2017 Rare Handcraft: il Calatrava che racconta il Grand Canyon

Nel 2017, Patek Philippe ha portato a New York una delle sue esposizioni più significative, la Grand Exhibition, dedicata a celebrare il profondo legame tra la manifattura ginevrina e il pubblico americano. Tra le dieci sale tematiche allestite presso il Cipriani 42nd Street, una delle più apprezzate è stata la Rare Handcrafts Gallery, uno spazio riservato alle creazioni in edizione limitata che coniugano l’alta orologeria con le arti decorative. Tra i modelli presentati, la Ref. 5089G-066 ha rappresentato uno degli esempi più emblematici della maestria artigianale raggiunta da Patek Philippe. Si tratta di un Calatrava da 38,6 mm in oro bianco con coperchio antipolvere incernierato e quadrante decorato con una scena del Grand Canyon realizzata in marqueterie lignea. Ogni esemplare, parte di una serie limitata di dieci pezzi, è unico grazie all’impiego di centinaia di minuscole tessere di legno, tagliate e assemblate a mano. Il movimento automatico ultrapiatto calibro 240 garantisce affidabilità e raffinatezza tecnica. 

La presenza di Patek Philippe negli Stati Uniti non è il frutto di una strategia recente, ma una componente profonda della sua storia, che affonda le radici nel XIX secolo e trova un punto di svolta nel 1969, con una mostra a Dallas presso Linz Brothers. Da quel momento si è consolidato un dialogo culturale e commerciale che ha portato il marchio a essere riconosciuto e apprezzato su tutto il territorio americano.

Dopo la prima esposizione, bisogna però attendere il 1995 per un secondo evento significativo a Fort Worth, che già all’epoca includeva pezzi unici realizzati per l’occasione, segnando una tendenza che sarebbe diventata parte integrante delle successive Grand Exhibitions.

The Art of Watches Grand Exhibition New York 2017" , tenutasi dal 13 al 23 luglio 2017, è stata un enorme successo. Circa 27.500 visitatori si sono riuniti al Cipriani 42nd Street per dare un'occhiata dietro le quinte dell'ultima manifattura orologiera indipendente a conduzione familiare, quasi come se fossero stati magicamente trasportati negli interni degli storici saloni di Rue du Rhône, della manifattura di Plan-les-Ouates e del Museo Patek Philippe di Ginevra.

È nel 2012 che la formula dell’esposizione internazionale assume i contorni che conosciamo oggi, con la Dubai Watch Art Grand Exhibition: 400 esemplari tra cui orologi storici, complicazioni moderne, edizioni limitate e modelli attuali.

Il successo dell’iniziativa spinge Patek Philippe a ripetere l’esperienza in Europa, e la scelta cade su Monaco di Baviera, dove nel 2013 vengono presentati più di 450 orologi e, per la prima volta, un numero importante di pezzi decorati con tecniche artistiche come smalto, incisione e intarsio ligneo.

La mostra diventa itinerante: Londra nel 2015, con un allestimento monumentale alla Saatchi Gallery, e infine New York nel 2017, scelta non casuale considerando che fu proprio lì che Antoine Norbert de Patek mise piede per la prima volta negli Stati Uniti, 163 anni prima.

L’evento si svolse al Cipriani 42nd Street, in un ambiente che rievoca lo storico edificio di Ginevra, e comprendeva dieci sale tematiche, tra cui la Museum Room con 128 pezzi storici, la Grand Complications Room e l’apprezzatissima Rare Handcrafts Gallery.

Tra le attrazioni spiccavano oggetti appartenuti a personaggi come Joe DiMaggio e John F. Kennedy, ma anche orologi commissionati per l’occasione: nove modelli da polso in edizione limitata, inclusi alcuni Calatrava decorati con marqueterie in legno, uno dedicato al Rodeo e uno al Grand Canyon

Quest’ultimo (visibile in questo articolo) con referenza 5089G-066, è un esempio emblematico dell’incontro tra orologeria e arte decorativa. Realizzato in soli dieci esemplari, presenta una cassa in oro bianco da 38,6 mm con coperchio antipolvere incernierato e quadrante in marqueterie lignea. Il paesaggio inciso riproduce una veduta del Grand Canyon con centinaia di minuscoli tasselli di legni differenti per colore e venatura, assemblati a mano secondo una tecnica che richiede precisione e sensibilità cromatica.

Ogni orologio è inevitabilmente unico, anche per via delle naturali variazioni nel materiale e dell’esecuzione artigianale. A muovere le sfere è il calibro 240, movimento a carica automatica sottile ed efficiente, ben visibile attraverso il fondello in zaffiro che si cela dietro il coperchio.

Questa referenza non è pensata per stupire, ma per suggerire silenziosamente il valore del tempo vissuto come paesaggio da contemplare, riportando l’orologio alla sua funzione primaria: quella di oggetto da portare, osservare e, in questo caso, anche da ammirare.

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