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Omega Speedmaster batte Rolex 6238 nella corsa alla conquista della NASA

di Gioielleria Bonanno

Omega Speedmaster batte Rolex 6238 nella corsa alla conquista della NASA

Era il 20 luglio del 1969 quando il Comandante Neil Armstrong della Missione Apollo 11 pose il primo piede sulla Luna. Un momento storico per tutta l’umanità, ben aldilà della supremazia spaziale che da anni russi ed americani perseguivano in una corsa all’atto più eclatante nello spazio, appena sopra i cieli della terra.

La celeberrima agenzia di stampa italiana ANSA raccontò quell’evento, passato alla storia, descrivendolo con le seguenti frasi stentoree che dicevano: Neil Armstrong ha posto il suo piede sinistro sulla polvere lunare alle 04:57 ora italiana”

Brividi autentici, ricordati e celebrati lo scorso anno nel 50° anniversario dell’impresa!

Ma in quanti compresero realmente lo sforzo che la NASA da anni stava producendo per arrivare a quel risultato, a dir poco epocale? Ma, soprattutto, quale livello di tecnologia a 360° si utilizzò affinchè gli sforzi di quegli anni portassero a quel primo, indimenticabile passo sul suolo lunare?

Noi della Gioielleria Bonanno, specializzati dagli anni ‘70 nel settore dell’orologeria ed in particolar modo in quella vintage, proveremo a raccontarVi una storia parallela, dai tratti affascinante, volendo anche simpatica ed intrigante e che si riferisce alla scelta della strumentazione di bordo dell’Apollo 11 collegata logicamente al calcolo del tempo, fattore di primissima importanza nella riuscita della Missione.

La Nostra storia inizia quando la NASA istituisce una sofisticata procedura di prova per realizzare i suoi voli lunari. E realizza che, per svolgere al meglio gli importantissimi calcoli che sono alla base di ogni azione, deve dotarsi della migliore strumentazione di calcolo presente al mondo in quel periodo storico. Questa necessità darà fortissimo impulso allo sviluppo, per esempio, dei calcolatori elettronici o, se preferite, dei computers

Comincia pertanto la ricerca anche di orologi e cronometri per il calcolo del fattore tempo e non solo, strumenti che siano estremamente affidabili per un programma spaziale che punta a stupire il mondo mostrando la superiorità dell’aviazione americana al mondo intero.

Siamo negli anni ’60 quando tutto comincia e nel 1964 la NASA inizia la sua selezione ufficiale rivolta a degli orologi-cronometri che possano fungere alla bisogna.

Senza entrare troppo nello specifico di queste prove altamente impegnative per le strumentazioni delle quali dotarsi a Houston ed a Cape Canaveral, a bordo dell’astronave e da consegnare agli stessi astronauti (e sulle quali cala una sorta di logica cortina fumogena), la NASA si attiene ad una rigorosa selezione con procedure di prova decisamente fuori dal normale. 

Alla fine verrà designato un solo modello con una singola casa a produrlo, chiedendo a ben dieci produttori di orologi di presentare domanda come fornitori:

Elgin, Benrus, Hamilton, Mido, Luchin Piccard, Omega, Rolex, Bulova, Longine, Gruen.

 

 

In quegli anni però il mercato già influisce su certe scelte. Ad esempio è già importante la fama della Rolex negli Stati Uniti, guadagnata con la nota storia che Noi della Gioielleria Bonanno vi abbiamo raccontato parlando del GMT Master fornito al personale di volo della PanAm.

E si parla già del futuro iconico Rolex Daytona, conosciuto come tutti i Rolex per la sua solidità ed efficienza, benché con un successo di pubblico modesto a causa del prezzo non proprio accessibile a tutti. 

La NASA decide così di testare anche altri orologi però con la casa della corona dorata comunque in pole position.

Ma nella considerazione della massima entità spaziale americana salgono anche le quotazioni di un acerrimo concorrente: l’Omega con il suo Speedmaster. A quel tempo questo orologio ha già un alloggiamento insolitamente grande con i suoi 40 mm. e colpisce per il suo quadrante dal design chiaro, pulito e senza fronzoli: i tre contatori del cronograf0 sono infatti facili da leggere. 

Comunque, aldilà delle preferenze già acclarate del mercato di quel tempo, in quanto agenzia governativa da Houston la NASA presenta un’offerta formale ad ottenere i cosiddetti RFP (Request for Proposals) ai dieci produttori già citati. 

La sorpresa è che dei dieci produttori richiesti, inclusi i quattro americani (Elgin, Benrus, Hamilton e Bulova) e gli altri svizzeri, rispondono solo in quattro stando alle dichiarazioni ufficiali rilasciate da Petros Protopapas, direttore dell’Omega Museum  in possesso dei corrispondenti documenti della NASA:

Omega USA, avvalendosi dell’importatore Norman M. Morris, con sede a New York City;
• Longines-Wittnauer, attraverso la Longines USA;
• Rolex USA;
• Hamilton, in quel periodo ancora un brand americano al 100%.

Ad una prima analisi delle proposte, proprio la casa americana Hamilton è eliminata da subito in quanto in possesso di modelli di orologi da tasca certificati, ma senza alcun cronografo da polso. 

Inoltre, tra le varie condizioni per accedere alle fasi di test, è richiesta una precisione che possa variare di 5 secondi a 24 ore, preferibilmente però non più di +/- 2 secondi nell’arco delle 24 ore. Infine, l’orologio deve avere una funzione di arresto in stile cronografo, essere di facile lettura e soprattutto antimagnetico.

Restano dunque in ballo Omega, Longines e Rolex che sono invitati alla selezione. 

Della Longines si conosce quale modello mentre Omega fornisce il modello Speedmaster del 1964, denominato ST105.003 e la Rolex il cosiddetto modello Pre-Daytona, denominato Cosmograf Referenza 6238 con il movimento a carica manuale Valjoux 72.

 

 

E grazie alla documentazione ufficiale prodotta da Petros Protopapas, direttore dell’Omega Museum, possiamo ricostruire per Voi come andarono le cose lato Omega.

Nell’ordine ufficiale della NASA, datato 21 maggio 1964, l’ente spaziale americano acquista dodici cronografi Omega, senza bracciale, per un prezzo unitario di 82,50$: valutazione ottima considerando il momento storico (uno Speedmaster con un cinturino in pelle in Svizzera costava 415 franchi svizzeri). 

Cosa dovevano fare gli orologi? L’ingegnere capo della NASA, tale James Ragan, mette in piedi una sorta di percorso di guerra per questi Omega Speedmaster e per gli altri concorrenti in gara!

Questo perchè, ad esempio, quando un orologio viene esposto ai raggi del sole nel vuoto dello spazio, la sola rotazione del polso può innescare uno shock termico di oltre 100° gradi: nello spazio non ci sono i filtri di cui godiamo sulla terra!

Inoltre accade lo stesso quando l’orologio viene esposto dal sole non filtrato all’ombra. Sulla luna il clima è ostile ed inospitale, con temperature oscillanti tra -150° ed oltre più di 100°: spiegato dunque il perchè dei dodici orologi richiesti. 

Durante i test, gli orologi vengono esposti a temperature comprese tra 71° e 93° gradi per due giorni, per essere improvvisamente raffreddati a -18° gradi. Quindi di nuovo vengono messi in una camera ermeticamente sigillata, riscaldata a 93° gradi per poi riessere congelati a -18° gradi: il procedimento viene eseguito quindici volte di seguito!

 

 

Gli Omega Speedmaster che superano la prova, sarebbe meglio dire “sopravvissuti”, sono dopo sottoposti allo shock della velocità: gli si fa subire una forza di accellerazione di ben 40 G in sei direzione diverse, quando solo 1 G è la classica o normale accelerazione gravitazionale.

Come se non bastasse, gli orologi devono sopportare il 93% di umidità, un ambiente altamente corrosivo al 100% di ossigeno ed un rumore di 130 decibel. Infine, l’ultimo test è una vibrazione per 90 minuti, con almeno un impulso di accelerazione di 8,8 G che agisce su di essi!

Non tutti gli orologi però sopravvivono a queste prove letali! In una lettera del 1 marzo 1965, l’assistente direttore per le operazioni dell’equipaggio a bordo del Lem di Apollo 11 riporta i seguenti risultati:

A) Rolex – fermatosi due volte durante il test dell’umidità relativa; male nel successivo test ad alta temperatura quando la lancetta dei secondi si è piegata e le altre lancette si sono bloccate sul quadrante. Non sono stati effettuati ulteriori test sul cronografo Rolex.

B) Longines Wittnauer – Il vetro si è piegato e si è staccato durante il test ad alta temperatura. La stessa cosa è successa con il secondo Longines Wittnauer durante il test di decompressione. Non sono stati effettuati ulteriori test con il cronografo Longines-Wittnauer.

C) Omega È andato avanti di  21 minuti durante il test di decompressione e ha perso 15 minuti durante il test di accelerazione. Il materiale luminoso sul quadrante è stato distrutto durante le prove. Come risultato di tutti i test, il cronografo Omega ha funzionato in modo soddisfacente.

Dunque i test della NASA raccomandano l’Omega Speedmaster per la sua “maggiore precisione, affidabilità, leggibilità e facilità d’uso”.

Identica scelta viene fatta dagli astronauti Walter Schirra e Leroy Gordon Cooper, i quali ad onor del vero avevano già usato il loro Omega Speedmaster (acquistato privatamente però), nei voli spaziali Mercury nel 1962. 

Senza poi tralasciare che il primo, vero orologio da polso nello spazio fu un russo Poljot Strela del cosmonauta Alexei Leonow: il 18 marzo 1965, il russo fu la prima persona a galleggiare liberamente nello spazio fuori dall’astronave.

Tuttavia, gli ingegneri della NASA dopo i test suggeriscono alcuni miglioramenti per l’Omega Speedmaster: la cornice esterna o scala tachimetrica, è meglio se sostituita da un anello rotante di 24 ore, dettaglio già a bordo del Rolex GMT. Inoltre, i contatori devono essere provvisti di marcature luminose.

Dopo le prove, Helmut A. Kuehnel della divisione operazioni di equipaggio di volo della NASA fa quindi domanda per acquistare “immediatamente” cinque cronografi Omega: obiettivo modificarne i modelli standard. Richiesta che rimane inascoltata, il tempo è letteralmente nemico in questo caso del desiderio dell’ingegnere.

Infatti il 23 marzo 1965, appena cinque giorni dopo i russi sopra citati, il volo Gemelli-Titano III (GT-3) degli Stati Uniti inizia le missioni di prova con gli astronauti Gus Grissom e John Young, entrambi equipaggiati con uno Speedmaster. L’unico cambiamento rispetto al modello standard è un bracciale, lungo ed in velcro, particolare indispensabile per legare al polso dei due astronauti gli orologi sopra la loro tuta spessa.

Nella missione successiva il ​​3 giugno 1965, denominata “Gemelli IV”, Ed White va fuori dall’astronave per oltre 20 minuti con il suo Omega Speedmaster al polso di nuovo, con tanto di foto storiche ad immortalare il tutto: è il battesimo del fuoco!

Dopo questi test, Omega decide logicamente di aggiungere sul quadrante dello Speedmaster il termine Professional ma non prima del 1966: beh, tutto quanto passato, era il minimo!!

Contemporaneamente Omega mette in atto un’azione di puro restyling con la corona ed i pulsanti sul lato destro della cassa che ora sono protetti da alcune alette: per la prima volta lo Speedmaster appare nella sua tipica forma asimmetrica dell’alloggiamento, forma che esiste ancora oggi.

Finita qui? Per niente! 

Sventolando l’argomento protezionistico “Buy American Act”, l’americana Bulova preme affinchè la NASA utilizzi i loro orologi. Ma il direttore delle operazioni dell’equipaggio di condotta, Donald K. Slayton, respinse chiaramente la richiesta in un memorandum del 26 settembre 1967: il cronografo Omega Speedmaster è l’unico orologio “accettabile per i voli spaziali con equipaggio” e “tutti i test superati più quanto dimostrato nei voli precedenti, lo qualifica con successo.” 

Slayton chiosa poi alla fine con un eloquente “…Se si vuole fare affidamento su qualsiasi altro marchio, ci si attenda costi a dir poco “insopportabili”.

A tappare definitivamente ai patrioti americani ecco la grande svolta con il volo dell’Apollo 11: Neil Armstrong è la prima persona che poggia il piede sulla luna il 21 luglio 1969, ma senza il suo Omega, che lascia alle sue spalle nella nave spaziale Eagle. Quindici minuti dopo Armstrong, Buzz Aldrin esce dall’astronave e, con esso, l’Omega Speedmaster diviene quindi il primo orologio sul suolo lunare.

Ma quello che indossano nel 1969 i tre di Apollo 11 è uno Speedmaster leggermente rivisto, non esternamente bensì all’interno: il calibro Omega 321 di Lemania fu sostituito dal calibro 861, denominato Lemania 1873, la frequenza sale da 18.000 vibrazioni all’ora a 21.600. Il movimento resta caricato a mano, la riserva di carica comunque resiste per 38 ore.

Oltre all’orologio ufficiale della NASA però alcuni degli astronauti indossano anche i loro orologi privati. L’astronauta Jack Swigert, ad esempio, che ha portato con sé il suo Rolex GMT privato Referenza 1675 nella missione Apollo 13 nell’aprile 1970

Sfortunatamente era la missione che non andò a buon fine dopo un’esplosione a bordo durante il volo, raccontato anche dal magistrale film del ‘95 con Tom Hanks. Al rientro lo Speedmaster è stato comunque utilizzato per il calcolo dei tempi della fase critica di rientro nell’atmosfera terrestre. Omega alla fine riceve pure un onore speciale per il compito svolto!

 

 

Alla ripresa delle missioni con Apollo 14 si riprende con un successo il 5 febbraio 1971. Uno degli astronauti, il pilota del modulo lunare Edgar Michtell, secondo diverse fonti ha al proprio polso un suo Rolex GMT privato Referenza 1675 durante tutta la missione. Ma la NASA esclude che si tratta di un orologio ufficiale, proprio come questo Rolex con la lancetta che calcola il fuso orario: non ha comunque un dispositivo a cronografo e quindi non qualificabile come orologio ufficiale della NASA.

E non è finita quì. Sì, perchè nel 1972, sotto ancora pressioni della Bulova ed a causa di interrogazioni parlamentari al Congresso degli Stati Uniti, viene indetto un nuovo stress test per gli orologi della NASA.

Vengono inclusi anche gli orologi della Breitling, Rolex e della Seiko. Nel frattempo Bulova ha messo a bordo dei propri segnatempo dei movimenti svizzeri prodotti dalla Universal Genève. Le cose però non cambiano neanche questa volta perchè i Bulova falliscono sia il test dell’umidità che quello della forte accelerazione. L’Omega Speedmaster pertanto si conferma l’unico a superare tutti i test, quindi l’orologio spaziale ufficiale della NASA

Oggi alcuni modelli Speedmaster raggiungono valori estremamente elevati. Il 15 dicembre 2016, l’Asta Christie’s ha messo all’asta un Omega Speedmaster a New York che si dice fosse a bordo dell’Apollo 17 (dicembre 1972). Questo Speedmaster, firmato nella base del modulo di comando Pilota 1 Ron Evans, è stato aggiudicato per $ 245.000. Per i pezzi più vecchi e originali infine, la tendenza dei prezzi punta chiaramente verso l’alto.