presenta un’offerta formale ad ottenere i cosiddetti RFP (Request for Proposals) ai dieci produttori già citati. 

La sorpresa è che dei dieci produttori richiesti, inclusi i quattro americani (Elgin, Benrus, Hamilton e Bulova) e gli altri svizzeri, rispondono solo in quattro stando alle dichiarazioni ufficiali rilasciate da Petros Protopapas, direttore dell’Omega Museum  in possesso dei corrispondenti documenti della NASA:

Omega USA, avvalendosi dell’importatore Norman M. Morris, con sede a New York City;
• Longines-Wittnauer, attraverso la Longines USA;
• Rolex USA;
• Hamilton, in quel periodo ancora un brand americano al 100%.

Ad una prima analisi delle proposte, proprio la casa americana Hamilton è eliminata da subito in quanto in possesso di modelli di orologi da tasca certificati, ma senza alcun cronografo da polso. 

Inoltre, tra le varie condizioni per accedere alle fasi di test, è richiesta una precisione che possa variare di 5 secondi a 24 ore, preferibilmente però non più di +/- 2 secondi nell’arco delle 24 ore. Infine, l’orologio deve avere una funzione di arresto in stile cronografo, essere di facile lettura e soprattutto antimagnetico.

Restano dunque in ballo Omega, Longines e Rolex che sono invitati alla selezione. 

Della Longines si conosce quale modello mentre Omega fornisce il modello Speedmaster del 1964, denominato ST105.003 e la Rolex il cosiddetto modello Pre-Daytona, denominato Cosmograf Referenza 6238 con il movimento a carica manuale Valjoux 72.

 

 

E grazie alla documentazione ufficiale prodotta da Petros Protopapas, direttore dell’Omega Museum, possiamo ricostruire per Voi come andarono le cose lato Omega.

Nell’ordine ufficiale della NASA, datato 21 maggio 1964, l’ente spaziale americano acquista dodici cronografi Omega, senza bracciale, per un prezzo unitario di 82,50$: valutazione ottima considerando il momento storico (uno Speedmaster con un cinturino in pelle in Svizzera costava 415 franchi svizzeri). 

Cosa dovevano fare gli orologi? L’ingegnere capo della NASA, tale James Ragan, mette in piedi una sorta di percorso di guerra per questi Omega Speedmaster e per gli altri concorrenti in gara!

Questo perchè, ad esempio, quando un orologio viene esposto ai raggi del sole nel vuoto dello spazio, la sola rotazione del polso può innescare uno shock termico di oltre 100° gradi: nello spazio non ci sono i filtri di cui godiamo sulla terra!

Inoltre accade lo stesso quando l’orologio viene esposto dal sole non filtrato all’ombra. Sulla luna il clima è ostile ed inospitale, con temperature oscillanti tra -150° ed oltre più di 100°: spiegato dunque il perchè dei dodici orologi richiesti. 

Durante i test, gli orologi vengono esposti a temperature comprese tra 71° e 93° gradi per due giorni, per essere improvvisamente raffreddati a -18° gradi. Quindi di nuovo vengono messi in una camera ermeticamente sigillata, riscaldata a 93° gradi per poi riessere congelati a -18° gradi: il procedimento viene eseguito quindici volte di seguito!

 

 

Gli Omega Speedmaster che superano la prova, sarebbe meglio dire “sopravvissuti”, sono dopo sottoposti allo shock della velocità: gli si fa subire una forza di accellerazione di ben 40 G in sei direzione diverse, quando solo 1 G è la classica o normale accelerazione gravitazionale.

Come se non bastasse, gli orologi devono sopportare il 93% di umidità, un ambiente altamente corrosivo al 100% di ossigeno ed un rumore di 130 decibel. Infine, l’ultimo test è una vibrazione per 90 minuti, con almeno un impulso di accelerazione di 8,8 G che agisce su di essi!

Non tutti gli orologi però sopravvivono a queste prove letali! In una lettera del 1 marzo 1965, l’assistente direttore per le operazioni dell’equipaggio a bordo del Lem di Apollo 11 riporta i seguenti risultati:

A) Rolex – fermatosi due volte durante il test dell’umidità relativa; male nel successivo test ad alta temperatura quando la lancetta dei secondi si è piegata e le altre lancette si sono bloccate sul quadrante. Non sono stati effettuati ulteriori test sul cronografo Rolex.

B) Longines Wittnauer – Il vetro si è piegato e si è staccato durante il test ad alta temperatura. La stessa cosa è successa con il secondo Longines Wittnauer durante il test di decompressione. Non sono stati effettuati ulteriori test con il cronografo Longines-Wittnauer.

C) Omega È andato avanti di  21 minuti durante il test di decompressione e ha perso 15 minuti durante il test di accelerazione. Il materiale luminoso sul quadrante è stato distrutto durante le prove. Come risultato di tutti i test, il cronografo Omega ha funzionato in modo soddisfacente.

Dunque i test della NASA raccomandano l’Omega Speedmaster per la sua “maggiore precisione, affidabilità, leggibilità e facilità d’uso”.

Identica scelta viene fatta dagli astronauti Walter Schirra e Leroy Gordon Cooper, i quali ad onor del vero avevano già usato il loro Omega Speedmaster (acquistato privatamente però), nei voli spaziali Mercury nel 1962. 

Senza poi tralasciare che il primo, vero orologio da polso nello spazio fu un russo Poljot Strela del cosmonauta Alexei Leonow: il 18 marzo 1965, il russo fu la prima persona a galleggiare liberamente nello spazio fuori dall’astronave.

Tuttavia, gli ingegneri della NASA dopo i test suggeriscono alcuni miglioramenti per l’Omega Speedmaster: la cornice esterna o scala tachimetrica, è meglio se sostituita da un anello rotante di 24 ore, dettaglio già a bordo del Rolex GMT. Inoltre, i contatori devono essere provvisti di marcature luminose.

Dopo le prove, Helmut A. Kuehnel della divisione operazioni di equipaggio di volo della NASA fa quindi domanda per acquistare “immediatamente” cinque cronografi Omega: obiettivo modificarne i modelli standard. Richiesta che rimane inascoltata, il tempo è letteralmente nemico in questo caso del desiderio dell’ingegnere.

Infatti il 23 marzo 1965, appena cinque giorni dopo i russi sopra citati, il volo Gemelli-Titano III (GT-3) degli Stati Uniti inizia le missioni di prova con gli astronauti Gus Grissom e John Young, entrambi equipaggiati con uno Speedmaster. L’unico cambiamento rispetto al modello standard è un bracciale, lungo ed in velcro, particolare indispensabile per legare al polso dei due astronauti gli orologi sopra la loro tuta spessa.

Nella missione successiva il ​​3 giugno 1965, denominata “Gemelli IV”, Ed White va fuori dall’astronave per oltre 20 minuti con il suo Omega Speedmaster al polso di nuovo, con tanto di foto storiche ad immortalare il tutto: è il battesimo del fuoco!

Dopo questi test, Omega decide logicamente di aggiungere sul quadrante dello Speedmaster il termine Professional ma non prima del 1966: beh, tutto quanto passato, era il minimo!!

Contemporaneamente Omega mette in atto un’azione di puro restyling con la corona ed i pulsanti sul lato destro della cassa che ora sono protetti da alcune alette: per la prima volta lo Speedmaster appare nella sua tipica forma asimmetrica dell’alloggiamento, forma che esiste ancora oggi.

Finita qui? Per niente! 

Sventolando l’argomento protezionistico “Buy American Act”, l’americana Bulova preme affinchè la NASA utilizzi i loro orologi. Ma il direttore delle operazioni dell’equipaggio di condotta, Donald K. Slayton, respinse chiaramente la richiesta in un memorandum del 26 settembre 1967: il cronografo Omega Speedmaster è l’unico orologio “accettabile per i voli spaziali con equipaggio” e “tutti i test superati più quanto dimostrato nei voli precedenti, lo qualifica con successo.” 

Slayton chiosa poi alla fine con un eloquente “…Se si vuole fare affidamento su qualsiasi altro marchio, ci si attenda costi a dir poco “insopportabili”.

A tappare definitivamente ai patrioti americani ecco la grande svolta con il volo dell’Apollo 11: Neil Armstrong è la prima persona che poggia il piede sulla luna il 21 luglio 1969, ma senza il suo Omega, che lascia alle sue spalle nella nave spaziale Eagle. Quindici minuti dopo Armstrong, Buzz Aldrin esce dall’astronave e, con esso, l’Omega Speedmaster diviene quindi il primo orologio sul suolo lunare.

Ma quello che indossano nel 1969 i tre di Apollo 11 è uno Speedmaster leggermente rivisto, non esternamente bensì all’interno: il calibro Omega 321 di Lemania fu sostituito dal calibro 861, denominato Lemania 1873, la frequenza sale da 18.000 vibrazioni all’ora a 21.600. Il movimento resta caricato a mano, la riserva di carica comunque resiste per 38 ore.

Oltre all’orologio ufficiale della NASA però alcuni degli astronauti indossano anche i loro orologi privati. L’astronauta Jack Swigert, ad esempio, che ha portato con sé il suo Rolex GMT privato Referenza 1675 nella missione Apollo 13 nell’aprile 1970

Sfortunatamente era la missione che non andò a buon fine dopo un’esplosione a bordo durante il volo, raccontato anche dal magistrale film del ‘95 con Tom Hanks. Al rientro lo Speedmaster è stato comunque utilizzato per il calcolo dei tempi della fase critica di rientro nell’atmosfera terrestre. Omega alla fine riceve pure un onore speciale per il compito svolto!

 

 

Alla ripresa delle missioni con Apollo 14 si riprende con un successo il 5 febbraio 1971. Uno degli astronauti, il pilota del modulo lunare Edgar Michtell, secondo diverse fonti ha al proprio polso un suo Rolex GMT privato Referenza 1675 durante tutta la missione. Ma la NASA esclude che si tratta di un orologio ufficiale, proprio come questo Rolex con la lancetta che calcola il fuso orario: non ha comunque un dispositivo a cronografo e quindi non qualificabile come orologio ufficiale della NASA.

E non è finita quì. Sì, perchè nel 1972, sotto ancora pressioni della Bulova ed a causa di interrogazioni parlamentari al Congresso degli Stati Uniti, viene indetto un nuovo stress test per gli orologi della NASA.

Vengono inclusi anche gli orologi della Breitling, Rolex e della Seiko. Nel frattempo Bulova ha messo a bordo dei propri segnatempo dei movimenti svizzeri prodotti dalla Universal Genève. Le cose però non cambiano neanche questa volta perchè i Bulova falliscono sia il test dell’umidità che quello della forte accelerazione. L’Omega Speedmaster pertanto si conferma l’unico a superare tutti i test, quindi l’orologio spaziale ufficiale della NASA

Oggi alcuni modelli Speedmaster raggiungono valori estremamente elevati. Il 15 dicembre 2016, l’Asta Christie’s ha messo all’asta un Omega Speedmaster a New York che si dice fosse a bordo dell’Apollo 17 (dicembre 1972). Questo Speedmaster, firmato nella base del modulo di comando Pilota 1 Ron Evans, è stato aggiudicato per $ 245.000. Per i pezzi più vecchi e originali infine, la tendenza dei prezzi punta chiaramente verso l’alto.

Gioielleria Bonanno