C’è un momento, durante le aste, in cui il battito del martelletto diventa quasi un metronomo del desiderio. È successo ancora una volta a Montecarlo, nelle sale dell’Hôtel Méridien Beach Plaza, dove l’asta “Exclusive Timepieces” del 18 e 19 ottobre di Monaco Legend Group ha scritto una pagina importante nella storia del collezionismo orologiero. Ventotto milioni di euro: è questa la cifra complessiva che ha consacrato l’edizione autunnale come la più ricca mai realizzata dalla maison monegasca, confermando il ruolo sempre più centrale del Principato come epicentro mondiale del vintage di alta gamma.
Fra gli applausi e il rumore sommesso delle palette, i grandi nomi dell’orologeria — Rolex, Patek Philippe, Audemars Piguet, Cartier — hanno danzato sotto i riflettori del mercato, con aggiudicazioni che hanno spesso superato le stime più prudenti. Il pubblico, una costellazione di collezionisti internazionali, mercanti esperti e nuovi appassionati, ha seguito ogni rilancio come un rito: non solo un gesto economico, ma un atto di fede nel fascino meccanico del tempo.
Il top lot dell’asta a 5.330.000 euro: Rolex Ref. 6062 “Black Diamond Dial”
Tra i modelli più rari e ambiti mai prodotti da Rolex, la referenza 6062 occupa un posto leggendario. Presentata nei primi anni ’50, unisce tre complicazioni – calendario completo con giorno e data e fasi lunari – all’interno della cassa Oyster da 36 mm. Una scelta audace, perché dimostrava che Rolex non era soltanto sinonimo di robustezza e impermeabilità, ma poteva cimentarsi con la poesia meccanica delle grandi complicazioni, senza rinunciare alla praticità quotidiana.
Prodotta in circa 350 esemplari, la 6062 è già di per sé rara. Ma all’interno di questa produzione si distinguono varianti di quadrante che ne hanno accresciuto il mito: il due toni, lo “stelline” con indici a stella, e il rarissimo quadrante nero, immortalato dal celebre “Bao Dai”, l’orologio dell’ultimo imperatore del Vietnam, venduto all’asta nel 2017 per oltre 5 milioni di franchi svizzeri.
L’esemplare oggi proposto dal Monaco Legend Group appartiene al ristretto circolo dei 6062 in oro giallo con quadrante nero e indici di diamanti: una configurazione di cui si conoscono soltanto due altri esemplari. In questo caso, sei diamanti segnano le ore dispari (1, 3, 5, 7, 9 e 11), disegnando un equilibrio perfetto e un’armonia che molti ritengono persino superiore a quella del Bao Dai.
La cassa conserva tutta la purezza delle linee originali, mentre il quadrante nero laccato appare profondo e intatto, con la luna resa nel colore corretto. Ad accompagnarlo, il raro bracciale “tile” in oro giallo, che completa l’opulenza dell’insieme.
Apparso l’ultima volta in pubblico alla celebre asta Antiquorum “Mondani Collection” del 2006, questo 6062 riemerge dopo quasi vent’anni di silenzio. Presentato con una stima superiore ai 3 milioni di euro, è stato aggiudicato a 5.330.000 euro, un valore importante, perfetteamente in linea con la sua rarità e qualità.
Patek Philippe referenza 1518 aggiudicato a 1.486.000 euro
La sua cassa in oro giallo da 35 mm, scolpita dal venerato maestro orologiaio Emile Vichet, porta con sé una forza aggraziata, con anse lunghe e arcuate, una lunetta lucida e quella silhouette sobria ma decisa che solo Vichet poteva offrire. Sotto lo zaffiro si cela un quadrante argentato che sussurra più che urlare: scale smaltate nitide, aperture del calendario nitide e un’indicazione delle fasi lunari che sembra quasi poetica nella sua sobrietà. L’orologio attuale, prodotto nel 1949 e venduto nel 1951, è una scoperta notevole anche per le sue condizioni.
La cassa è ancora integra e ben conservata, con un design più solido e la presenza di doppi punzoni francesi; il quadrante è splendidamente conservato, senza segni di manomissione, e lo smalto duro è ancora profondo e vivido. È raro imbattersi in un 1518. Ancora più raro trovarne uno che sia così magnetico.
Patek Philippe ref. 5004A aggiudicato a 884.000 euro
Quando la produzione dell’iconica ref. 5004 terminò nel 2012, Patek Philippe celebrò l’evento non con opulenza, ma con un atto di sovversione orologiera: una breve serie in acciaio inossidabile. Questo gesto finale suggellò l’eredità del 5004 come una delle grandi complicazioni più enigmatiche dell’era Lemania, un’epoca in cui la finezza manuale la faceva ancora da padrona. Prodotta tra il 1994 e il 2012, la referenza 5004 era tra le creazioni tecnicamente più ambiziose di Patek Philippe: un cronografo rattrappante con calendario perpetuo, che richiedeva un livello quasi ossessivo di finitura e assemblaggio a mano. Ne venivano realizzati solo circa 12 esemplari all’anno, a testimonianza della meticolosa complessità del suo movimento, basato sul CH 27-70, perfezionato secondo gli standard rigorosi di Patek.
Il 5004A, realizzato in acciaio inossidabile, non fu mai catalogato. Riservato a una manciata di clienti affezionati del marchio, ogni orologio è stato venduto esclusivamente tramite il Salone di Ginevra. Una discreta incisione del nome del proprietario originale sul fondello in vetro zaffiro conferisce a ogni esemplare una provenienza unica e personale, in questo caso, quella del signor Oscar Schafer. Investitore e filantropo americano, è noto soprattutto per essere il presidente di Rivulet Capital, una società di investimento con sede a New York. In precedenza, è stato socio amministratore di OSS Capital e membro del consiglio di amministrazione della New York Philharmonic. Sebbene persistano voci di 50 esemplari realizzati tra i collezionisti, ne sono stati confermati pubblicamente meno di 10.
Patek Philippe ref. 5016P in platino aggiudicato a 715.000 euro
Ci sono orologi che simboleggiano un’epoca, e poi ci sono quelli che la definiscono. Presentato nel 1993, il Patek Philippe referenza 5016 rappresentava l’apice dell’orologeria: un tour de force discreto e discreto che, al momento del suo lancio, si aggiudicava il titolo di orologio da polso più complicato mai realizzato dalla manifattura ginevrina.
Un’ode all’eccellenza sobria, il 5016 unisce una sorprendente gamma di complicazioni: ripetizione minuti, tourbillon, calendario perpetuo con data retrograda, fasi lunari e indicazione dell’anno bisestile, il tutto distillato nell’elegante cornice di una cassa da 37 mm.
Realizzato in tutti e quattro i metalli nobili, oro giallo, rosa e bianco, oltre al platino, e disponibile con quadranti argentati o neri, il 5016 sfoggia uno dei suoi tratti più affascinanti appena sotto l’apertura delle fasi lunari: il numero del movimento stampato, un romantico omaggio agli orologi da tasca con cronometro dell’Osservatorio di un tempo. Si ritiene che ne siano stati prodotti meno di 200 esemplari in un arco di 18 anni, il che lo rende una delle grandi complicazioni Patek Philippe più sfuggenti e ricercate dell’era moderna. Tra le sue caratteristiche più poetiche c’è la data retrograda, la cui lancetta flyback si inarca elegantemente su una scala a ventaglio.
Visivamente, la cassa a gradini e le anse arcuate, ispirate alla leggendaria referenza 2499, conferiscono al 5016 un’aria raffinata e signorile. Girando l’orologio si scopre l’anima del pezzo: il calibro a carica manuale RTO 27 PS QR, composto da 506 componenti, ciascuno rifinito a mano con cura maniacale. Attraverso il fondello in vetro zaffiro, è visibile il regolatore centrifugo della ripetizione minuti, che si attiva a ogni rintocco. Appena sotto, la gabbia del tourbillon, che ricorda la ruota di un orologiaio d’epoca, ruota a intervalli di 60 secondi: un omaggio alla maestria di Patek Philippe nel passato, che continua a risuonare ancora oggi.
Rolex Dato-Compax “Serpico Y Laino”, ref. 6036. Aggiudicato a 676.000 euro
Quando la produzione dell’iconica ref. 5004 terminò nel 2012, Patek Philippe celebrò l’evento non con opulenza, ma con un atto di sovversione orologiera: una breve serie in acciaio inossidabile. Questo gesto finale suggellò l’eredità del 5004 come una delle grandi complicazioni più enigmatiche dell’era Lemania, un’epoca in cui la finezza manuale la faceva ancora da padrona. Prodotta tra il 1994 e il 2012, la referenza 5004 era tra le creazioni tecnicamente più ambiziose di Patek Philippe: un cronografo rattrappante con calendario perpetuo, che richiedeva un livello quasi ossessivo di finitura e assemblaggio a mano.
Ne venivano realizzati solo circa 12 esemplari all’anno, a testimonianza della meticolosa complessità del suo movimento, basato sul CH 27-70, perfezionato secondo gli standard rigorosi di Patek. Il 5004A, realizzato in acciaio inossidabile, non fu mai catalogato.
Riservato a una manciata di clienti affezionati del marchio, ogni orologio è stato venduto esclusivamente tramite il Salone di Ginevra. Una discreta incisione del nome del proprietario originale sul fondello in vetro zaffiro conferisce a ogni esemplare una provenienza unica e personale, in questo caso, quella del signor Oscar Schafer. Investitore e filantropo americano, è noto soprattutto per essere il presidente di Rivulet Capital, una società di investimento con sede a New York. In precedenza, è stato socio amministratore di OSS Capital e membro del consiglio di amministrazione della New York Philharmonic. Sebbene persistano voci di 50 esemplari realizzati tra i collezionisti, ne sono stati confermati pubblicamente meno di 10.
F.P. Journe Astronomic Souveraine, un record da 1.529.400 euro
François-Paul Journe è considerato uno dei grandi maestri indipendenti dell’orologeria contemporanea. Nato a Marsiglia nel 1957 e formatosi tra Parigi e l’atelier dello zio Michel, ha fondato nel 1999 Montres Journe SA con il motto latino Invenit et Fecit, “inventato e fatto”. In un’epoca dominata dai grandi gruppi, Journe ha saputo tracciare un percorso personale, capace di coniugare invenzione tecnica e poesia meccanica.
La sua carriera è costellata di pietre miliari: il Tourbillon Souverain con remontoir d’égalité, primo al mondo su un orologio da polso; il Chronomètre à Résonance, che ha portato la risonanza sul polso in serie; il calibro Octa, automatico con 120 ore di autonomia. Dal 2004, i suoi movimenti in oro massiccio hanno ridefinito il concetto stesso di esclusività, confermato da numerosi premi al Grand Prix d’Horlogerie de Genève.
L’Astronomic Souveraine rappresenta il culmine di questo percorso creativo. Frutto di due decenni di ricerca, racchiude ben 18 complicazioni in una cassa in acciaio da 44 mm, scelta volutamente sobria per contenere uno dei calibri più sofisticati della nostra epoca: il 1619 a carica manuale. Tra le funzioni spiccano il tourbillon con forza costante, la ripetizione minuti con gong cattedrale, calendario annuale, doppio fuso orario, indicazione di alba e tramonto, fasi lunari, equazione del tempo e persino un quadrante del tempo siderale inciso sul fondello.
Il quadrante in oro massiccio, con decori clous de Paris, unisce equilibrio e leggibilità nonostante la complessità, confermando l’estetica inconfondibile di Journe. Anticipato in versione prototipo all’asta Only Watch 2019 (aggiudicato per 1,8 milioni di franchi svizzeri), il modello definitivo conserva intatta la sua forza visionaria.
Patek Philippe ref. 1518 oro giallo, venduto a 832.000 euro
Di straordinaria importanza è la provenienza: questo esemplare proviene dalla famiglia del proprietario originale ed è stato acquistato da Hausmann & Co, dove è rimasto conservato per generazioni.
Tale continuità di proprietà sta diventando sempre più rara – e immensamente desiderabile – per i collezionisti che apprezzano l’originalità intatta e una storia ininterrotta. Il quadrante, il cui fascino è ancora più profondo, è un sublime studio di transizione tipografica.
A prima vista, presenta la venerata firma Patek Philippe & Co con il suo lungo layout, un segno distintivo che fu ufficialmente dismesso nel 1947. Ma osservando più attentamente, si scopre qualcosa di molto più sfuggente: un layout di transizione, prodotto solo per un fugace momento. Mantiene lo stile della firma a figura intera, ma è già breve, evitando la scritta & Co finale, che precede l’iscrizione definitiva più breve che sarebbe seguita di lì a poco.
Questo breve capitolo, quasi non documentato, nell’evoluzione del quadrante della maison rende questo orologio non solo raro, ma profondamente importante. Questo segnatempo è custode di una delle eredità più venerate dell’orologeria. Il 1518 è il punto di partenza del cronografo con calendario perpetuo. Senza di esso, non esisterebbero il 2499, il 3970, il 5970 e il 5270. Tenere in mano questo orologio significa custodire l’inizio di una tradizione che ha plasmato l’orologeria moderna.
Patek Philippe ref. 5207P venduto a 689.000 euro
Nel pantheon delle conquiste dell’orologeria, poche complicazioni suscitano la stessa venerazione della ripetizione minuti, una creazione tanto sfuggente quanto tecnicamente impegnativa. Molti ne hanno perseguito la maestria; solo una manciata ci è riuscita. E tra queste, Patek Philippe rimane indiscutibilmente il re indiscusso. Presentata nel 2008, la referenza 5207 ha rappresentato una delle creazioni più ambiziose nella storia moderna di Patek Philippe, entrando a far parte degli orologi da polso più complessi del marchio.
Sviluppata in cinque anni, la referenza combina una ripetizione minuti, un tourbillon e un calendario perpetuo con indicazioni istantanee di giorno, data, mese, anno bisestile e giorno/notte. Il tutto è racchiuso in una cassa in platino da 41 mm i cui fianchi sono decorati con un’intricata incisione a mano, un connubio poetico di artigianalità e complessità. Sotto il quadrante si cela lo straordinario calibro R TO 27 PS QI, composto da 549 componenti, con un tourbillon visibile solo attraverso il fondello in vetro zaffiro. In particolare, rispetta i rigorosi standard di precisione Patek di -1/+2 secondi al giorno, un parametro storicamente riservato ai cronometri con tourbillon.
L’attuale referenza 5207P-001 si distingue per un sorprendente quadrante “brun dorè”, esclusivo delle prime esecuzioni in platino di questa referenza.
Patek Philippe 2481 “Tropical Rain Forest” aggiudicato a 936.000 euro
Ci sono orologi che raccontano il tempo, e altri che raccontano la storia. La referenza 2481 di Patek Philippe appartiene alla seconda categoria: non soltanto un segnatempo, ma un autentico capolavoro artistico, capace di unire alta orologeria e smalto cloisonné in un connubio irripetibile.
Introdotta nel 1950 e soprannominata dai collezionisti “King Size” per il diametro di 36,5 mm, la ref. 2481 rappresentava già allora una svolta nel linguaggio estetico della Maison. La cassa, disegnata da Bernard Dubois con le sue anse scolpite e la lunetta concava, trasmetteva un’audacia inedita per un modello solo tempo. Al suo interno batteva il calibro 27SC, tra i movimenti a secondi centrali più raffinati dell’epoca.
Ma è nel quadrante che questo esemplare diventa leggenda. Realizzato con la tecnica del cloisonné policromo, raffigura una lussureggiante “Tropical Rain Forest”: palme, frutti e bagliori d’ambra e cobalto che sembrano catturare la luce e trasformarla in vita. Ogni filo d’oro delimita le campiture di colore, frutto di un processo meticoloso oggi quasi scomparso, reso irripetibile anche dai materiali ormai vietati. Il risultato è un’immagine vibrante, di profondità e intensità cromatica uniche, conservata in condizioni straordinarie.
Si stima che meno di venti esemplari con questo motivo siano mai stati realizzati, due dei quali custoditi nel Patek Philippe Museum di Ginevra. Questo stesso orologio vanta un pedigree storico: fu presentato nella celebre asta “The Art of Patek Philippe” di Habsburg, Feldman – Antiquorum del 1989, raggiungendo allora la cifra record di 96.000 franchi svizzeri. Oggi ritorna sul mercato con estratto d’archivio e certificato di autenticità, proposto con una stima tra 400.000 e 800.000 euro.
Un’opera che trascende la funzione di misurare il tempo: il Patek Philippe 2481 “Tropical Rain Forest” è testimonianza dell’ambizione artistica e della maestria tecnica della Maison, un segnatempo destinato a lasciare un segno indelebile in chi avrà la fortuna di possederlo.
Rolex Day-Date “Scheherazade” Ref. 1804 aggiudicato a 553.000
Introdotto nel 1956 come massima espressione della collezione Rolex, il Day-Date è stato sin dall’inizio il segnatempo prediletto da leader politici, capitani d’industria e sovrani. Tra le sue numerose declinazioni, le versioni con calendario e numeri in caratteri arabi orientali restano tra le più affascinanti e rare, spesso commissionate per il mercato mediorientale e donate dai regnanti come segno di prestigio e riconoscenza.
L’esemplare in asta non è soltanto una referenza 1804, già di per sé straordinaria per la cassa in platino e la lunetta con diamanti di fabbrica, ma rappresenta una delle migliori apparse pubblicamente. Realizzato nel 1968, si distingue per il quadrante color oro, arricchito da numeri arabi orientali applicati in oro rosa che donano al segnatempo un carattere magnetico e inconfondibile.
La cassa in platino, con lunetta incastonata da 46 brillanti, è abbinata al celebre bracciale President, anch’esso in platino, configurazione riservata alla clientela più esclusiva della Maison. Indossarlo significa portare al polso non solo un orologio, ma un frammento di storia: un simbolo di diplomazia, cultura e regalità. Pochi oggetti riescono a evocare tanta autorevolezza; ancora meno hanno il potere di restare impressi per sempre, come questo Day-Date unico nel suo genere.
Cartier Timone in oro giallo, aggiudicato a 67.600 euro
Cartier ha costruito la propria leggenda nel corso del Novecento non solo grazie alla sua capacità di coniugare lusso e raffinatezza, ma anche per la volontà di reinventare la forma stessa dell’orologio da polso. Dalla geometria rigorosa del Tank all’irriverente asimmetria del Crash, la Maison ha saputo trasformare il design in linguaggio, imprimendo nella storia modelli che sono diventati icone senza tempo.
In questa tradizione di creatività audace si inserisce il “Timone”, un segnatempo estremamente raro che porta con sé l’eco della grande stagione delle form watches Cartier. L’esemplare presentato in asta, in oro giallo 18 carati, rappresenta una sintesi perfetta di eleganza scultorea e armonia proporzionale. La cassa, dalla forma ellittica e quasi biomorfica, si ispira infatti al timone nautico — da cui il nome “Timone” — e trasmette un senso di movimento e fluidità che trascende la funzione meramente utilitaria.
I dettagli sono quelli che da sempre contraddistinguono le creazioni Cartier: le lancette in acciaio azzurrato, i numeri Breguet che donano al quadrante un tono di sobria raffinatezza, la proporzione equilibrata che ne garantisce una portabilità elegante in ogni contesto. Non si tratta solo di un orologio, ma di un oggetto di design capace di raccontare una visione: quella di una Maison che ha sempre cercato di superare le convenzioni estetiche per tracciare nuove rotte.
Il Timone resta una creazione per intenditori, lontana dalla notorietà dei modelli più celebri, ma proprio per questo ancora più affascinante.